Quella lei

Me le ricordo tutte quelle ore davanti alla TV nel poco tempo libero, a riempire la testa di niente, di altro da me. Me la ricordo quella sensazione di perenne insoddisfazione senza un motivo. Me li ricordo quei giorni di finta gioia per un nuovo acquisto o una serata alcoolica in cui tutto era dilatato, sospeso, dentro una bolla. Risate, leggerezza e in fondo quanta pesante tristezza…Me le ricordo tutte quelle ore in negozio quando la noia s’impossessava del mio tempo e il conto alla rovescia per la chiusura era una costante. Me lo ricordo quel senso d’inferiorità al di fuori di quelle quattro mura dall’illuminazione fasulla e quella voglia di essere qualcuno. Me lo ricordo il mio modo di giudicare, di trarre conclusioni, di restare ferma nel mio quadratino di gabbia. Me li ricordo i miei progetti che finivano sempre in una vacanza in un posto lontano o in un altro spazio da riempire nel mio armadio. Me le ricordo tutte quelle ore di lavoro che arrivavo alla vigilia crollando distrutta sul divano.

Ricordo. Tutto ricordo. Ricordo anche che quella lei, oggi, è un’altra persona.
Un’altra persona che si ritrova sulla casella di partenza a ritirare il dado per sapere dove saltare.

ONORE ALLA MEMORIA

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L’8 settembre 1989 mentre a Pieve Santo Stefano s’inaugurava la “lista d’onore” per il concorso Saverio Tutino, io avevo 17 anni.
Lavoravo come apprendista commessa in un negozio del centro di Bologna. Nella foto sembro contenta, perché a quell’età ero convinta di esserlo. Finalmente non avevo più il peso della scuola, dei miei genitori che mi rimproveravano per i brutti voti e improvvisamente acquisivo indipendenza economica! un sogno per una 17enne che amava la moda, la musica e la libertà!  Oggi riguardando quella foto ho mille rimpianti di un’adolescenza sprecata a piegare maglie invece che a sfogliare libri e ad uscire con gli amici. E se non sono riuscita a viverla in quel tempo, è successo in seguito, quando, di tempo ne avevo. Così sono tornata a chiedermi chi ero, che cosa mi piaceva e che cosa sapevo fare. Oggi, all’età di 45 anni l’ho capito e aver raggiunto la “lista d’onore” di un concorso di scrittura, è una luce di speranza sul mio futuro. Scrivendo la mia storia ho ritrovato la mia identità, acquisito la consapevolezza che mi ha indicato una direzione.
La direzione della memoria…

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Memoria, scrittura e consapevolezza sono diventate direzione

 

VALIGIE VUOTE

Appena si affacciano le vacanze mi prende una strana tristezza, una specie di resa dei conti, quella che generalmente le persone fanno a fine anno. Mi preparo a cambiare ritmi e aria ma fatico a gioirne perché non c’è cosa più grigia della mancanza di prospettive. Perché le vacanze dovrebbero servire a ricaricarsi per un nuovo anno di lavoro e progetti ma per una come me che, prima di diventare madre, lavorava con anima e corpo, il senso di vuoto incombe. Quell’ansia che diventa insopportabile…il tempo che avanza mentre la mia creatività preme, spinge e diventa fastidiosa soprattutto quando prende il sopravvento inutilmente. E almeno ne parlo, ne scrivo, mi sfogo, chiedo aiuto perché é il solo modo per stare meglio.

IL MIO PROGETTO PERSONALE

Dopo dieci anni in un posto di lavoro, a cinque giorni dal rientro dalla maternità, sono stata licenziata. Benedico quel giorno perché mi ha costretto a cambiare completamente vita. Dentro di me ero la donna più felice del mondo perché avrei potuto crescere mia figlia ma dall’altra c’erano le bollette da pagare, il mutuo e tutte le spese familiari. Non avrei mai creduto fosse possibile andare avanti, mio marito libero professionista, io mamma a tempo pieno. Invece ci siamo ingegnati per riuscirci, scegliendo d’ investire sul tempo e non sulle cose…
Ora che sono in cerca di un lavoro, dedico questo video a tutte le mamme che come me hanno fatto la stessa scelta…

IL MIO DOVERE

Controcorrente

Spesso sento parlare di “missione”, di “posto nel mondo”, “talento” o semplicemente sono io a farci più caso, come se mi stessi avvicinando a questo pensiero.
L’altra mattina sono stata a fare una passeggiata e mio figlio ha raccolto uno dei suoi bastoni. La mia amica mi ha guardato perplessa e in quel momento mi sono resa conto che per me è diventata una cosa normale.


L’altro giorno invece Continua a leggere

LA “FABRICAS” DEI SOGNI

Alle 21 eravamo seduti tutti e quattro in un piccolo ma delizioso teatro nel cuore di un paesino di Reggio Emilia. Sul palcoscenico qualche sedia e vari strumenti musicali, alcuni dei quali difficili da identificare: tubi, rulli e percussioni.

Come sfondo un’enorme telone e sul soffitto una quantità esagerata di fari e faretti ed impalcature.
Brusio, curiosità, attesa.
Finalmente si sono spente le luci e sono entrati in scena tre musicisti.
Nel silenzio perfetto si sono seduti sulle loro sedie in legno e dopo un lieve cenno con la testa hanno iniziato a creare la magia musicale. Continua a leggere