E vissero per sempre felici e contenti

Come in tutte le favole che si rispettino, esistono anche i “cattivi”. In genere s’incontrano e si sconfiggono perché le favole devono avere sempre un lieto fine. Ma per farlo ci sono spesso degli alleati o degli espedienti particolari.  Lo stesso accade nelle “favole vere” in cui prima o poi si presentano dei problemi, degli ostacoli, delle differenze che incrinano l’atmosfera, l’incantesimo. E la vera favola sta proprio nel cambiamento, non degli altri ma di noi stessi.

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Come una piccola carovana viaggiante

15 dicembre 2018-10-08

Il primo Cantanatale al quale ho partecipato risale almeno a 15 anni fa.
Padre Berardo, ideatore di questo “spettacolo” pre natalizio, che veniva rappresentato nella Chiesa della Santissima Annunziata di Parma, dove era stato trasferito, telefonò a Carla e a Betta chiedendo se potevano radunare un piccolo gruppo di ex coristi del Piccolo Coro per cantare qualche brano di quelli storici imparati con Mariele.
I “Vecchioni” inteso come gruppo canoro, ancora non esisteva, ma, sarà per il “carisma” di Padre Berardo Continua a leggere

All’Antoniano: calcio, icone e libri…

Vedo una locandina attaccata alla bacheca della scuola del coro. Pubblicizza la Biblioteca Provinciale dei frati minori in Via Guinizelli, 3. Sgrano gli occhi e leggo e rileggo l’indirizzo. Faccio una foto per tenere a bada la mia curiosità. “Stai calma!” Le dico “appena possibile ci andiamo…”

Il giorno seguente sono ancora all’Antoniano per accompagnare mio figlio a lezione. Quando entra faccio un giro al Mercatino Vintage dove investo 1 euro per un disco speciale: “Reality”. La scena del film in cui arriva il ragazzino e mette le cuffie nelle orecchie della protagonista con, appunto “Reality” è quanto di più romantico ho sognato per anni…

Mentre cerco altri investimenti da fare, incontro Continua a leggere

Bambini e bambole

Oggi cantiamo, che bello! facciamo un concertino col coro dei “Vecchioni di Mariele”!
Alle 15.30 sono davanti al cancello della Casa Residenza Anziani e finché non leggo la targa d’ingresso, non sono sicura di essere nel posto giusto.
Poi intravedo una corista che cerca di convincere il padre ad ascoltare la partita alla radio, più tardi, dopo il concerto, mentre con dolcezza gli sistema le gambe sulla sedia a rotelle. La madre intanto, con una splendida maglia a scacchi, cerca di consolare mio figlio che è arrabbiato per i jeans troppo stretti. Credono che ogni volta che viene, sia trascinato quando, in realtà, è proprio lui a voler partecipare. All’ingresso ci accoglie un altro signore sulla carrozzina con gli occhiali da sole e il sigaro. La sua espressione fa pensare a tutto tranne che alla tristezza che temevo di trovare. Continua a leggere

Ali al motore!

 


“Le cose belle richiedono fatica” risponde Pupi alla giornalista mentre, appoggiata al muro lo ascolto rapita. E annuisco con la testa, stravolta dalla stanchezza mentre penso a quante energie abbiamo impiegato qualche ora prima, per un esibizione di pochi minuti. Energie disperse con idee, telefonate, discorsi, pubbliche relazioni, sopralluoghi, conoscenze, numeri nuovi nella rubrica, accordi e disaccordi.


Tutto inizia con una telefonata di Cristina, durante una pausa pranzo di settembre. Esplode di entusiasmo anche se lei è sempre allegra ma stavolta ha un mezzo tono in più nella sua voce, mentre parla trafelata. Mi racconta che stanno organizzando una festa a sorpresa per i 50 anni di cinema di Pupi Avati e noi “Vecchioni di Mariele” potremmo partecipare. Cosí mi frulla il cervello cercando connessioni. La Doctor Dixie Jazz Band che sarà tra gli ospiti, sarebbe perfetta per ricreare la stessa scena, nello stesso luogo di trentasei anni fa, quando insieme girammo il film “Dancing Paradise”: loro i musicisti e noi gli angeli…

Conosco al telefono Chiara Caliceti dalla voce squillante, che organizza l’evento e le propongo l’idea che accoglie con entusiasmo. Dopodiché parte la ricerca dei contatti con i componenti della band tra messaggi e telefonate.

Iniziano i depennamenti sull’agenda brillantinata, nei tragitti in autobus al lavoro,  che mi fanno sperare nel traguardo di questa magica follia. Continua a leggere

La bambola minuscola sotto al quadro

c’è stato un momento di questo pomeriggio in cui mi sono sentita minuscola. Ero seduta su un divano enorme, in un palazzo dai soffitti altissimi dove alle pareti c’erano dei quadri antichissimi che occupavano grandi spazi. In quelle proporzioni sembravo una bambolina appoggiata per sbaglio. Il cuore batteva all’impazzata e continuavo a ripetergli di rallentare, che non c’era niente di cui preoccuparsi. Poi ha seguito la fase “mistica” dove avevo bisogno di una mano e così ho iniziata a cercarla in quel quadro enorme una mano e ce n’era più di una e allora mi sono detta che potevo stare tranquilla. Cercavo segni di familiarità con quello che stavo facendo e quel piede dentro un sandalo con le fasce di cuoio, come quelli che vendo in negozio, sembrava di un frate. Dentro di me cercavo un sostegno, un senso e mi dicevo che sono pazza a buttarmi in queste cavalcate di adrenalina. Poi al centro del quadro, in basso, ho letto “Rossi” e mi sono calmata. Rossi come Padre Berardo Rossi, ecco sto impazzendo ma da qualche parte dovrò pure trovare un senso? Perchè stavo per incontrarmi con l’Assessore alla Cultura per parlargi del mio progetto che non è un progetto, della mia soddisfazione che non ha guadagno, della mia storia che a nessuno certo interessa. E mi sono guardata dall’alto vedendomi proprio minuscola mentre pensavo a chissà quante cose ha da fare un assessore che ascoltare i segni e i sogni di una donna bambina. Ecco, forse è questo il punto, che c’è una parte di me che vuole rimanere bambina, vuole ancora avere paura, cercare, stupirsi, sentirsi stupida e minuscola.

Meglio? Forse?

? Finalmente una giornata INTERA di pausa dal lavoro. Dormo un pochino di più, faccio colazione con calma, svuoto la lavastoviglie, pulisco la cucina e alla fine il detersivo per i piatti é il prodotto più efficace…faccio una lavatrice, la stendo e intanto guardo le lancette dell’orologio che corrono troppo. Ho mille cose che ho voglia di fare ma non posso ignorare le priorità casalinghe. Intanto stendo e più faccio più mi accorgo di quanto c’è da fare…”che vetri pietosi” ma intanto pulisco il bagno…”sto divano fa schifo sarebbe da cambiare! Ma no ora c’è il cane, non avrebbe senso”… intanto spazzo ma tanto devo dare l’aspirapolvere e tra una faccenda e l’altra penso che non sono proprio nata per queste cose. Sono a buon punto quando sulle scale scivola un rotolo di vestiti da lavare, accuratamente riposto dalla misteriosa coinquilina che ascolta musica inascoltabile.

Invidio quelle donne che ci si rassegnano ai lavori di casa, ancora di più quelle che ne fanno il loro passatempo.

Forse vivono meglio?