Striscioline di mancanza

Quando ti ho fatto leggere il mio diario, me l’hai reso con delle striscioline sottilissime di post colorati. Ognuna era un appunto per qualcosa d’inesatto o nella forma o nel concetto. Alcuni mi sono stati d’aiuto, altri mi hanno infastidita perché non c’è cosa peggiore della censura altrui. Se l’avevo scritto significava che volevo dirlo.

Ieri pomeriggio ero nell’ufficio di una persona a spiegare il mio percorso e quando ha aperto il diario, ho rivisto le striscioline colorate: alcune accartocciate, altre ritte e mi ha preso una mancanza enorme.

Ma tu eri con me.

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Il volo

Ieri mattina durante il tragitto da casa a scuola io e mio figlio abbiamo trovato una tortora che non riusciva a volare. Affossata nell’erba del parco, cercava di muoversi ma la coda era storta e la zampetta immobile. Cosí mio figlio ha sollecitato la mia coscienza dicendomi di fare qualcosa e io tra un “corri che é tardi” e un “non ti preoccupare” l’ho rassicurato. Quando è entrato a scuola ho ripercorso lo stesso tragitto e la tortorella era ancora lí, viva e ferma. Cosí tra ricerche google e telefonate ho cercato, invano, una soluzione. Ogni numero me ne dava un altro tra infinite attese.  Nel frattempo, al parco, un nonno col nipotino collaborava solo a distrarmi con i suoi racconti dei vari incidenti avuti con animali. Alla fine sono tornata a casa senza aver trovato il modo di salvarla. L’idea di raccoglierla l’avevo subito scartata considerando quanto sono schizzinosa e poi quel movimento tra le mani non l’avrei contenuto.
Uscito da scuola mio figlio era arrabbiato perché aveva rivisto la tortorella ancora lí mentre i miei sensi di colpa crescevano. Così, alla fine, mi sono fatta convincere e nel bel mezzo del mio lavoro e dei suoi compiti, siamo tornati al parco in macchina. Abbiamo portato una scatola di cartone, un paio di guanti e un crostino di pane, determinati nella nostra missione di salvataggio. Arrivati nell’erba la tortora cercava di svolazzare mentre mio figlio indossava i guanti per prenderla.

Non sapeva da che parte sollevarla mentre l’ala si muoveva agitata. E tra un incitamento e una carezza sulla piccola testa, Continua a leggere

AD OCCHI CHIUSI

Stamattina in cucina ti ho chiesto se l’avresti rifatto e tu mi hai risposto “ad occhi chiusi”. Ma in questi ultimi anni credo che gli occhi li avrai chiusi tante volte..quando cercando le mie inclinazioni ho trascurato le faccende, i manicaretti e tutto ciò che si da per scontato faccia una moglie che lavora da casa. Li hai chiusi quando ho iniziato a parlarti di scrittura, di blog, di borse di juta e di tutte le cose che faccio senza misura. Continui a chiuderli quando non riempio la bottiglia dell’acqua o ti trascuro per uscire con l’amica o canto in due cori e in un gruppo, prendendomi tutto il tempo che voglio. Ma d’altronde lo sapevi che come dicevi tu ero “una cartolina” quindi continua a chiudere gli occhi e avrai a fianco una persona felice.

E HO CAMBIATO SUBITO IDEA

Ieri pomeriggio è stato  faticoso. Mio figlio aveva molti compiti da fare e continuamente si distraeva, spargendo libri e quaderni per casa, m’interrompeva cercando aiuto e “mi detti le espressioni?”, guardando il cellulare, rincorrendo il gatto e “posso fare merenda?”, “non trovo il libro di epica!” sfinendomi all’inverosimile. Perché è vero che sia molto comodo lavorare da casa, quanto, alle volte, sfibrante. All’ora di cena ero di cattivo umore perchè quando mio figlio si comporta così mi sembra di non avergli insegnato niente.
Dopo mangiato mi sono appoggiata sul divano mentre mio marito guardava una partita in TV . Ci siamo addormentati. Nel dormiveglia ho sentito delle mani che mi accarezzavano i capelli, dei baci sulla faccia, delicati, continui, morbidi e una coperta calda che mi copriva tutto il corpo. Quei gesti erano gli stessi di quel signorino rompiscatole del pomeriggio.
E ho cambiato subito idea…..

L’ANNUNCIO DEL VECCHIONE DI STRACCI

Stanotte nel bosco di una casa in un posto incredibile, abbiamo fatto un falò per bruciare il vecchione di Capodanno. Era un fantoccio dell’altezza di mio figlio che ho cucito la notte precedente con alcuni suoi vestiti diventati piccoli. Non sapevo da che parte cominciare e dopo i primi punti ho preso coraggio inventando la testa con uno straccio.  0
Alla mattina di capodanno mio figlio ha giocato col fantoccio Continua a leggere