Una scopa, un pesce e un grammofono alla Sala Borsa

Ancora una pausa pranzo con l’arte, dopo due toast in un baretto.
Questa volta ho guardato i disegni del libro della Donzelli editore, nella mostra di Fabian Negrin, esposti nel bel mezzo della Sala Borsa di Bologna fino al 18 aprile. Una rivisitazione in chiave moderna dell’Apprendista stregone” dove un bambino esperimenta magie con l’acqua, una scopa, un grammofono e molto altro.
Musiche e fantasie che viaggiano nel tempo…
La scopa, il pesce e il grammofono, sono quelli che ho osservato più a lungo, forse perchè hanno toccato qualche corda infantile.

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Anche se io preferivo Jeeg Robot

Appena varcata la soglia dell’ingresso mi ha assalita quella piccolezza che arriva puntuale nei luoghi di cultura. Mi guardavo intorno tra i tanti titoli di libri per trovare qualcosa di familiare, per trovare un appiglio e da una vetrinetta ho trovato “Goldrake” compagno di molti pomeriggi di TV e latte col Nesquik anche se io preferivo “Jeeg Robot”…

Nella breve attesa cercavo di calmarmi ripetendomi che tutto sarebbe andato bene e che “non mi sarei delusa”. Perchè è quando mi deludo che faccio fatica a perdonarmi, più che quando accade per gli altri.
Poco dopo io e la mia sostenitrice siamo entrate nell’ufficio dove ho conosciuto una persona dal sorriso largo e una linea sulla guancia. L’ufficio era pieno di luce e il sole mi rimbalzava piacevolmente proprio sulla faccia mentre col mio solito romanticismo lo leggevo come un segno di vicinanza. Ho ascoltato, ho parlato e soprattutto ho vissuto a pieno quell’ora speciale, tutta per me e per le cose che avevo da raccontare, prima timidamente poi come un fiume in piena. Mi sono sentita parte di qualcosa di vero, d’importante e di unico a prescindere dal risultato finale perchè lo sentivo da chi avevo di fronte, dal suo sguardo e dal suo silenzio sempre più prolungato nel mio ascolto. E se sono entrata in quel luogo imbarazzata e piccola, ne sono uscita riscaldata e grande, con un sacchetto pieno di regali e il cuore leggero.

Una formica nel paese dei balocchi

Lunedì sera alle 21 ricevo una telefonata con un’invito per il giorno dopo alla RAI di Roma, per la trasmissione “La vita in diretta“. Poco dopo parlo al telefono con un operatore RAI per raccontargli la mia storia legata allo Zecchino d’Oro e all’Antoniano. Resta spiazzato dalla quantità di cose che ho da dirgli e m’invita a scrivergliele in una mail che infarcisco con tutte le informazioni necessarie, cercando di essere il più sintetico possibile!
1Il giorno dopo ricevo il biglietto del treno e Massimo, l’operatore, gentilmente mi spiega che farò un intervista di una ventina di minuti. Così tanti?!…In stazione compro TV Sorrisi e Canzoni dove trovo i testi delle canzoni del 60° Zecchino d’Oro e alle 10.53 salgo sul treno per Roma.
Durante il viaggio telefono, chatto, leggo, arrivando a destinazione all’una passata. Non ho fame quindi raggiungo subito l’autista che mi accompagna agli studi televisivi. All’ingresso trovo un piccolo ufficio con vetrata dove una ragazza, chiedendo i miei dati, mi rilascia il pass d’ingresso.
Striscio il pass e si apre una porta a scatto, 3piantonata da una guardia, come se stessi passando una frontiera…infatti sto entrando nel magico mondo della televisione! Una ragazza vestita come un poliziotto mi accompagna nello stabile, per raggiungere il camerino: stanza 132, l’unico riferimento per non perdermi in quei corridoi tutti uguali. Appoggio il mio borsone in juta e con un bel sospirone mi 4guardo allo specchio dicendomi di stare calma. Mi cambio, attacco il caricabatterie per il cellulare e la ragazza mi accompagna alla sala trucco dove incrocio Enrica Bonaccorti che mangia avidamente cubetti di grana, Sveva Sagramola e una signora della prova del cuoco di cui non so il nome. Continuo a fissare la Bonaccorti e in quel momento ricordo quando la vedevo in tv con mia madre e penso a quanto sia strano incontrare un personaggio pubblico che hai la sensazione di conoscere, perché ti ha tenuto compagnia per tanto tempo! incredibile vederlo da vicino nella quotidianità e non sapere nemmeno cosa dirgli! quindi taccio ma mi rifaccio col parrucchiere sardo che tra una spazzolata e un colpo di phon riesco a far cantare, dopo una tempesta di domande sulla sua infanzia non così felice, mentre la truccatrice a cui chiedo un trucco naturale, mi confessa di usare per sé solo il mascara…finalmente sono pronta e mi guardo ancora nello specchio, con una faccia che non è la mia,
5cercando di “normalizzare” i capelli…critico le rughe che si vedono il doppio ma la Bonaccorti mi rassicura dicendo che con le luci tutto cambia, poi mi ringrazia per averle ceduto il posto visto che lei va in onda prima di me. Esco nel corridoio, cerco l’ascensore e raggiungo il terzo piano dove c’è lo studio della “Vita in Diretta”, stipata tra una suor Paola e altri vips. Lascio la borsa al guardaroba e oltrepasso la normalità…eccomi nel mondo dei balocchi: “lo studio televisivo” dove tutti giocano ad essere migliori. Finalmente conosco di persona Massimo che mi fa domande con vero interesse anche personale e mi spiega la scaletta dell’intervista, ma più parla e più cresce la paura per le troppe cose da dire, in diretta e senza nessun incontro preliminare con la conduttrice Francesca Fialdini. Quindi le mani iniziano a sudare poi diventano ghiacciate mentre l’attesa durante la trasmissione sembra infinita, nonostante le chiacchiere e le rassicurazioni della parrucchiera e della truccatrice. Intanto tra me e me mi dico che non c’è niente da fare, che questo è un marchio di fabbrica di Mariele che ci ha sempre insegnato ad essere preparati, a fare una prova e ad essere normali. Quindi la mia agitazione altro non è che “normale” visto che ho voglia di dire tante cose e dirle bene!  A un certo punto entro nello studio e mi accorgo che stanno cambiando la scenografia e quelle belle poltroncine sulle quali facevano salotto gli ospiti precedenti fino a pochi minuti prima, ora vengono sostituite da tre sgabelli altissimi, così continuo a ripetere a Massimo: “No, non può essere sono altissimi, come faccio?”…ma non c’è tempo, via, salgo incerta, a fatica e lo sgabello bianco in pelle traballa in una risata generale del pubblico in studio. Fantastico un ottimo inizio! così puntello bene i tacchi e cerco di rilassare le braccia mentre conosco in fretta e furia la conduttrice Francesca, prima che inizi il collegamento. Le chiedo di ricordarsi del Cuore dello Zecchino ed ecco che lei è già sorridente nella sua postazione. “Che sangue freddo” penso e nel frattempo trovo solidarietà tra una persona del pubblico che capisce la mia tensione e m’incoraggia con un sorriso. E via che parte il servizio mentre Marco Liorni è proprio a pochi metri da me (mi è sempre piaciuto tanto!) tra filmati e domande che poco hanno a che vedere con quelle delle istruzioni precedenti ma io cerco di sorridere, di ragionare in fretta e di non farmi schiacciare dal tempo che fa da padrone.

Intanto continuo a cercare di capire il ruolo di Matilde Brandi nell’intervista, che viene svelato dalla sua partecipazione come “ospite” allo Zecchino d’Oro, in veste di ballerina con le figlie. Mi spavento quando la conduttrice mi chiede del “metodo Mariele” ma io non sono una musicista e credo che Sabrina Simoni dopo 22 anni di direzione, di metodo ne abbia uno suo! Quindi fiduciosa continuo ad aspettare le domande pattuite, tra un commento della mia compare e un filmato ma in men che non si dica, la conduttrice mi sorride con un “Grazie per essere state con noi, forza Francesca” e tutto finisce. Scendo dall’altezza dello sgabello ed esco dallo studio “formica”. Infatti, è proprio la formica della Teresina che volevano senza aggiungere altro. Anche se quella formica da gennaio cerca briciole di storia e di storie per raccontare il mondo Antoniano nel sito di Testimonianze Musicali, raccogliendo le emozioni delle musiche che hanno nutrito chissà quante persone. Perché il nutrimento dell’anima è importante quanto quello del corpo e l’Antoniano cura entrambi.
La stessa formica che è dovuta tornare bambina per raccontare la sua storia nel diario “MI MU MA, di Mio, di Musica, di Mariele“.
Hanno avuto tutti gli elementi per dare uno spessore diverso all’intervista ma non sono serviti. Al termine Francesca mi saluta e mi chiede come mai sono così timida nonostante tutte 2quelle esperienze e le spiego che dipende dalla mia formazione che impone di fare le cose bene…poi facciamo una foto insieme con l’augurio di rivederci sabato per lo Zecchino. Riprendo la borsa al guardaroba, ripercorro i corridoi, raggiungo il camerino e mi rimetto i vestiti comodi che con quel trucco non centrano granché.
Chiedo una foto ricordo e riprendo il taxi per la stazione.
Sono delusa per tutte le cose che avrei voluto dire, per i tempi televisivi, per le scelte delle domande ma quando sono sul treno mi accorgo di una cosa: non ho mangiato! in preda ad un calo di adrenalina, ho freddo e fame, sbranerei qualsiasi cosa e sogno un pezzo di pane a morsi e una doccia bollente!
Tra poche ore li avrò.. e un po’ mi vergogno…tornando formica, perché anch’io come molti, ho dimenticato che il fine principale dello Zecchino d’Oro è la solidarietà.

OCCHI APERTI

Oggi è accaduto qualcosa d’inverosimile.
Ho aperto gli occhi…Sola sulla collina ho camminato immersa nella natura. E ogni cosa che incontravo lungo il sentiero era viva, interessante e unica. In silenzio ho ascoltato ogni fruscio, caduta di ghianda e spostamento d’erba mentre la salita mi ha ricordato quanto sia fondamentale per godere la discesa. E i colori erano accesi, gli steli poesia e la terra ritorno. Oggi ho compreso che farmi un tutt’uno con la natura mi rivitalizza. I pensieri brutti hanno cambiato forma e quelli bui hanno ripreso luce.

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DIVENTA CIÒ CHE SEI

Nel 2012 ho iniziato a scrivere in questo blog personale con il motto “Incuriosirsi di sè”.
Sto imparando a conoscermi, a capire per cosa sono nata e ad uscire dai comportamenti collettivi. Ormai è diventato un modo di essere, con l’orecchio sempre teso all’ascolto e l’attenzione sempre viva a chi sono. Già molti anni fa aprivo la mia mente ascoltando le parole di Umberto Galimberti e oggi inizio a raccogliere qualche frutto di consapevolezza e felicità.

IL MARE TRA I CAPELLI

É successo in terza elementare che non mi volevi più. Non potevo sfiorarti, non potevo aiutarti, non potevo coccolarti, poi, pian piano me ne sono fatta una ragione. Mi dicevo che era un bene perché volevi staccate il cordone, mi ripetevo che tutta quel’aggressivitá era frutto della fatica che facevi a staccarti da me, mi convincevo che era il tuo modo per affermare la tua personalità. All’inizio mi sono ribellata poi ho cercato di capire e pian piano di plasmarmi insieme a te. Se l’avessi visto in una sfera non ci avrei creduto. Io? A me? Ma com’é possibile? E questa tua distanza é diventata una forma di rispetto che avevo nei tuoi confronti perché certe cose non possono essere forzate. Milioni di volte ho invidiato le altre mamme, soprattutto al coro che accudivano le loro bambine con piccole attenzioni. Al momento della pettinatura tu volevi fare da sola ma io continuavo ad ammirare la tua indipendenza e mi consolavo pensando che la tua semplice coda di cavallo rispecchiava a meraviglia la mia concezione di esibizione…ma ieri in terrazza mi hai chiesto: “Mamma mi pettini i capelli?” e io ho sentito il mare dentro ma se te l’avessi fatto capire anche solo con un sorriso, allora avresti cambiato idea…oggi, ancora: “Mamma, mi togli i nodi?” e insieme al mare ho sentito anche il sole.