Non c’è paura senza coraggio

Sola col mio quaderno e mille pensieri mentre aspetto il momento. Rimugino su come andrà l’incontro: “Dirò tutto? Nel modo che preferisco? Sarò sicura? Mi usciranno le frasi giuste? Diverse o sempre le stesse? I capelli troppo laccati? Parlerò con la mascherina? Si capirà quello che dico? Mi tremerá la voce? Dove sará esattamente? Sui gradini o sul crescentone? Servirà a qualcosa? Arriverà in orario?”

Calma, meglio tutta questa agitazione che rimanere immobile e non fare niente…

SCARPE IN FILA

Quando i miei figli erano piccoli ogni sera mi regalavano “pace” quando li coprivo con la coperta prima di dormire. Chiudevo la porta della loro camera e mi sentivo tranquilla, in pace col mondo, il mio piccolo mondo. Poi per anni ho perso questo senso di completezza, di chiusura pacifica delle mie giornate. Infinite volte mi sono sentita smarrita, inadeguata e terribilmente triste mentre loro crescevano più in fretta di me. In quest’anno così controverso ho ritrovato un rito che riportasse quel senso di serenità, indispensabile per stare bene: scarpe in fila, allineate all’ingresso di casa.

DOMINANDO

Per me i minuti diventano ore quando buttano giù una ad una le pedine del mio domino. Dei no, delle mancate risposte, delle false speranze che da grigi diventano neri, buchi e spazi vuoti. Dai vuoti ai pieni di pensieri storti che tolgono l’equilibrio alle pedine del domino che “TAC, TAC, TAC” cadono. La scatola del mio passatempo preferito diventa un pezzo di cartone inutile. La afferro, la chiudo, la scuoto e la scaravento lontano mentre la guardo amareggiata. “Sei solo un gioco, non devo più prenderti sul serio”. Poi arriva un messaggio, una telefonata, un’idea e riprendo la scatola, la apro con indifferenza e rimetto le pedine in posizione…

Non rimandare mai le cose belle

Mettendo in ordine ho trovato un libricino che ho comprato in un mercatino per un amico. Ogni volta che passavo dalle sue parti mi ripromettevo di portarglielo ma una volta lo scordavo a casa, un altra, avevo poco tempo, un altra ancora pensavo di disturbarlo.
L’altro pomeriggio, finalmente mi sono decisa e senza nessun preavviso mi sono presentata con il mio piccolo regalo.
E lui non c’era più. Trasferito…
In quel preciso istante ho capito l’importanza di non rimandare mai le cose belle. Ma quanto prima lo raggiungo e glielo porto…

Il senso del Sentimento

Cerco una parola che descriva il mio stato d’animo che continuamente agisce, muovendomi cervello e cuore: “Sentimento”, la facoltà e l’atto del sentire. Sentire il battito che accelera, la pelle che si accartoccia, la curiosità che diventa ricerca, il pensiero che si allarga, la  scoperta che meraviglia, la costruzione che soddisfa. Tutto questo ha un senso, il mio senso, il senso del sentimento.

IL VOLO A MEZZ’ARIA

A mezzanotte meno due smangiucchio una fetta ai tre cereali dopo la trasgressione di aver aperto la bottiglia calda di Fragolino. Ondeggio in piedi nel bel mezzo della cucina e mi guardo intorno. Tutto quello che mi circonda ha un significato: i due peperoncini di legno appesi, comprati in Sardegna milioni di anni fa, le stelle fiorate secche della montagna raccolte in una vacanza, le calamite regalate da mio figlio dopo una gita, le stesse che il gatto butta giù con prepotenza ogni volta che esige il pasto, il Pinocchietto nell’altra parete comprato a Firenze in un giorno di sole, il lampadario di rame e gocce di vetro infilato in valigia da Sharm in quella sera che volevo comprarli tutti, il depliant del paradiso dei giardini del Casoncello, meta paradisiaca, il bottiglino con la sabbia azzurra, esperimento scolastico. Tutto ha un significato o meglio a tutto do un significato. E se da un lato è meraviglioso e poetico, dall’altro è una trappola da cui non riesco ad uscire. Tutto questo pensare è faticoso e impegnativo. In alcuni momenti fa volare alto ma talmente alto da sentirmi sola. È la mia condizione che rifiuta il volo a mezz’aria…

SCAPPARE DAL PROPRIO NOME

Quando non sapevo più chi ero ho cambiato nome. Mi sono cercata in una nuova identità, quella di Zucca Zoe, una blogger libera di reinventarsi, con il mio nuovo nome potevo essere qualcun’altro. Ho scelto il logo di un occhio spalancato e il motto “incuriosirsi di sè”. Attraverso la scrittura ho osservato il mio mondo in modo diverso, più attento, più aperto e alla continua ricerca di significati. Così facendo “il mio mondo” si è allargato al mondo che mi circonda. Sono partita dai miei figli che continuamente mi danno spunti di riflessione e di crescita ma soprattutto m’impongono un miglioramento. Non mi sentivo all’altezza di essere un esempio perché non conoscevo a fondo i miei talenti quindi non li potevo esprimere, nè i miei limiti, le mie mancanze ed i lati bui del mio carattere. Ma è tuttora un lavoro molto faticoso e sono ripartita da zero, dalla mia storia, dalla mia famiglia, dal mio vissuto, scontrandomi continuamente tra Francesca Bernardi e Zucca Zoe. Ho scoperto che spesso i fastidi più grandi sono parti di me inesplorate su cui devo fare luce. E questo lavoro di conoscenza non finisce mai perché cambio ogni giorno e non smetto di cercarmi per vivere al meglio.

Il mio nome è la mia identità da cui non voglio più scappare.