Fantascienza “Cuore Bambino”

Questa foto sembra “fantascienza”, infatti riunire 60 elementi da tutta Italia, che nemmeno si conoscono tra loro, per cantare una canzone, ha dell’incredibile. Ma proprio chi crede fortemente in qualcosa è destinato a realizzarlo, soprattutto quando il suo credo si allarga ad un valore, una radice, un flusso buono.

“Una generazione che ignora la storia non ha passato… né futuro.”

Non l’ho detto io ma Robert Anson Heinlein che, guarda caso, è stato un autore di fantascienza…

“L’Attesa” è breve per scoprire di che cosa si tratta…basta aspettare fino al pomeriggio della vigilia di Natale, su RAI1 nel programma: “L’attesa”.

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La mia critica alla puntata 1 del 60° Zecchino d’Oro

Sabato 18 novembre è andata in onda su RAI1 la prima puntata del 60° Zecchino d’Oro. Le aspettative credo fossero alte per la RAI,  in seguito agli scarsi ascolti dell’anno scorso. Ma la cara Mamma RAI, tanto mamma non è, visto che il suo caro figlio Zecchino di 60 anni, dovrebbe custodirlo a prescindere, come qualcosa di prezioso, avendone cura e rispetto. E con grande sorpresa è arrivato lo zio Carlo che magari dopo essere diventato papà, si è fatto “piccolo” scegliendo la direzione artistica dello Zecchino a Sanremo. Questa novità m’incuriosiva, considerando che anche se parliamo di un professionista, Carlo Conti, temevo potesse snaturare la manifestazione. Appena ho letto la notizia degli adulti in giuria, ho pensato: “Ecco, questo è l’inizio della fine” ma Fra Giampaolo Cavalli, che ormai si è rassegnato alle mie critiche, mi ha rassicurata nei corridoi dell’Antoniano. In ogni caso questa scelta non mi è piaciuta,perchè credo abbia potuto influenzare. I giurati: Lino Banfi (autore della canzone “Bambinissimi papà” del 34° Zecchino d’Oro) Cristina D’Avena, Caterina Balivo (neo mamma) e Simone Montedoro, votavano le loro preferenze e commentavano le varie canzoni, dopodichè votavano i 20 bambini giurati. La conduzione è stata affidata a Francesca Fialdini che affiancata a Gigi e Ross (entrambi genitori!) mi è parsa meno granitica. Le canzoni, arrangiate da Beppe Vessicchio mi sono piaciute molto, quest’anno proprio tante. La scenografia dello studio televisivo, vista prima, mi sembrava “esagerata”  ma l’effetto in trasmissione era davvero strepitoso: i cartoni si mescolavano ai solisti ricordando una scena di Mary Poppins…
Il primo ospite, Gaetano Curreri, ha cantato un’inedita “Chiedi chi erano i Beatles  accompagnato dal Piccolo Coro “Mariele Ventre” con un’intensità pazzesca. Poi un’emozionata Cristina D’Avena ha reinterpretato canzoni del passato, indubbiamente accontentando una buona fetta del pubblico zecchiniano. Mi sono piaciute anche le clip fatte ai bambini solisti dello Zecchino, che raccontavano cose semplici del loro quotidiano come “lavarsi i denti” e credo che questo per un bambino telespettatore sia fondamentale ossia, vedere dei bambini normali che vivono un’esperienza speciale come una festa e non come dei bambini in carriera. Al contrario, non mi sono piaciuti i cartellini con il nome dei bambini del coro (come accadde nel 2002/2003?) proprio perché la coralità è “una voce sola” e per non fomentare ulteriormente il fanatismo di quelli che non ne conoscono il significato. Certamente esistono le preferenze di ognuno ma trovo giusto l’anonimato per evitare il divismo. Avrei gradito un intervento della direttrice Sabrina Simoni, di cui si è sentito solo un: “ciao!”. Infine non ho trovato giusta la scelta di fare sentire solo 6 canzoni poiché le 6 rimanenti sono penalizzate.
Mi ha commosso l’intervento di Chiara Tortorella mentre parlava del caro Cino e ha ritirato due premi in suo onore, raccontando di aver calcato la sua prima trasmissione proprio allo Zecchino col papà che smise di travestirsi da Mago Zurlì “perchè era già magico così!” Dopodichè c’è stata l’esibizione di “Prendi un’emozione” cantata e ballata dai ragazzi del Musical “Il magico Zecchino d’Oro” dal vivo. Poi ci sono state delle domande dei bimbi del coro e dei solisti, a Lino Banfi ma non mi sembravano spontanee. Azzeccata la partecipazione di Thomas, un 17enne cantante che dopo aver cantato in un evidente playback, ha risposto a piccole interviste con delle massime di vita…Dopodichè una bimba, inviata speciale delle mense che in un servizio intervistava volontari e beneficiari con parole toccanti, poi l’intervento di Fra Giampaolo Cavalli con l’invito a regalare loro speranza. Poi un passo indietro con il quiz Zecchino, partendo dai “Soliti ignoti” dove mia sorella Barbara doveva essere riconosciuta come l’interprete del 12° Zecchino; un indovinello su un balletto di Topo Gigio e l’ultimo sulla risposta comica di un bambino durante uno Zecchino passato. Per finire un fantastico Shrek come ospite e l’assegnazione della prima canzone classificata: “Una parola magica”, ricantata dall’interprete con i tre conduttori abbassati vicino ai bambini. Ecco, l’ho trovato “abbassato” a misura di bambino.

GOLOSITÀ NECESSARIA

Essendo una golosa di emozioni, appena annuso un’occasione nell’aria, cerco di approfittarne. Così ieri sera sono andata in chiesa ad ascoltare il concerto spirituale di due cori, in uno dei quali ho cantato fino a poco tempo fa. Nella penombra, sola, sulla panca, mi ha fatto uno strano effetto trovarmi dall’altra parte. Riuscivo ad osservare in modo diverso lo svolgimento del concerto, guardando le espressioni e i movimenti dei coristi, ognuno con la sua personale interpretazione. Erano abbastanza amalgamati tranne una, che certamente é la più esperta tecnicamente, ma che non ha chiaro il concetto di “coro” dove le voci devono essere una. A un certo punto hanno cantato “Notre pere” e “O sacrum convivium” disponendosi in cerchio attorno alle panche, come piaceva tanto a me che era il punto del concerto che preferivo, dove le voci vibravano, rimbombavano e ti rimbalzavano addosso con qualcosa in più. Ecco, per quei due canti non ho resistito e la voce mi é uscita come per necessità, facendomi capire ancora una volta come sono fatta. E poi anche stavolta ho soddisfatto la mia golosità…

Cos’hanno in comune i Dirotta su Cuba, gli Yessa e i Vecchioni di Mariele?

Ma perchè si formano le reunion?
Penso ai Dirotta su Cuba che mi facevano impazzire negli anni ’90 e ci riescono ancora oggi, penso agli Yessa che si chiamavano Taglia 42 e la cantante Serenella è un ex corista dell’Antoniano, penso ai Vecchioni di Mariele di cui faccio parte con grande orgoglio…

Devo ammettere che fino a qualche anno fa le reunion mi facevano tristezza e le vedevo come un goffo tentativo di rimettere insieme un patetico presente col passato. Poi dopo i quaranta, ho cambiato idea, rivalutando tutto. Mi sono chiesta che cosa spinga a “tornare indietro” e credo che sia una ricerca a quel “modo di stare” ripescando e valorizzando le cose realizzate con impegno e successo. Inoltre ritrovarsi dopo tanto tempo aggiunge la voglia di stare insieme e di riassaporare forte emozioni con una grinta ancora più grande, quella che ti sussurra che il tuo tempo non è infinito e che devi impegnarti a viverlo piacevolmente.
Almeno per me è stato così…

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Oggi sono io

Eravamo in una piazza minuscola e ciò nonostante tremavo come una foglia di paura, perché cantare mi è sempre piaciuto ma, un po’ per carattere un po’ per formazione, non ero mai soddisfatta. Avrei voluto studiare canto individuale…poi per un certo periodo ho provato a divertirmi, cantando in un gruppo. Questa canzone, prima sussurrata e poi urlante, era la mia preferita…
L’audio disastroso e il finale tremendamente stonato, oggi…me li perdono…

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Vecchiona di fatto

Sinceramente mai avrei creduto in un simile panico…ma facciamo un passo indietro…
ieri sera in occasione della festa dei 60 anni dello Zecchino d’Oro, il coro dei Vecchioni di Mariele è stato ospite per cantare un brano: “La banda dello zoo”.
Le prove sono state possibili all’ultimo momento e molti di noi non si ricordavano bene le parole, un po’ per l’emozione, un po’ per la mancanza di allenamento…infatti la maggior parte delle canzoni che cantiamo le abbiamo “marce in testa” (come dice la cara direttrice Luciana!) Sta di fatto che io sta banda dello zoo da bambina non l’ho mai cantata e tutte quelle frasette simili mi si mescolavano nella testa, alternate a momenti di buio totale. Continuavo a ripetere le parole da sola, poi con qualche corista, col foglio, senza foglio che ho accartocciato e scartocciato dalla tasca mille volte. Prima della prova abbiamo cercato di alleggerire la tensione con una birretta ma dopo poco ci è arrivata la comunicazione di salire sul palco quindi un bel bicchiere è caduto sulla mantellina di una corista mentre gli altri trangugiavano velocemente. E poi c’era tanta gente nella piazza, un maxi schermo che riprendeva bene bene le facce di tutti quelli sul palco e il mio terrore puro di sbagliare le parole. E tutti che mi prendevano in giro, chi ridendo, chi confondendomi, chi dando pacche sulle spalle ma l’idea di fare una simile figuraccia non mi si staccava di dosso poi proprio nella mia città, per me nella piazza più importante…
Prima di noi hanno cantato le Verdi Note ma deve esserci stato un errore della regia, visto che mentre cantavano mostravano dei video dove noi vecchioni ci ritrovavamo tra una risata e una lacrimuccia.
Infine è arrivato il nostro momento, accompagnato dal solito buio che si mette tra la musica e il pubblico, nel momento della concentrazione. Luciana ci ha diretto col suo modo così familiare che mi fa sentire a casa, tra i miei fratellastri dell’infanzia.
E le nostre note si sono sparpagliate nella piazza, nelle orecchie, sulle pareti della basilica e speriamo anche in qualche cuore…

ORGOGLIO BOLOGNESE

Ieri sera ho accompagnato i bimbi all’Europa Auditorium perché con il Piccolo Coro Mariele Ventre, avrebbero cantato l’inno in occasione dell’apertura della stagione teatrale.
Alle 18.30 siamo entrati nel teatro e poco dopo i bambini hanno fatto le prove.
photo_2017-09-21_11-21-59Microfoni, posizioni, brusio e quella atmosfera eccitante che si vive durante un’attesa.
Dopodiché ci hanno riservato una sala dove abbiamo cenato con un ricco buffet mentre nel corridoio passavano personalità e sconosciuti.

Intorno alle 21 ci hanno fatto attraversare varie sale fino ad arrivare dietro al palcoscenico dove in silenzio i coristi prendevano posizione guidati da Sabrina.

Ed è incredibile la spinta che ho sentito quando girandomi ho visto il retro del palcoscenico, che mi ha fatto tornare piccola come un bambino. Entravo in silenzio un mondo parallelo fatto di cavi, luci intermezzate da un’aria pesante e sottile mentre il mio motore nel petto aumentava i giri.

Finalmente è iniziato l’inno e da dietro le quinte assaporavo il momento e il senso di fierezza era grande, ancora di più perché succedeva nella nostra città!

Sono stati bravi e il pubblico in sala era coinvolto…pur non vedendolo si sentiva anche da lì. Bravi non solo nel canto ma in quella compostezza ordinata ormai in via d’estinzione…