Viaggio per il mondo in Via Bentivogli

Mi sento leggera come una piuma nonostante il caldo, svolazzante come la gioia che indosso ogni volta che mi aspetta un concerto. Parcheggio e m’incammino verso Via Bentivogli con la mia borsa di juta che nasconde Topo Gigio, la nostra simpatica mascotte. Attraverso, m’infilo nella via e cambiano i rumori: dal traffico delle auto a quello di pentole, tamburi, suoni accoglienti. Guardo frettolosamente le bancarelle tutte diverse, nei colori e negli odori e sto viaggiando il mondo, infatti mi trovo alla festa multietnica della Cirenaica, la nona, intitolata: “Indovina chi viene a pranzo” invitati da Roberto Morgantini. Raggiungo il bar Jolly e trovo subito Valerio con un look decisamente sopra le righe! Mi presenta “il tecnico” che Continua a leggere

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All’Antoniano: calcio, icone e libri…

Vedo una locandina attaccata alla bacheca della scuola del coro. Pubblicizza la Biblioteca Provinciale dei frati minori in Via Guinizelli, 3. Sgrano gli occhi e leggo e rileggo l’indirizzo. Faccio una foto per tenere a bada la mia curiosità. “Stai calma!” Le dico “appena possibile ci andiamo…”

Il giorno seguente sono ancora all’Antoniano per accompagnare mio figlio a lezione. Quando entra faccio un giro al Mercatino Vintage dove investo 1 euro per un disco speciale: “Reality”. La scena del film in cui arriva il ragazzino e mette le cuffie nelle orecchie della protagonista con, appunto “Reality” è quanto di più romantico ho sognato per anni…

Mentre cerco altri investimenti da fare, incontro Continua a leggere

Faccia di bronzo

Anche in una sagra di paese si può scoprire l’arte…infatti, passando dall’entrata del Comune, noto alcune sculture strane, lunghe, sinuose ma… ALT faccio un passo indietro! prima ancora mi colpisce un dipinto con delle bambole appiccicate ad un quadro con della vernice sopra. Appiccicate, spiaccicate, spalmate, come in un film dei più trash. Penso subito al genere horror e deduco che l’autore sia un giovane contemporaneo.

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Vado avanti e osservo una statua con una maschera rossa che mi ricorda tanto un film di Kubrick, in quella posizione beffarda e misteriosa…

poi una figura femminile sottile, magra, filiforme che mostra nei palmi delle mani due sfere e io m’immagino che abbia in pugno la situazione…indossa un abito bellissimo, di un pizzo pregiato, ma come avrà fatto a scolpirlo?

Guardo, osservo, fotografo, cerco. Continua a leggere

Il Nettuno “d’oro” o il silenzio?!

La settimana é iniziata con gli articoli nelle prime pagine dei quotidiani che parlano dell’annullamento del concerto in Piazza Maggiore il 12 giugno con “Lo Stato sociale.”

Valore culturale inadeguato per la Soprintendenza.

Lasciando da parte i giudizi sulla scelta, resto amareggiata dall’ennesima delusione giornalistica bolognese. Innanzitutto la notizia non é completa, visto che al concerto avrebbe partecipato per metà, anche il Piccolo Coro “Mariele Ventre”  (infatti mi domandavo come avrebbero gestito quest’accoppiata musicale, considerandoli opposti nel linguaggio e nel pubblico).

La seconda amarezza é che le “notizie cattive” tolgono sempre spazio a quelle buone. Se magari si fosse riportata, con la giusta visibilità  la notizia della consegna del 14 maggio del Nettuno d’Oro al Piccolo Coro “Mariele Ventre” diretto da Sabrina Simoni, la Soprintendenza non avrebbe potuto contraddirsi. In effetti é lo Stato Sociale che avrebbe fatto un concerto col Piccolo Coro (di anni 55 di carriera) non viceversa…

 

Potrebbe interessarti: http://www.bolognatoday.it/cronaca/stato-sociale-concerto-piazza-maggiore-soprintendenza.html
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Pausa pranzo con Zhang

Magari io e Zhang ci siamo incrociati nel 1989 in centro a Bologna. Mentre io iniziavo a fare la commessa, lui imparava la street – art! in ogni caso, ci siamo incontrati sabato, seppure metaforicamente, nella mia pausa pranzo. Infatti, eccomi a Palazzo Fava per scoprire la mostra ” META – MORPHOSIS  di Zhang Dali: 220 opere sparse tra dipinti, sculture, foto e installazioni.
Senza saperlo scopro che oltre al 1989, abbiamo qualcos’altro in comune visto che tutte le sue opere sono una riflessione sulla perdita della memoria.

Nell’atrio scorgo la prima opera e solo successivamente scopro che la firma di Zhang è AK-47 (sigla di un’arma) o K18 (sigla dell’oro) che sono i simboli della violenza e del potere economico.

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Parti di arte

Secondo sabato lavorativo con pausa pranzo libera. Libera nel senso vero… libera di trascorrerla a piacere, sola e senza sensi di colpa. Quindi ho scelto un pranzo veloce e una visita alla mostra di Luigi Busi a Palazzo d’Accursio.
La gradinata era deserta e imponente mentre con i tacchetti cercavo di non imbalzarmi. Nella sala espositiva c’erano una trentina di opere ma solo una mi è piaciuta particolarmente ed era proprio la locandina della mostra.

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Osservando tutta quella bravura però, ho scoperto qualcosa di nuovo: avvicinando la fotocamera per lo scatto, i particolari erano molto più interessanti di tutto l’insieme. Ecco allora che ho iniziato a fotografare mani, parti del viso, gioielli…
Poi ho capito che guardare l’arte è farne parte perché se le opere non avessero spettatori allora non esisterebbero.

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Pausa pranzo con Gallizio

Sabato non avevo molto tempo nella pausa pranzo, ma nemmeno troppo poco per rinunciarci, così ho ingoiato due pizzette di Altero raffreddate dalla pioggia incessante e sono corsa al Mambo il museo d’Arte Moderna.
Digiuna di ogni cosa, mi sono fidata semplicemente della mia curiosità. E già solo quella sensazione di attesa e di scoperta per quello che stavo per vedere, dava piacere a quella visita mordi e fuggi. Il museo era deserto e molte delle cose che ho visto non le ho capite, combattuta tra l’ignoranza e la logica del gusto. Certe cose sembrano voler solo stupire a tutti i costi senza avere alcun senso e se magari ce l’hanno è talmente nascosto che è come se non l’avessero…però mi ha affascinato un’opera dove qualche carta di giornale sovrapposta a plastica, veniva intitolata “Capanni al mare”. E guardandola mi sono spiegata che l’arte in fin dei conti è anche quello che ognuno riesce a vedere e a riflettere. Un fantoccio di pezza con la testa inclinata da una parte, stava in bella mostra sotto ad una teca in vetro…quindi chissà che mostra avrei mai potuto organizzare io con tutti i pupazzi che girano per casa…Ma mentre giravo nelle sale, cercavo la mia opera preferita, perché era per quella che dovevo essere andata lì, ma dovevo ancora scoprirla. Proprio verso la fine l’ho trovata e l’ho scelta come vincitrice: una tela gigantesca intitolata ” Il teorema di Pitagora” di Pinot Gallizio.

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