La musica del tagliaerba

Succede anche stamattina e ci faccio caso perché non sono distratta da impegni impellenti. Sento da lontano la musica di un tagliaerba esaltata dal sole e torno sempre lá, nel grande prato del circolo di tennis dove andavo qualche domenica con papà. Riprovo quella sensazione di libertà, di attesa e noia, di spensieratezza e solitudine quando per ore inventavo il modo di passare quel tempo tutto mio mentre papà giocava a tennis. Qualche volta portavo la mia Graziella bianca, altre incontravo Federico che aveva spesso il singhiozzo e Letizia mentre volavamo sul dondolo alla velocità massima. E nella musica del tagliaerba respiravo quel profumo verde di mattino assolato, di corse ed elemosina di grissini al ristorante del circolo. La trasgressione della bottiglia di vetro di Coca Cola, tutta per me, che scendeva con un rumore secco dal distributore delle bibite. La Lilla e Whisky, i miei amici preferiti, anzi, solo la Lilla visto che Wisky mi aveva morso. Papà sudato fradicio e contento nel suo paese dei balocchi, di racchette da tennis e palline bianche, rosse sporche di terra e gialle. Papà felice e giovane, bello, pieno di energia. Non giocavamo insieme ma la sua contentezza mi ha insegnato a vivere.

Una ragazza dello Zecchino d’Oro

La storia del film “I ragazzi dello Zecchino d’Oro” ne racchiude tante, tra cui una, minuscola, striminzita, gioiosa e sofferta: la mia.

Quando scopro dalla Fondazione Mariele Ventre che gireranno il film, farei di tutto per  documentarlo nel sito di Testimonianze Musicali, che tratta proprio la storia dell’Antoniano! Pagherei oro per starmene immobile e muta in un angolo a guardare, fare foto, prendere appunti e scoprire come realizzano la storia che sento anche mia. Ma nessuno mi ascolta. Mi sento incompresa ma non ho nessun titolo per far parte di un lavoro cinematografico…nessun ruolo…non sono una giornalista ma una semplice blogger che resta appesa al suo filo molto sottile della scrittura amatoriale e una malinconica corista avvinghiata alle radici dell’infanzia.

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Gli angeli di Pupi

Gli Angeli di Pupi è uno dei miei viaggi di creatività senza senso, anzi un senso c’è ma lo capisco solo io. Mi piace progettare cose mai fatte, fare esperimenti, mettermi continuamente alla prova. A ottobre, in occasione di un’ospitata alla festa dei 50 anni del cinema di Pupi e Antonio Avati, il coro dei Vecchioni di Mariele ha partecipato con una fugace ma scenografica apparizione sul palco. Prima ancora di addentrarci in questa complicata avventura ho pensato subito di tesserci un filo che legasse tutte le varie fasi dell’evento: dalle prove al sopralluogo e via via ogni momento attinente. Così pezzetto per pezzetto ( o briciola per briciola visto che sono una formica…) ho messo da parte, copiato, tagliato e sistemato nella cartella chiamata “Gli Angeli di Pupi”. Continua a leggere

All’Antoniano: calcio, icone e libri…

Vedo una locandina attaccata alla bacheca della scuola del coro. Pubblicizza la Biblioteca Provinciale dei frati minori in Via Guinizelli, 3. Sgrano gli occhi e leggo e rileggo l’indirizzo. Faccio una foto per tenere a bada la mia curiosità. “Stai calma!” Le dico “appena possibile ci andiamo…”

Il giorno seguente sono ancora all’Antoniano per accompagnare mio figlio a lezione. Quando entra faccio un giro al Mercatino Vintage dove investo 1 euro per un disco speciale: “Reality”. La scena del film in cui arriva il ragazzino e mette le cuffie nelle orecchie della protagonista con, appunto “Reality” è quanto di più romantico ho sognato per anni…

Mentre cerco altri investimenti da fare, incontro Continua a leggere

Ho visto Babbo Natale in vacanza!

Stamattina all’apertura del negozio ho sgranato gli occhi perché c’era proprio lui: Babbo Natale! Si ma non il solito ma IL MIO quello che ho adorato per anni sfogliando le avventure delle sue vacanze.

Infatti da bimba, vinsi per un concorso di disegno il premio di un libro che ho consumato: “Babbo Natale va in vacanza” di Raymond Briggs. Mi piaceva scoprire la vita del mio beniamino di cui si parlava solo un giorno all’anno! E il mio Babbo Natale trasformava la sua slitta in un camper, girava dalla Francia alla Scozia fino a Las Vegas, dentro disegni meravigliosi. Ma stamattina quel sogno era proprio lí in carne e ossa ma non ho avuto il coraggio di disturbarlo…

Un bicchiere di sole

Poco fa ero alla fermata dell’autobus stretta nei miei pensieri: cuffiette nelle orecchie e sguardo lontano. A un certo punto, la signora bionda che incontro tutte le mattine, mi ha fatto notare una lucertola. Dal vetro della pensilina della fermata, si vedeva il cespuglio rigoglioso di foglie e in alto, proprio in mezzo, una piccola lucertola avida di sole. Tutt’e due l’abbiamo fotografa e per un attimo sono diventata lucertola anch’io. Sola, in pericolo in alto sopra i cespugli, pur di vedere il sole.

Un musical d’oro zecchino

Seduta nella fila P al numero 12 ho aspettato curiosa l’inizio del musical. La prima sensazione provata, un brivido lungo le braccia, vedendo l’omino della luna, bianco, esile, aggraziato e tanto simile all’uomo di latta del mago di Oz che, col suo luccichio, mi ha riportata indietro nel tempo, quando m’incantavo a guardare i brillantini delle sfere di Natale. E poi ecco Alice e la sua mamma, due donne morbide nelle forme (finalmente!) e nelle voci, in una camera da letto che tanto mi ricordava un film di Walt Disney dalle tinte rassicuranti mentre uno degli attori si mimetizzava in una montagna di giocattoli. Finalmente le musiche che dovevano essere diverse ma non snaturate e che ho trovato sorprendentemente appropriate. La storia cucita con semplicità e gusto tra i miagolii di Biancolatte, il gatto che doveva essere nero, una fantastica cattiva, la strega Obscura e tanti altri personaggi legati alle canzoni come la signora Peppina con la sua caffettiera gigante, il carciofo che ballava e cantava con delle verdure spassose, un buffissimo Aladino “girante” e cambi di scena veloci e di effetto senza noia nè fretta, dentro un’armonia scorrevole. Mi sono piaciuti tanto anche gli attori: Giada Maragno (la strega Obscura) Enzo Forleo (l’omino della luna) Stefano Colli (il carciofo) Maddalena Luppi (la Peppina) Rebecca Pecoriello (Alice) Gennaro Cataldo (il torero) tutti misurati nella musica e nei movimenti, piacevoli le canzoni e i balletti senza mai cadere nel ridicolo.
Insomma io ero contenta, grande e bambina insieme, divertita e rammollita nel sentir parlare della “nostalgia”, scatenata negli applausi e curiosa nell’ascolto in un’insieme di emozioni che mi ha fatto bene. Sì, perché vedere cose belle fa bene e scoprire quante belle cose si possano realizzare con le musiche dello Zecchino è la conferma di quanto sia importante, non solo per una fanatica come me. Certo mi sarebbe piaciuto ritrovare la mia “Teresina” ma chissà?!…Magari questo potrebbe essere il primo di una lunga serie considerando la vastità del repertorio Zecchino nelle musiche e nelle tematiche!

La moneta dello zecchino d’oro e le sue canzoni sono stati il filo conduttore del musical, testimoniando ancora una volta come si possano mescolare a meraviglia passato e presente, semplicità e bravura.

Ciliegina sulla torta quando ho scoperto che la maestra di canto della strega è stata una bambina dello Zecchino d’Oro e del Piccolo Coro, perché la storia fa dei bellissimi giri.

Infine poche parole con Patrizio Maria D’Artista, autore degli arrangiamenti e Raffaele Latagliata (che oggi festeggiava il suo compleanno!)  con quella semplicità che rende grandi le persone!