Com’è un figlio dipende tutto dalla madre!

Una sera ero fuori con gente appena conosciuta tramite un amico. Si parlava di figli e la ragazza al tavolo con noi raccontava del rapporto idilliaco con le sue gemelle mentre io in ogni modo cercavo di metterla in guardia sugli effetti collaterali dell’adolescenza, spesso così dolorosa e indispensabile per la crescita. All’improvviso è intervenuto un papà dicendo che sua figlia è meravigliosa, che deve quasi sgridarla perché non studi e che “com’è un figlio dipende tutto dalla madre.”
E allora ecco che mi torna alla mente quel filmato dell’estate 2008 in cui mia figlia di soli cinque anni, dà risposte inaudite mentre io, esterrefatta, documento la sua sfrontatezza.
Certo, è tutta colpa mia…

 

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Su tutto

Stamattina sono stata a casa di un amico, padre di due bimbi piccoli. La madre non c’era perché era in palestra. Così mi sono chiesta com’ero io alla stessa età dei suoi figli e mi sono risposta. So per certo di aver dato tutta me stessa, anima e corpo, cuore e cervello, investendo tutto il mio tempo su loro. Spesso, soprattutto in questo periodo faticoso, mi dico che ho sbagliato perché questo investimento, volente o nolente, mi ha creato delle aspettative a volte inconsce, con il risultato che ogni loro fallimento era per me, doppio. Poi è arrivata l’adolescenza che ha creato scosse e strappi, lacrime e dispiaceri indispensabili a loro per staccarsi da me e a me per staccarmi da loro. Così prima che questo distacco diventasse voragine, mi sono cercata nelle mie passioni, nelle mie attitudini, nelle mie riflessioni. Ora mi sento una madre diversa che ha anche una propria identità che non è esclusivamente un prolungamento dei figli. La fatica più grande diventa il loro giudizio, spesso schiacciante. Ieri mentre giravo per negozi con mia figlia lei mi ha detto: “Mamma conteniti, non essere te stessa!”. Più tardi, tornando a casa in macchina, mi sono fatta seria e le ho chiesto:

“Ma tu mi stimi?”
E lei:” In che senso?”
E io: “Nel senso se hai stima per me, per come sono, per quello che faccio!”
E lei: “Si”
E io ancora: “Ma in cosa mi stimi?”
E lei: “Su tutto”.

Non so se fosse un guizzo di buonumore per il giro fatto insieme per negozi ma è stato molto, molto confortante.

Privilegiata e Fiera al Quirinale

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Quel mattino al Quirinale, ho pianto, ho riso, ho cantato e mi sono sentita, una privilegiata per aver fatto parte dell’Antoniano prima come corista poi come mamma.
Inoltre mi sono sentita fiera di essere italiana!
Le parole del Presidente Mattarella hanno valorizzato una storia, la storia musicale degli italiani, il patrimonio comune del nostro paese…

 

LA MATRIOSKA VUOTA

Mi cade l’occhio sulla donna di fronte che si accarezza il pancione stesa sullo sdraio, all’ombra di una tela rigata e un libro.
La invidio perché per me quello è stato il periodo più bello della mia vita.
Mi sentivo parte di qualcosa di superiore, di miracoloso, di divino come “custodire e crescere una vita“. Per cui era sufficiente occuparsi della propria salute, sapendo di farlo per due. E non avere quell’ansia del FARE, dell’ESSERE, del REALIZZARE. Infatti, già ogni singolo giorno era tutto ciò. Il cibo che si mangiava, l’aria che si respirava, il sonno che si dormiva, i passi che si camminavano.
Tutto così semplice ma così grande, superiore ai miseri sogni umani mai sazi.
In quello stato mi sentivo come un meraviglioso recipiente di vita…

VALIGIE VUOTE

Appena si affacciano le vacanze mi prende una strana tristezza, una specie di resa dei conti, quella che generalmente le persone fanno a fine anno. Mi preparo a cambiare ritmi e aria ma fatico a gioirne perché non c’è cosa più grigia della mancanza di prospettive. Perché le vacanze dovrebbero servire a ricaricarsi per un nuovo anno di lavoro e progetti ma per una come me che, prima di diventare madre, lavorava con anima e corpo, il senso di vuoto incombe. Quell’ansia che diventa insopportabile…il tempo che avanza mentre la mia creatività preme, spinge e diventa fastidiosa soprattutto quando prende il sopravvento inutilmente. E almeno ne parlo, ne scrivo, mi sfogo, chiedo aiuto perché é il solo modo per stare meglio.

MENTRE ASPETTO

Capita, come stasera, che lo guardi nel sonno. Entro in camera nella luce fioca, mi avvicinò e lo bacio delicatamente. E lui muove le mani in una specie di movimento riflesso come quello dei neonati. Anche di notte é piccolo. E sono tante le persone che me lo ripetono come se fosse un difetto, come se la crescita debba essere uguale per tutti, come se dipendesse da lui. E io ascolto, sospiro, a volte sorrido, altre piango mentre aspetto.

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