All’Antoniano: calcio, icone e libri…

Vedo una locandina attaccata alla bacheca della scuola del coro. Pubblicizza la Biblioteca Provinciale dei frati minori in Via Guinizelli, 3. Sgrano gli occhi e leggo e rileggo l’indirizzo. Faccio una foto per tenere a bada la mia curiosità. “Stai calma!” Le dico “appena possibile ci andiamo…”

Il giorno seguente sono ancora all’Antoniano per accompagnare mio figlio a lezione. Quando entra faccio un giro al Mercatino Vintage dove investo 1 euro per un disco speciale: “Reality”. La scena del film in cui arriva il ragazzino e mette le cuffie nelle orecchie della protagonista con, appunto “Reality” è quanto di più romantico ho sognato per anni…

Mentre cerco altri investimenti da fare, incontro Daniela che con la sua voce squillante rompe la normalità. Mi mostra i suoi acquisti e scopro altro di lei che è una sorpresa continua. Ma intralciamo il passaggio, così ci spostiamo e io le propongo di venire con me a visitare la biblioteca. Accetta allegramente e mentre si fuma la sua sigaretta delle 7 quotidiane, incontriamo un signore che cerca di capire dove l’ha vista. Dopodiché iniziamo la ricerca dell’ingresso misterioso tra suonate di campanelli e giri a vuoto. Finalmente incontriamo un frate che ci apre un portone mentre incredula tappo la bocca alla curiosità “zitta, non è il momento, ci sta aprendo!”. Il portone è quello che vedo ogni giorno, da una vita e Continua a leggere

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Ali al motore!

 


“Le cose belle richiedono fatica” risponde Pupi alla giornalista mentre, appoggiata al muro lo ascolto rapita. E annuisco con la testa, stravolta dalla stanchezza mentre penso a quante energie abbiamo impiegato qualche ora prima, per un esibizione di pochi minuti. Energie disperse con idee, telefonate, discorsi, pubbliche relazioni, sopralluoghi, conoscenze, numeri nuovi nella rubrica, accordi e disaccordi.


Tutto inizia con una telefonata di Cristina, durante una pausa pranzo di settembre. Esplode di entusiasmo anche se lei è sempre allegra ma stavolta ha un mezzo tono in più nella sua voce, mentre parla trafelata. Mi racconta che stanno organizzando una festa a sorpresa per i 50 anni di cinema di Pupi Avati e noi “Vecchioni di Mariele” potremmo partecipare. Cosí mi frulla il cervello cercando connessioni. La Doctor Dixie Jazz Band che sarà tra gli ospiti, sarebbe perfetta per ricreare la stessa scena, nello stesso luogo di trentasei anni fa, quando insieme girammo il film “Dancing Paradise”: loro i musicisti e noi gli angeli…

Conosco al telefono Chiara Caliceti dalla voce squillante, che organizza l’evento e le propongo l’idea che accoglie con entusiasmo. Dopodiché parte la ricerca dei contatti con i componenti della band tra messaggi e telefonate.

Iniziano i depennamenti sull’agenda brillantinata, nei tragitti in autobus al lavoro,  che mi fanno sperare nel traguardo di questa magica follia. Continua a leggere

Nel nido di Carla

Finalmente ho capito che le storie me le devo andare a cercare, soprattutto quelle “storiche”. Così di domenica pomeriggio imposto Santo Waze verso Modena. Dentro di me mi ripeto in continuazione che se si scollega internet non so più neanche tornare a casa, che disastro…ma riesco ad arrivare quasi in orario. Dalla superstrada noto giá quel palazzo rosso di cui ho avuto indicazione. Finalmente arrivo, con la schiena sudata e i muscoli tesi poi allento la tensione, spengo la macchina e respiro l’aria con una boccata grande. Eccomi. Fotografo il portone perché forse sarà l’unica immagine che potró postare insieme all’intervista, visto che la signora non vuole né foto, né audio, né video. Questa volta devo fare veramente la giornalista ma io giornalista non sono, però npn voglip rinunciare. Cerco il nome tra i tanti rettangolini luminosi ed é proprio tra gli ultimi che scorro con gli occhi. Piano 6. Suono. Tiro. Salgo con l’ascensore di quegli scatolotti soffocanti anni ’70 ma per fortuna non sono claustrofobica. Con uno scossone parte e in breve raggiungo il piano poco illuminato. Tento di decifrare i campanelli e poco dopo si apre una porta e sbuca una nuvola di capelli bianchi sopra un paio di occhiali appoggiati a due occhi vispi e vigili. É proprio lei e anche se non ci vedevamo da trentacinque anni, riconosco il suo sguardo severo e guizzante. Continua a leggere

Faccia di bronzo

Anche in una sagra di paese si può scoprire l’arte…infatti, passando dall’entrata del Comune, noto alcune sculture strane, lunghe, sinuose ma… ALT faccio un passo indietro! prima ancora mi colpisce un dipinto con delle bambole appiccicate ad un quadro con della vernice sopra. Appiccicate, spiaccicate, spalmate, come in un film dei più trash. Penso subito al genere horror e deduco che l’autore sia un giovane contemporaneo.

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Vado avanti e osservo una statua con una maschera rossa che mi ricorda tanto un film di Kubrick, in quella posizione beffarda e misteriosa…

poi una figura femminile sottile, magra, filiforme che mostra nei palmi delle mani due sfere e io m’immagino che abbia in pugno la situazione…indossa un abito bellissimo, di un pizzo pregiato, ma come avrà fatto a scolpirlo?

Guardo, osservo, fotografo, cerco.
Vedo una donna che vola e dietro di sé ha una scia di farfalle in un movimento leggiadro…poi un uomo rannicchiato con un uccello sulla testa.
Gli uomini sono goffi e ridicoli, le donne leggere e sottili.

Ecco, un’altra donna in una posizione felina…infatti ha la coda e sembra proprio una gatta…e mentre cerco di fotografarla al meglio, mi si avvicina un signore, con la camicia a righe e il borsello a tracolla mentre mi dice che posso anche spostare la scultura!

Come spostarla? Non mi permetterei mai! Ma lui la afferra per la testa e insiste visto che è lui lo scultore! Ah si? Lo scultore? E allora lo tempesto di domande partendo dal quadro delle bambole spiaccicate ma lui no dice: “non lo volevo neanche portare!” Però io voglio sapere com’è nato e lui minimizza e dice che ogni opera nasce in pochi secondi e quel quadro non ha chissà quale significato visto che quando l’ha fatto, nel 1989, le sue figlie iniziavano la scuola…allora io gli rispondo che “c’è tanta roba” dentro ad un’emozione di distacco ma lui rimpicciolisce i miei concetti. Poi mentre gli chiedo altri significati, lui, il signor Eros Mariani, mi spiega che non mette apposta il titolo alle opere perché ognuno possa dargli la sua interpretazione ma insistendo gli scucio le sue…e scopro che le donne “ricuciono sempre”,

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che quel signore sta pescando, che il pizzo è vero e ce l’ha incollato sopra (lo riferirò a Mariangela!) e che ciò che conta è l’idea che dev’essere catturata subito senza dover perdere troppo tempo nella lavorazione. Quindi quel pizzo l’ha comprato e attaccato e ride mentre continuo a fare domande dicendomi che le opere devono trasmettere qualcosa. Con me ha funzionato.

“The Wall” e una macedonia

Sono stata alla mostra “The Wall” a Palazzo Belloni, nella pausa pranzo con una macedonia, di due sabati fa.
Ho visto tanti muri: in foto, in cartone, nei video, nella mostra con scritte, disegni un muro morbido e spettacolare quello bianco, che ho attraversato con curiosità e contentezza. Sono riuscita a catturare quell’attimo di pura contentezza senza senso se non quello del tatto toccandone la morbidezza e della vista illuminata dal bianco.

Infilatami nel tunnel buio mi sembrava di essere in un film horror o o più semplicemente in un castello stregato del luna park…

 

 

 

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