Alla porta

Tristezza, eccola che si presenta.
E invece d’ignorarla le apro la porta come se la stessi aspettando.
E invece di sbatterla fuori, la faccio sistemare comoda mentre ascolto musica triste.
La vivo, la sento ed è come se si potesse toccare, come se fosse un altro pezzo di me.

Gioia, eccola che saltella.
E invece di aprirle la porta faccio finta di dover uscire.
E invece di tirarla per un braccio e abbracciarla, la saluto a malapena.
La temo, la cerco ma è come se fosse impalpabile, come se volesse scappare da me.

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Su tutto

Stamattina sono stata a casa di un amico, padre di due bimbi piccoli. La madre non c’era perché era in palestra. Così mi sono chiesta com’ero io alla stessa età dei suoi figli e mi sono risposta. So per certo di aver dato tutta me stessa, anima e corpo, cuore e cervello, investendo tutto il mio tempo su loro. Spesso, soprattutto in questo periodo faticoso, mi dico che ho sbagliato perché questo investimento, volente o nolente, mi ha creato delle aspettative a volte inconsce, con il risultato che ogni loro fallimento era per me, doppio. Poi è arrivata l’adolescenza che ha creato scosse e strappi, lacrime e dispiaceri indispensabili a loro per staccarsi da me e a me per staccarmi da loro. Così prima che questo distacco diventasse voragine, mi sono cercata nelle mie passioni, nelle mie attitudini, nelle mie riflessioni. Ora mi sento una madre diversa che ha anche una propria identità che non è esclusivamente un prolungamento dei figli. La fatica più grande diventa il loro giudizio, spesso schiacciante. Ieri mentre giravo per negozi con mia figlia lei mi ha detto: “Mamma conteniti, non essere te stessa!”. Più tardi, tornando a casa in macchina, mi sono fatta seria e le ho chiesto:

“Ma tu mi stimi?”
E lei:” In che senso?”
E io: “Nel senso se hai stima per me, per come sono, per quello che faccio!”
E lei: “Si”
E io ancora: “Ma in cosa mi stimi?”
E lei: “Su tutto”.

Non so se fosse un guizzo di buonumore per il giro fatto insieme per negozi ma è stato molto, molto confortante.

“A Trèb” con i Vecchioni di Mariele

photo_2017-12-28_17-50-42  Freddo e buio alle 17.30 davanti alla fontana zampillante di Piazza Trento Trieste a Bologna. A piccoli gruppi di due, tre, ci ritroviamo con il coro dei “Vecchioni di Mariele” per salire sul pullman diretti a Forlì. La direttrice si è tagliata i capelli e si lamenta del photo_2017-12-28_17-50-42 (2)gonfiore, una corista chiede al volo l’indirizzo per il marito che ci vuole raggiungere mentre la voglia di vivere questa nuova avventura è la protagonista. Io ho scelto una collana rossa di panno lenci che è proprio adatta alle feste natalizie e una borsa piccola per non avere seccature. Sul pullman si fa l’appello e Luciana recita l’Ave Maria mentre il mio vicino bofonchia. E allora anche “Ave Maria, piena di grazia…” ritorna una preghiera familiare, un rito carezzevole dell’infanzia prima di ogni viaggio con il Piccolo Coro dell’Antoniano. Ci siamo vestiti tutti di rosso e nero, ognuno con il suo stile personale, per partecipare come ospiti alla trasmissione “A TREB” di Video Regione capitanata da Pier Giuseppe Bertaccini. Durante il viaggio si ride, si scherza e ci si fanno tante domande sullo svolgimento della serata. Arriviamo in anticipo e appoggiamo le nostre cose in una grande stanza mentre la signora Patrizia, gentilmente mi mostra lo studio televisivo

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e mi presenta il signor Bertaccini con cui avevo parlato al telefono. Indossa un buffo cappello di paglia rotto, un paio di occhiali stile “Buggles” che la racconta sul suo modo di essere!
Poco dopo facciamo una prova di alcuni brani, testando posizioni e microfoni poi ci sediamo nelle due file che ci hanno riservato. Alle 19.30 inizia la registrazione della trasmissione che fila liscia come l’olio, senza intoppi né ripetizioni, come se fosse una diretta. Intanto smangiucchiamo pizzette, crescioni, bicchieri di vino in cartone, che danno il via a risatine soffocate e rossori di guance. Nella fila dietro i coristi esagerano ma non si sa il perché le sgridate e le occhiatacce della direttrice, arrivano tutte solo alla prima fila…perchè “il levapelucchi” in omaggio, pubblicizzato dallo

sponsor o le battutacce sulla suocera, sono irresistibili per un gruppo di mattacchioni come noi! Quindi trascorriamo tutta la serata dalle 19.30 alle 23.30 assistendo alla registrazione di tre puntate del programma tra le poesie in dialetto della signora Rosalba, i balli delle Comete di Romagna, le barzellette di Bertaccini con il colonnello, le canzoni di Rosy Forte e i brani che cantiamo tra una pausa e l’altra (due a puntata) come se fossimo ospiti a casa di qualcuno. Ma la cosa più incredibile è che l’impegno che ci mettiamo è sempre lo stesso, dalla trasmissione alla messa, con le braccia dietro alle spalle, lo sguardo attento sulla direttrice e il buio intorno.

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Io mentre canto entro in una dimensione speciale in cui il tempo non esiste ma solo un grande movimento di sensazioni forti. Intanto il pubblico applaude, il fonico sorride e ad ogni brano, il conduttore fa qualche domanda alla direttrice e Antonio Dal Muto ci regala una caricatura strepitosa! Contenti di aver noleggiato il pulmino, torniamo a casa “stancucci” mentre Simonetta ripensa alla sua sveglia delle 6.30 e Sissi distribuisce Baci Perugina dopo l’appello.photo_2017-12-28_17-50-36

Che dire? Che più cantiamo e più è bello cantare, che più ci troviamo e più è bello ritrovare qualcosa che non è mai finito.

 

 

I cuori della Teresina

L’unica cosa che non dovevo fare era “sbagliare le parole” e invece l’ho fatto. Così mentre la telecamera passava veloce, nella mia testa la parola giocare e cantare cambiavano di posto, facendomi gelare il sangue dopo aver scoperto che sarebbe stata l’ultima ripresa! Sto parlando di “Cuore Bambino” una canzone realizzata grazie a Maria Federica Gabucci (testo), Gianfranco Fasano (musica) e Massimo Tagliata (arrangiamento) durante la trasmissione “L’attesa” che andrà in onda il 24 dicembre su Rai1 alle 17.55.
Dentro di me pensavo a quanto Mariele si sarebbe incavolata per una simile figuraccia…
Ma certamente non saranno tutti a guardare me che dei 60 partecipanti, ex Zecchino d’Oro, sono una delle meno note con la mia “La Teresina” del 1976. Infatti, anche nel video realizzato non apro bocca…


Un’esperienza singolare che mi ha dato l’occasione di conoscere un gruppo di sconosciuti, molti dei quali mi avevano scritto mesi prima per pubblicare la loro storia su Testimonianze Musicali, ma soprattutto ho ricantato con il Grillo!

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Quella lei

Me le ricordo tutte quelle ore davanti alla TV nel poco tempo libero, a riempire la testa di niente, di altro da me. Me la ricordo quella sensazione di perenne insoddisfazione senza un motivo. Me li ricordo quei giorni di finta gioia per un nuovo acquisto o una serata alcoolica in cui tutto era dilatato, sospeso, dentro una bolla. Risate, leggerezza e in fondo quanta pesante tristezza…Me le ricordo tutte quelle ore in negozio quando la noia s’impossessava del mio tempo e il conto alla rovescia per la chiusura era una costante. Me lo ricordo quel senso d’inferiorità al di fuori di quelle quattro mura dall’illuminazione fasulla e quella voglia di essere qualcuno. Me lo ricordo il mio modo di giudicare, di trarre conclusioni, di restare ferma nel mio quadratino di gabbia. Me li ricordo i miei progetti che finivano sempre in una vacanza in un posto lontano o in un altro spazio da riempire nel mio armadio. Me le ricordo tutte quelle ore di lavoro che arrivavo alla vigilia crollando distrutta sul divano.

Ricordo. Tutto ricordo. Ricordo anche che quella lei, oggi, è un’altra persona.
Un’altra persona che si ritrova sulla casella di partenza a ritirare il dado per sapere dove saltare.

60 Zecchini dal posto A41

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Quella sera mi sentivo come se avessi bevuto, ubriaca di adrenalina.
Al pomeriggio i bimbi del coro avevano fatto le prove per la trasmissione serale e dopo cena, davanti all’albergo ci avevano distribuito i biglietti per l’ingresso.
Raggiunto lo studio abbiamo depositato giacca e borsa al guardaroba poi una ragazza ci ha accompagnato al posto. Poco prima di raggiungerlo abbiamo scherzato e io le ho detto che no, non l’avrei cambiato, infatti, senza saperlo era spettacolare! Mi trovavo in seconda fila, esattamente in mezzo, proprio di fronte al palco a pochissimi metri.

Posto

Il bello è che fino a che non è iniziata la trasmissione continuavo a ripetermi che no, mi avrebbero spostato. Ebbra di felicità, mi guardavo intorno e mi pregustavo la serata.
Poco prima della diretta del programma “60 Zecchini” Carlo Conti scaldava il pubblico con grande naturalezza, minacciando d’invertire i posti con quelli in fondo se non avessimo applaudito abbastanza…mi trovavo proprio dietro al Maestro Pinuccio Pirazzoli (arrangiatore di tutte le canzoni italiane dello Zecchino d’Oro tra il 1982 e il 1989) e mi piaceva seguirne le direttive…
Pirazzoli
Quindi è iniziato il galà dove personaggi dello spettacolo interpretavano dodici canzoni della memoria collettiva del patrimonio musicale dello Zecchino d’Oro, ahimè sempre le stesse. E mi è piaciuto sentirle ognuna così diversa da quella originale mentre guardavo gli attacchi che dava il Maestro Pirazzoli per ogni brano. Chiara è stata quella che ho preferito mentre Patty Pravo ha confessato di non averle neanche mai sentito le canzoni dello Zecchino d’Oro…Nino Frassica non si capiva se sbagliava per far ridere o se era talmente disinvolto da farlo passare per una gag e la sua esibizione ha fatto alzare tutti in piedi mentre i bambini erano sconcertati e sbalorditi…intanto la giuria criticava, apprezzava.  Christian De Sica scherzava come in un salotto tra amici, definendo “schifezza” il caffè della Peppina ma con una tale spontaneità da poterci ridere sopra mentre Iva Zanicchi raccontava di quella volta in cui il Piccolo Coro cantò al suo matrimonio celebrato da Padre Berardo. Proprio lei che nella mia stessa edizione cantò “Mamma tutto”, una delle prime canzoni straniere dello Zecchino d’Oro.

E poi all’improvviso il contributo a Mariele con delle immagini emozionanti, di lei così giovane, vispa ed energica.

Ho rivisto con grande commozione anche Topo Gigio, compagno di tante puntate e di tanti strapazzamenti di coccole al pupazzo di gomma che un anno ci regalarono!
Intanto il coro continuava ad accompagnare i brani in questa veste diversa ma sempre performante, anche quando Popoff sembrava rotolare fino al fiume Don…
Infine Marco Masini ha reinterpretato Lettera a Pinocchio al pianoforte, trasmettendomi una malinconia a dir poco straziante mentre Giuseppe Fiorello eseguiva 44 gatti con grande precisione. Ha vinto “Lettera a Pinocchio” che nel 1° Zecchino d’Oro  si classificò tra le ultime e decollò grazie alla versione di Johnny Dorelli.

Ognuno a modo suo ha dato un contributo, chi con leggerezza, chi con professionalità ma pur sempre con grande orgoglio.

Sono ancora tante le persone che non conoscono il significato più profondo di questa manifestazione che oltre alle canzoni, rappresenta quel mondo dell’infanzia che il tempo sta sempre più in fretta divorando.