Il panda di Gesù bambina

Spolverando ho spostato gli elefantini di legno bianco, quelli che la zia mi portò da uno dei suoi viaggi. Un’altra volta invece mi regalò un panda di peluche e avevo poco più di tre anni. Appena me lo diede non mi piacque poi diventò il mio pupazzo preferito che chiamai “Panda”. Lo accudivo con tanto amore, tanto che quando non stava bene, gli photo_2017-10-21_18-13-01mettevo il dentifricio dentro alle orecchie. Panda faceva anche un verso strozzato ma per sentirlo dovevi dagli delle botte sulla schiena oppure stritorarlo con le manine. Lo portavo dappertutto e addirittura dovettero assumerlo anche alla RAI…in quell’occasione interpretavo Gesù bambina (Monia era la Madonna, Enrico era Giuseppe, Debora l’angelo) e non c’era verso di farmelo mollare.
La traccia si trova in un qualche archivio nella registrazione televisiva della trasmissione: “LASCIATI DIRE BUON NATALE” (9-10-11-12 Dicembre 1975) con la regia di Cino Tortorella, condotta da Renato Rascel e da (Alarico) Enrico Zocca del Piccolo Coro che cantò: “Bambino Gesù” e “Quanno nascette Ninno”.

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Il lato B

Ieri camminando frettolosamente verso la posta, mi sono vista riflessa nella vetrina di un negozio ed…è successo qualcosa di nuovo. Catturando con lo sguardo una parte di me, ho provato compiacimento. Quel lato b che cercavo d’ignorare, è uscito dal giubbottino in pelle corto, senza vergogna. E mi sono venuti in mente tutti i difetti che noto nelle fisicità delle persone ma che osservando cambiano forma nel mio sguardo, diventando pregi. Sono riuscita a guardarmi così…

IL FESTIVAL DEL BUONSENSO

Quest’anno il direttore artistico del Festival di Sanremo sarà Claudio Baglioni (il mio primissimo concerto fu il suo!) che si definisce “conducente” e non “conduttore”.
Leggendo il notiziario ANSA scopro che chiunque degli invitati al Festival rimarrà fino all’ultima puntata riproponendo la propria canzone in varie versioni. Resterà il concorso ma cambierà la modalità, rendendo Sanremo simile a un festival del cinema o letterario.
E chissà che non sia l’inizio di “un altro modo di fare televisione”…

 

 

Il volo

Ieri mattina durante il tragitto da casa a scuola io e mio figlio abbiamo trovato una tortora che non riusciva a volare. Affossata nell’erba del parco, cercava di muoversi ma la coda era storta e la zampetta immobile. Cosí mio figlio ha sollecitato la mia coscienza dicendomi di fare qualcosa e io tra un “corri che é tardi” e un “non ti preoccupare” l’ho rassicurato. Quando è entrato a scuola ho ripercorso lo stesso tragitto e la tortorella era ancora lí, viva e ferma. Cosí tra ricerche google e telefonate ho cercato, invano, una soluzione. Ogni numero me ne dava un altro tra infinite attese.  Nel frattempo, al parco, un nonno col nipotino collaborava solo a distrarmi con i suoi racconti dei vari incidenti avuti con animali. Alla fine sono tornata a casa senza aver trovato il modo di salvarla. L’idea di raccoglierla l’avevo subito scartata considerando quanto sono schizzinosa e poi quel movimento tra le mani non l’avrei contenuto.
Uscito da scuola mio figlio era arrabbiato perché aveva rivisto la tortorella ancora lí mentre i miei sensi di colpa crescevano. Così, alla fine, mi sono fatta convincere e nel bel mezzo del mio lavoro e dei suoi compiti, siamo tornati al parco in macchina. Abbiamo portato una scatola di cartone, un paio di guanti e un crostino di pane, determinati nella nostra missione di salvataggio. Arrivati nell’erba la tortora cercava di svolazzare mentre mio figlio indossava i guanti per prenderla.

Non sapeva da che parte sollevarla mentre l’ala si muoveva agitata. E tra un incitamento e una carezza sulla piccola testa, Continua a leggere

Una storia di paradiso

Ero sola ma mi bastavo, considerando le tante sensazioni che dovevo gestire. Il timore di essere inadeguata, la curiosità di ascoltare la conferenza, la preoccupazione di non riuscire a parlargli, la paura di maledirmi per aver sbagliato qualcosa. Tutta questa roba mica per uno a caso ma per l’illustre Pupi Avati. Col fratello Antonio avrebbe tenuto una conferenza, proprio nella stessa sala dove, pochi giorni, fa ho scoperto un mio piccolo contributo per la mostra di Bologna Experience.  Seduta in seconda fila avevo tutti i sensi spalancati per non perdere nemmeno un battito i ciglia di quella occasione irripetibile. Quindi ho assaporato ogni parola, ogni aneddoto e ogni sfumatura dei due fratelli Avati che raccontavano di Bologna la provinciale, di film e attori, di invenzioni e realtà tra una melanzana di Pasolini e un risotto di Giulietta Masina. E mentre Pupi si alzava in piedi, il fratello da seduto rispondeva, con una stima reciproca invidiabile. E poi gli ultimi due minuti e quaranta, Pupi ha lasciato un contributo sull’esperienza della vita ed io vedevo perfettamente davanti a me quello che diceva, come se in quel momento facesse la regia della mia immaginazione. E più parlava più sentivo una specie di intruglio avvolto che cresceva ad ogni frase. Ma alla fine quell’involto non ci stava più dentro, soprattutto quando le parole di Pupi hanno toccato i miei sentimenti. Ha fatto un elogio alla vulnerabilità e io a quel punto avrei voluto diventare pioggia.
Al termine mentre le persone si alzavano, ho preso coraggio a quattro mani e sono andata da lui. In piedi, in disparte, ho aspettato il mio turno e quando mi ha rivolto lo sguardo, mi sono presentata come “uno degli angeli di Dancing Paradise” (il film che girò col Piccolo Coro nel 1981)

1981 - RIPRESE DANCING PARADISE 2

e lui mi ha riconosciuta visto il recente scambio di mail per la mia storia MI MU MA.
E subito mi ha parlato di Mariele e di quel film che Padre Berardo avrebbe voluto realizzare, gli ho mostrato il logo dei Vecchioni di Mariele presente anch’esso alla mostra e mentre facevamo una foto ci siamo scoperti entrambi “scorpioni”…lui del 3 ed io del 17 novembre…infine ci siamo salutati con una raccomandazione…
Nella sala accanto servivano vino e stuzzichini ma nonostante la mia golosità, non sono riuscita a rimanere. Avevo troppe cose dentro che sono riuscita a fare scivolare fuori, mescolate alla pioggia.

Vecchiona di fatto

Sinceramente mai avrei creduto in un simile panico…ma facciamo un passo indietro…
ieri sera in occasione della festa dei 60 anni dello Zecchino d’Oro, il coro dei Vecchioni di Mariele è stato ospite per cantare un brano: “La banda dello zoo”.
Le prove sono state possibili all’ultimo momento e molti di noi non si ricordavano bene le parole, un po’ per l’emozione, un po’ per la mancanza di allenamento…infatti la maggior parte delle canzoni che cantiamo le abbiamo “marce in testa” (come dice la cara direttrice Luciana!) Sta di fatto che io sta banda dello zoo da bambina non l’ho mai cantata e tutte quelle frasette simili mi si mescolavano nella testa, alternate a momenti di buio totale. Continuavo a ripetere le parole da sola, poi con qualche corista, col foglio, senza foglio che ho accartocciato e scartocciato dalla tasca mille volte. Prima della prova abbiamo cercato di alleggerire la tensione con una birretta ma dopo poco ci è arrivata la comunicazione di salire sul palco quindi un bel bicchiere è caduto sulla mantellina di una corista mentre gli altri trangugiavano velocemente. E poi c’era tanta gente nella piazza, un maxi schermo che riprendeva bene bene le facce di tutti quelli sul palco e il mio terrore puro di sbagliare le parole. E tutti che mi prendevano in giro, chi ridendo, chi confondendomi, chi dando pacche sulle spalle ma l’idea di fare una simile figuraccia non mi si staccava di dosso poi proprio nella mia città, per me nella piazza più importante…
Prima di noi hanno cantato le Verdi Note ma deve esserci stato un errore della regia, visto che mentre cantavano mostravano dei video dove noi vecchioni ci ritrovavamo tra una risata e una lacrimuccia.
Infine è arrivato il nostro momento, accompagnato dal solito buio che si mette tra la musica e il pubblico, nel momento della concentrazione. Luciana ci ha diretto col suo modo così familiare che mi fa sentire a casa, tra i miei fratellastri dell’infanzia.
E le nostre note si sono sparpagliate nella piazza, nelle orecchie, sulle pareti della basilica e speriamo anche in qualche cuore…