Solo con gli occhi

Siamo presenti nelle panche della chiesa, troppo distanti l’uno dall’altra, dopo mesi di lontananza. Proprio oggi che di voglia di abbracciare e stringere ce n’è così tanto bisogno. Siamo qui a ricordarti con il sacrificio più grande per dei coristi che portano il tuo nome e non possono cantarti. Perché è proprio nel canto che ti sentiamo presente, negli attacchi e nelle pause, nelle parole scandite e sopra le note. Ci hai fatto il regalo più grande che è riuscire a diventare un tutt’uno in una canzone, nonostante le nostre storie così diverse, le nostre teste diventate dure e a volte spigolose. Nella dimensione corale da adulti quadrati diventiamo bambini in cerchio. Solo con gli occhi abbiamo potuto ricordarti, occhi pieni della tua musica.

La musica del tagliaerba

Succede anche stamattina e ci faccio caso perché non sono distratta da impegni impellenti. Sento da lontano la musica di un tagliaerba esaltata dal sole e torno sempre lá, nel grande prato del circolo di tennis dove andavo qualche domenica con papà. Riprovo quella sensazione di libertà, di attesa e noia, di spensieratezza e solitudine quando per ore inventavo il modo di passare quel tempo tutto mio mentre papà giocava a tennis. Qualche volta portavo la mia Graziella bianca, altre incontravo Federico che aveva spesso il singhiozzo e Letizia mentre volavamo sul dondolo alla velocità massima. E nella musica del tagliaerba respiravo quel profumo verde di mattino assolato, di corse ed elemosina di grissini al ristorante del circolo. La trasgressione della bottiglia di vetro di Coca Cola, tutta per me, che scendeva con un rumore secco dal distributore delle bibite. La Lilla e Whisky, i miei amici preferiti, anzi, solo la Lilla visto che Wisky mi aveva morso. Papà sudato fradicio e contento nel suo paese dei balocchi, di racchette da tennis e palline bianche, rosse sporche di terra e gialle. Papà felice e giovane, bello, pieno di energia. Non giocavamo insieme ma la sua contentezza mi ha insegnato a vivere.

Dolce sentire

Siamo in dieci Vecchioni a cantare nella chiesa dell’Antoniano per la messa dei morti, oggi, accidenti per un motivo in più. Sono poche le persone nelle panche e questo vuoto riempie di tristezza. Le parole di Fra Giampaolo parlano di vivere ogni giorno il presente come un tempo pieno e prezioso senza pensare a quando tutto tornerà come prima. Le frasi rimbombano negli spazi vuoti della chiesa e dell’anima e mi sento parte operante di questo pensiero. I brani che cantiamo non mi piacciono ma sono contenta di esserci, nonostante tutto, infatti per me cantare è pregare in un modo tutto mio. L’ultimo canto che ha scelto Luciana è “Dolce sentire”, non l’abbiamo mai provato ma è esattamente ciò che mi serve in quel momento. Infatti la sento tantissimo, nella misura in cui mi muove pensieri e sentimenti depositati in angoli stretti e bui dentro di me. È come una piccola luce che s’infila per illuminare e quando il frate sul finale si avvicina all’organo per accompagnarci col canto, la lucina esplode inondandomi di commozione. La musica per me sa fare questo e la mia gratitudine non sarà mai abbastanza.

Una ragazza dello Zecchino d’Oro

La storia del film “I ragazzi dello Zecchino d’Oro” ne racchiude tante, tra cui una, minuscola, striminzita, gioiosa e sofferta: la mia.

Quando scopro dalla Fondazione Mariele Ventre che gireranno il film, farei di tutto per  documentarlo nel sito di Testimonianze Musicali, che tratta proprio la storia dell’Antoniano! Pagherei oro per starmene immobile e muta in un angolo a guardare, fare foto, prendere appunti e scoprire come realizzano la storia che sento anche mia. Ma nessuno mi ascolta. Mi sento incompresa ma non ho nessun titolo per far parte di un lavoro cinematografico…nessun ruolo…non sono una giornalista ma una semplice blogger che resta appesa al suo filo molto sottile della scrittura amatoriale e una malinconica corista avvinghiata alle radici dell’infanzia.

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Proprio dalla terra di Padre Berardo

Ho puntato la sveglia presto per prepararmi con calma, come quando tengo particolarmente a qualcosa. Mi piacerebbe sentirmi gioiosa, come tutte le volte che incontro il mio caro coro ma oggi non ci riesco. Nella divisa che indosserò c’è un capo in più da aggiungere che rende tutto diverso, distante e strano. Stavolta non porterò Topo Gigio perché canteremo solo alla messa e devo ricordare il libretto per non scordare le parole che oggi, ahimè, canteremo senza basi. Sarà come uno spuntino dopo un lungo digiuno, infatti sono mesi che non ci troviamo, che non cantiamo, che restiamo uniti, appesi ad una chat in questa lontananza faticosa. Ho quasi paura a diventare felice, paura d’illudermi Continua a leggere

ZUM ZUM ZUM Zumando con Popoff

Non c’è nebbia tra le stradine di campagna che ci portano a San Vincenzo di Galliera. Sulle vetrate della Sala Bolelli di fianco alla chiesa, spiccano le locandine rosse del quinto Docu-Concerto di Testimonianze Musicali: “ZUM ZUM ZUM Zumando dal Piccolo Coro ai Vecchioni di Mariele”, che inizierà tra poche ore.

 

Sala Bolelli

 

 

Ci accoglie Valter alias Popoff, puntuale e sorridente, nel profumo di legno della sala spaziosa.  L’evento sosterrà il Progetto INclusione della Scuola paterna”Amici di Mariele” di cui è il direttore. Mi mostra la saletta dove il coro potrà cambiarsi e lo spazio per lo spizzico prima di cantare. Ha predisposto bibite, piattini e bicchieri, dolci e pocket coffee! poi arriveranno pizza e focaccia, preparati da una mamma della sua scuolina. Le piccole cose sono quelle grandi …
Il palco è ampio e allestito e lo osservo dalle varie prospettive. Salirci è uno dei momenti più intensi dell’attesa. 

 

 

 Intanto Claudio monta il PC collegando i vari cavi e inizia il momento più snervante in cui tutto deve funzionare: i microfoni, le casse e il maxischermo.  Dopodiché compiliamo il modulo SIAE, sistemo la scaletta per il coro e mostro a Valter i due video aggiunti per il Docu-Concerto di stasera: quello dedicato a Pia Pasquali (segretaria storica dell’Antoniano) e l’immancabile Popoff. Infatti il Docu-Concerto ci dà la possibilità di far conoscere e ricordare le persone e i personaggi significativi dell’Antoniano.
Tutto funziona  e mi sento tranquilla, pronta a gustarmi ogni momento. Esco qualche minuto nella campagna che mi avvolge in un improvviso senso di pace. Ne approfitto per girare un breve video, uno dei tanti che promuovono l’evento.

 

 

All’improvviso sbuca Fabrizio alias Arcibaldo che nel mondo del ping – pong è conosciuto come “Cobra” e invece di partecipare alle prove (disgraziato…) va ad allenarsi proprio qui vicino ma non prima di concedersi ad uno scatto, infatti è proprio lui il protagonista della locandina che Carla Cortesi disegnò negli anni ’70.

Finalmente arriva la prima corista, Angela, che ha travestito Topo Gigio, la nostra mascotte, da pesce per il gran finale e plastificato il testo della canzone di Popoff, trasformato in una copertina da 45 giri. Verso le 19 arrivano altri coristi, l’immancabile direttrice Luciana, qualche parente e Maria Antonietta Ventre. Iniziano il via vai dal palco alla saletta, gli schiamazzi e la confusione che sempre ci contraddistinguono. Durante le prove, escogitiamo il modo per aiutare tre coriste a salire sulla pedana altina, trovando una nuova occasione per divertirci su eventuali conseguenze catastrofiche… I volumi delle basi sono da sistemare insieme alle le voci fredde e stonate. Proviamo un pezzettino di ogni brano e la nuova proposta “Popoff” con il protagonista originale…è surreale questo gioco del tempo che ancora una volta ci fa divertire! 

 

 

 

 



Dopo la prova più complicata (l’ingresso sul palco) facciamo una pausa per mangiare qualcosa e prepararci mentre “i bassi” continuano il ripasso nella saletta tra una sala trucco improvvisata ed un passagggio continuo di coristi.

 

 



Stasera sono particolarmente calma, finalmente! Alle 20.30 aprono la sala al pubblico che sbirciamo dal tendone dello spazio pausa…ho invitato molte persone ma fioccano sul cellulare messaggi di treni persi, febbri e contrattempi dell’ultimo minuto. Intanto le panche si riempiono per neanche metà…”peccato”, penso anche se la prima persona per cui canto sono io…infatti cantare è come fare un viaggio in volo con le note e i pensieri. Poco prima dell’inizio dello spettacolo, Valter viene a ringraziarci e invece del tradizionale “m…a” che lui non gradisce (ma che invece ci augura il prete!) recitiamo un’Ave Maria. Una preghiera prima di cantare fa da anello stringendoci tutti in un cerchio di luce.Dopodiché al via di Valter usciamo in fila indiana, raggiungendo il palcoscenico dietro le quinte. Apre il Docu-Concerto con la sua presentazione mentre noi aspettiamo, scompigliati e confusionari. La stessa cosa che ci rende unici, il “tornare bambini”, diventa snervante nei momenti di tensione…Applausi. Silenzio. Inizia l’annuncio del Docu-Concerto e appena parte la voce registrata di Fabrizio, piombo nell’agitazione che credevo aver sconfitto. E invece no, non sarebbe la stessa cosa senza di lei! Buio in sala, mentre il maxi schermo proietta le immagini, alla parola “Vecchioni” incollata al nostro logo blu, usciamo per raggiungere il palco e la pedana per la seconda fila. Nessuno cade, tutto fila liscio. Sulle note di “ZUM ZUM ZUM”si accendono le luci su di noi, accecanti e salvifiche (per non vedere davanti…). Paola è la prima volta che partecipa come corista e spero le piaccia! Ogni tanto vedo che sbircia lo schermo e sorride…mentre mancano Cristina e Cinzia, ahimè ammalate. Ora mi accorgo con grande sorpresa che la sala si è riempita e partecipa immobile. Partono canzoni e video, notizie e interviste mentre sbircio la scaletta dal leggío. In alcuni punti del Docu-Concerto mi sento particolarmente esposta ma avendo deciso di realizzare un progetto simile, ho scelto di metterci anche la faccia, insieme al peso della responsabilità.

 

 

L’attenzione del pubblico è una conferma fondamentale per continuare a ripetere questo tipo di evento.
Cantiamo infastiditi da un fischio della cassa ma uniti in una sola voce, quella del nostro coro mentre la nostra preziosa direttrice ci tiene stretti con i suoi gesti! A un certo punto del concerto, dedichiamo un momento in ricordo di Pia Pasquali con le parole di Valter e il brano “Se per miracolo” (con i segni fantasiosi di Luciana per ricordarci le parole…!) 

Sul finale cantiamo “Sorridi sorridi” con i bambini della “Scuola paternale Amici di Mariele” e ciliegina sulla torta, l’immancabile Popoff. Ed è grande e indescrivibile il sentimento che cresce mentre la musica esce, rimbalza e gira tutta intorno a noi, avvolti da una storia meravigliosa…