Cara Lidia

Ogni volta che volevo gettare la spugna, arrivava puntuale una tua telefonata d’incoraggiamento, probabilmente per quei fili trasparenti che certe persone scelgono di annodare con altre. Abbiamo avuto poco tempo per conoscerci a fondo ma sei comunque riuscita a darmi la misura della tua vitalità, cara Lidia, che prendeva forma nei miliardi di iniziative che ti sei inventata, tutte con lo stesso proposito: fare del bene. E in questo bene così allargato ci sono finita anch’io, quando hai organizzato il primissimo incontro dei “Vecchioni di Mariele” che avevi chiamato “Gli intramontabili”, quando mi hai regalato quel Topo Gigio che tenevi nella casa al mare, quando mi portavi i pensierini della Bolivia per il coro e le nostre chiacchierate fitte al telefono…Con la tua generosità d’animo hai realizzato una quantità di opere di bene che nemmeno si conoscono! tutte le volte che ti chiedevo un intervista rimandavi, preferivi rimanere nell’ombra, come hai sempre fatto. Oggi ho avuto forte la percezione di un’altra colonna storica che crolla, che rafforza ancora di più il mio desiderio di condividere conoscenza e memoria. Non so come farò ora nei momenti di sconforto ma certamente t’inventerai ancora qualcosa…

Non c’è paura senza coraggio

Sola col mio quaderno e mille pensieri mentre aspetto il momento. Rimugino su come andrà l’incontro: “Dirò tutto? Nel modo che preferisco? Sarò sicura? Mi usciranno le frasi giuste? Diverse o sempre le stesse? I capelli troppo laccati? Parlerò con la mascherina? Si capirà quello che dico? Mi tremerá la voce? Dove sará esattamente? Sui gradini o sul crescentone? Servirà a qualcosa? Arriverà in orario?”

Calma, meglio tutta questa agitazione che rimanere immobile e non fare niente…

SCARPE IN FILA

Quando i miei figli erano piccoli ogni sera mi regalavano “pace” quando li coprivo con la coperta prima di dormire. Chiudevo la porta della loro camera e mi sentivo tranquilla, in pace col mondo, il mio piccolo mondo. Poi per anni ho perso questo senso di completezza, di chiusura pacifica delle mie giornate. Infinite volte mi sono sentita smarrita, inadeguata e terribilmente triste mentre loro crescevano più in fretta di me. In quest’anno così controverso ho ritrovato un rito che riportasse quel senso di serenità, indispensabile per stare bene: scarpe in fila, allineate all’ingresso di casa.

Solo con gli occhi

Siamo presenti nelle panche della chiesa, troppo distanti l’uno dall’altra, dopo mesi di lontananza. Proprio oggi che di voglia di abbracciare e stringere ce n’è così tanto bisogno. Siamo qui a ricordarti con il sacrificio più grande per dei coristi che portano il tuo nome e non possono cantarti. Perché è proprio nel canto che ti sentiamo presente, negli attacchi e nelle pause, nelle parole scandite e sopra le note. Ci hai fatto il regalo più grande che è riuscire a diventare un tutt’uno in una canzone, nonostante le nostre storie così diverse, le nostre teste diventate dure e a volte spigolose. Nella dimensione corale da adulti quadrati diventiamo bambini in cerchio. Solo con gli occhi abbiamo potuto ricordarti, occhi pieni della tua musica.

DOMINANDO

Per me i minuti diventano ore quando buttano giù una ad una le pedine del mio domino. Dei no, delle mancate risposte, delle false speranze che da grigi diventano neri, buchi e spazi vuoti. Dai vuoti ai pieni di pensieri storti che tolgono l’equilibrio alle pedine del domino che “TAC, TAC, TAC” cadono. La scatola del mio passatempo preferito diventa un pezzo di cartone inutile. La afferro, la chiudo, la scuoto e la scaravento lontano mentre la guardo amareggiata. “Sei solo un gioco, non devo più prenderti sul serio”. Poi arriva un messaggio, una telefonata, un’idea e riprendo la scatola, la apro con indifferenza e rimetto le pedine in posizione…

La musica del tagliaerba

Succede anche stamattina e ci faccio caso perché non sono distratta da impegni impellenti. Sento da lontano la musica di un tagliaerba esaltata dal sole e torno sempre lá, nel grande prato del circolo di tennis dove andavo qualche domenica con papà. Riprovo quella sensazione di libertà, di attesa e noia, di spensieratezza e solitudine quando per ore inventavo il modo di passare quel tempo tutto mio mentre papà giocava a tennis. Qualche volta portavo la mia Graziella bianca, altre incontravo Federico che aveva spesso il singhiozzo e Letizia mentre volavamo sul dondolo alla velocità massima. E nella musica del tagliaerba respiravo quel profumo verde di mattino assolato, di corse ed elemosina di grissini al ristorante del circolo. La trasgressione della bottiglia di vetro di Coca Cola, tutta per me, che scendeva con un rumore secco dal distributore delle bibite. La Lilla e Whisky, i miei amici preferiti, anzi, solo la Lilla visto che Wisky mi aveva morso. Papà sudato fradicio e contento nel suo paese dei balocchi, di racchette da tennis e palline bianche, rosse sporche di terra e gialle. Papà felice e giovane, bello, pieno di energia. Non giocavamo insieme ma la sua contentezza mi ha insegnato a vivere.

Dolce sentire

Siamo in dieci Vecchioni a cantare nella chiesa dell’Antoniano per la messa dei morti, oggi, accidenti per un motivo in più. Sono poche le persone nelle panche e questo vuoto riempie di tristezza. Le parole di Fra Giampaolo parlano di vivere ogni giorno il presente come un tempo pieno e prezioso senza pensare a quando tutto tornerà come prima. Le frasi rimbombano negli spazi vuoti della chiesa e dell’anima e mi sento parte operante di questo pensiero. I brani che cantiamo non mi piacciono ma sono contenta di esserci, nonostante tutto, infatti per me cantare è pregare in un modo tutto mio. L’ultimo canto che ha scelto Luciana è “Dolce sentire”, non l’abbiamo mai provato ma è esattamente ciò che mi serve in quel momento. Infatti la sento tantissimo, nella misura in cui mi muove pensieri e sentimenti depositati in angoli stretti e bui dentro di me. È come una piccola luce che s’infila per illuminare e quando il frate sul finale si avvicina all’organo per accompagnarci col canto, la lucina esplode inondandomi di commozione. La musica per me sa fare questo e la mia gratitudine non sarà mai abbastanza.

Non rimandare mai le cose belle

Mettendo in ordine ho trovato un libricino che ho comprato in un mercatino per un amico. Ogni volta che passavo dalle sue parti mi ripromettevo di portarglielo ma una volta lo scordavo a casa, un altra, avevo poco tempo, un altra ancora pensavo di disturbarlo.
L’altro pomeriggio, finalmente mi sono decisa e senza nessun preavviso mi sono presentata con il mio piccolo regalo.
E lui non c’era più. Trasferito…
In quel preciso istante ho capito l’importanza di non rimandare mai le cose belle. Ma quanto prima lo raggiungo e glielo porto…