ORGOGLIO BOLOGNESE

Ieri sera ho accompagnato i bimbi all’Europa Auditorium perché con il Piccolo Coro Mariele Ventre, avrebbero cantato l’inno in occasione dell’apertura della stagione teatrale.
Alle 18.30 siamo entrati nel teatro e poco dopo i bambini hanno fatto le prove.
photo_2017-09-21_11-21-59Microfoni, posizioni, brusio e quella atmosfera eccitante che si vive durante un’attesa.
Dopodiché ci hanno riservato una sala dove abbiamo cenato con un ricco buffet mentre nel corridoio passavano personalità e sconosciuti.

Intorno alle 21 ci hanno fatto attraversare varie sale fino ad arrivare dietro al palcoscenico dove in silenzio i coristi prendevano posizione guidati da Sabrina.

Ed è incredibile la spinta che ho sentito quando girandomi ho visto il retro del palcoscenico, che mi ha fatto tornare piccola come un bambino. Entravo in silenzio un mondo parallelo fatto di cavi, luci intermezzate da un’aria pesante e sottile mentre il mio motore nel petto aumentava i giri.

Finalmente è iniziato l’inno e da dietro le quinte assaporavo il momento e il senso di fierezza era grande, ancora di più perché succedeva nella nostra città!

Sono stati bravi e il pubblico in sala era coinvolto…pur non vedendolo si sentiva anche da lì. Bravi non solo nel canto ma in quella compostezza ordinata ormai in via d’estinzione…

 

 

 

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TUTTO IL RESTO

La memoria è necessaria per ricordare le cose brutte affinché non si ripetano, così come è necessaria per ricordare le cose belle perché accadano ancora.

Ieri sono tornata a Pieve Santo Stefano, in occasione del concorso Saverio Tutino che raccoglie storie di memoria grazie al mio scritto: “MI MU MA, di Mio, di Musica, di Mariele“, una storia fatta di musica e accudimento, di contraddizioni e famiglia.


E dentro questa storia, resta di spalle Mariele, una piccola donna dalle grandi imprese, prima fra tutte la capacità di inventare uno spazio educativo e musicale a misura di bambino, proteggendone la spontaneità pur richiedendo il massimo da ognuno.
Ed è proprio questo che avrei voluto trasmettere con la mia storia ma come spesso accade, forse, si vede solo lo Zecchino d’Oro e tutto il resto rimane sconosciuto.
Tutto il resto.
Ecco, questo per me, che sono diventata madre, è stato un modello educativo immenso che goffamente ho provato a seguire.

Servivano gli occhi gioiosi e lo sguardo aperto per riuscire a leggere oltre alle apparenze senza necessariamente dover trovare tragedie o brutture. E ringrazio di cuore Ivana, la lettrice che ha scelto il mio diario portandolo nella sezione della lista d’onore, aprendo un varco per la mia storia che in realtà è quella di tanti, tantissimi bambini grati.

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UN’ALTRA STORIA

Domani proprio a quest’ora tornerò a Pieve Santo Stefano in occasione del Premio Saverio Tutino che raccoglie più di 8000 storie.
Parteciperò grazie al mio piccolo diario, all’incontro con i diaristi.
Scriverlo è stato bello, faticoso e necessario per scoprire altro di me e per far conoscere altro di Mariele Ventre e del Piccolo coro dell’Antoniano di Bologna dove ho vissuto l’intera infanzia.
Sono contenta di averlo depositato all’Archivio dei Diari perchè così la mia storia potrà essere vissuta da altri rimanendo viva.
Magari un giorno visitando il Piccolo Museo del Diario  la potrete conoscere…

ALLE 10.10

I primi di luglio avevo scritto ad un personaggio importante per raccogliere la sua storia da pubblicare sul sito di Testimonianze Musicali e in seconda battuta per chiedergli se avesse avuto voglia di leggere il mio scritto: “MI MU MA, di Mio, di Musica, di Mariele”.
Lui è una personalità e non sapevo neanche come e cosa scrivergli esattamente, perché tanto sapevo che, se fosse accaduto, sarebbe stato solo per caso e allora avrebbe avuto fretta e avrei dovuto catturarlo dalle prime righe.

Così ho cercato d’immedesimarmi immaginando di essere un uomo di una certa età con poco tempo e una mente zeppa di cose già vissute. E allora l’unico modo di scrivergli è stato il mio…quello sincero che rischia di essere ridicolo ma che trasmette sincerità.

La prima mail gliel’ho spedita il 3 di luglio.Nessuna risposta.
A metà luglio, speranzosa, gli ho inoltrato la seconda mail. Ancora niente.
Infine la terza i primi di settembre.
Niente.

Ma proprio stamattina, la coda dell’occhio ha catturato al volo una notifica.
Incredula ho aperto la mail con il cuore in gola ed ecco una risposta…con l’invito a spedirgli il mio scritto in cartaceo all’indirizzo indicato.
Così ho mollato tutto e sono corsa in copisteria a stampare un plico di fotocopie rilegate in un abbozzo di libro e sconvolta dall’adrenalina ho condiviso quell’emozione con una “voce amica” poi di volata in posta a spedirlo con la mano che mi tremava mentre scrivevo il suo nome.

E l’idea che questa persona possa leggere la mia storia è quanto di più eccezionale mi potessi aspettare.

Sto unendo delle linee che mi portano tutte allo stesso punto.
Sto vivendo delle continue coincidenze che leggo come la strada giusta…

 

 

OCCHI AL CIELO

Arrivando all’Antoniano, ho fatto un incontro ma non un’incontro qualsiasi…perchè ad aprire la porta c’era Liliana Caroli che con la sua voce squillante mi salutava allegra. Oggi faceva la portinaia, ieri accompagnava i solisti e domani…chissà! E raccontandomi di quando si mise a pulire lo studio televisivo per l’arrivo improvviso di un gruppo di persone, mi ha fatto ricordare quel motto che Padre Berardo ripeteva allo sfinimento: “Non lavoriamo per l’Antoniano. Siamo dell’Antoniano”.
Quando ero piccola questa frase mi faceva alzare gli occhi al cielo per la noia, ora me li fa alzare per dargli ragione….

ONORE ALLA MEMORIA

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L’8 settembre 1989 mentre a Pieve Santo Stefano s’inaugurava la “lista d’onore” per il concorso Saverio Tutino, io avevo 17 anni.
Lavoravo come apprendista commessa in un negozio del centro di Bologna. Nella foto sembro contenta, perché a quell’età ero convinta di esserlo. Finalmente non avevo più il peso della scuola, dei miei genitori che mi rimproveravano per i brutti voti e improvvisamente acquisivo indipendenza economica! un sogno per una 17enne che amava la moda, la musica e la libertà!  Oggi riguardando quella foto ho mille rimpianti di un’adolescenza sprecata a piegare maglie invece che a sfogliare libri e ad uscire con gli amici. E se non sono riuscita a viverla in quel tempo, è successo in seguito, quando, di tempo ne avevo. Così sono tornata a chiedermi chi ero, che cosa mi piaceva e che cosa sapevo fare. Oggi, all’età di 45 anni l’ho capito e aver raggiunto la “lista d’onore” di un concorso di scrittura, è una luce di speranza sul mio futuro. Scrivendo la mia storia ho ritrovato la mia identità, acquisito la consapevolezza che mi ha indicato una direzione.
La direzione della memoria…

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Memoria, scrittura e consapevolezza sono diventate direzione