Un’altra me

Quest’avventura delle interviste in diretta se è vero che è un gioco ha comunque delle regole che mi sono data da sola. Prima fra tutte, la preparazione delle domande cercando più informazioni possibili sull’ospite; seconda, la soddisfazione di togliermi più curiosità immaginabili senza diventare invadente. Terza ma non ultima, la capacità di fare sedere nel mio salotto l’intervistato, cercando un’intimità amicale nonostante la distanza. E tutto ciò richiede un dispendio di energie enorme che ne trova forza dalla soddisfazione finale. Un’altra me.
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Il senso del Sentimento

Cerco una parola che descriva il mio stato d’animo che continuamente agisce, muovendomi cervello e cuore: “Sentimento”, la facoltà e l’atto del sentire. Sentire il battito che accelera, la pelle che si accartoccia, la curiosità che diventa ricerca, il pensiero che si allarga, la  scoperta che meraviglia, la costruzione che soddisfa. Tutto questo ha un senso, il mio senso, il senso del sentimento.

La mia isola felice

Il mio modo di reagire al disastro che s’insinua in ogni angolo del cervello, è questo. Tutto come se niente fosse nel mio piccolo studio dove mi rifugio, per saltellare nel mio mondo incantato. La passione costruita in questi anni ora più che mai ha un senso perché è diventata la mia àncora, la mia isola felice dove riesco a stare bene. Ci ho pensato molto all’impressione che potrei dare a chi legge i miei post , ora poi mi sono lanciata anche nei video…ma la necessità di reagire è più forte della paura del giudizio. Non voglio mancare di rispetto al Dolore che bussa incessante a qualsiasi porta ma solo farmici trovare con un lieve sorriso…

IL VOLO A MEZZ’ARIA

A mezzanotte meno due smangiucchio una fetta ai tre cereali dopo la trasgressione di aver aperto la bottiglia calda di Fragolino. Ondeggio in piedi nel bel mezzo della cucina e mi guardo intorno. Tutto quello che mi circonda ha un significato: i due peperoncini di legno appesi, comprati in Sardegna milioni di anni fa, le stelle fiorate secche della montagna raccolte in una vacanza, le calamite regalate da mio figlio dopo una gita, le stesse che il gatto butta giù con prepotenza ogni volta che esige il pasto, il Pinocchietto nell’altra parete comprato a Firenze in un giorno di sole, il lampadario di rame e gocce di vetro infilato in valigia da Sharm in quella sera che volevo comprarli tutti, il depliant del paradiso dei giardini del Casoncello, meta paradisiaca, il bottiglino con la sabbia azzurra, esperimento scolastico. Tutto ha un significato o meglio a tutto do un significato. E se da un lato è meraviglioso e poetico, dall’altro è una trappola da cui non riesco ad uscire. Tutto questo pensare è faticoso e impegnativo. In alcuni momenti fa volare alto ma talmente alto da sentirmi sola. È la mia condizione che rifiuta il volo a mezz’aria…

Non ci sono riuscita

Non ci sono riuscita a stare dentro alle righe, quelle che scrivi e segui dritte. A sedici anni lavoravo in un salone per parrucchieri cercando una direzione, dirottata poi sui negozi di abbigliamento. Ero alla spasmodica ricerca di un’identità che non trovavo e non tornerei indietro per nessuna cosa al mondo. La scrittura mi piaceva ma scarabocchiata sui diari non mi dava soddisfazione. Avevo bisogno di essere letta, criticata o apprezzata ma vista, notata. È stata utile nel tempo quando volevo fare sentire qualcosa, poi è diventata indispensabile per scoprirmi. Grazie a Lei mi sono tirata fuori un pezzettino alla volta per poi capire che quei pezzettini cambiano continuamente. È stata la mia ancora di salvezza e tutte le volte in cui si blocca non sto come vorrei. E quando mi rileggo non mi riconosco più.

ZUM ZUM ZUM Zumando con Popoff

Non c’è nebbia tra le stradine di campagna che ci portano a San Vincenzo di Galliera. Sulle vetrate della Sala Bolelli di fianco alla chiesa, spiccano le locandine rosse del quinto Docu-Concerto di Testimonianze Musicali: “ZUM ZUM ZUM Zumando dal Piccolo Coro ai Vecchioni di Mariele”, che inizierà tra poche ore.

 

Sala Bolelli

 

 

Ci accoglie Valter alias Popoff, puntuale e sorridente, nel profumo di legno della sala spaziosa.  L’evento sosterrà il Progetto INclusione della Scuola paterna”Amici di Mariele” di cui è il direttore. Mi mostra la saletta dove il coro potrà cambiarsi e lo spazio per lo spizzico prima di cantare. Ha predisposto bibite, piattini e bicchieri, dolci e pocket coffee! poi arriveranno pizza e focaccia, preparati da una mamma della sua scuolina. Le piccole cose sono quelle grandi …
Il palco è ampio e allestito e lo osservo dalle varie prospettive. Salirci è uno dei momenti più intensi dell’attesa. 

 

 

 Intanto Claudio monta il PC collegando i vari cavi e inizia il momento più snervante in cui tutto deve funzionare: i microfoni, le casse e il maxischermo.  Dopodiché compiliamo il modulo SIAE, sistemo la scaletta per il coro e mostro a Valter i due video aggiunti per il Docu-Concerto di stasera: quello dedicato a Pia Pasquali (segretaria storica dell’Antoniano) e l’immancabile Popoff. Infatti il Docu-Concerto ci dà la possibilità di far conoscere e ricordare le persone e i personaggi significativi dell’Antoniano.
Tutto funziona  e mi sento tranquilla, pronta a gustarmi ogni momento. Esco qualche minuto nella campagna che mi avvolge in un improvviso senso di pace. Ne approfitto per girare un breve video, uno dei tanti che promuovono l’evento.

 

 

All’improvviso sbuca Fabrizio alias Arcibaldo che nel mondo del ping – pong è conosciuto come “Cobra” e invece di partecipare alle prove (disgraziato…) va ad allenarsi proprio qui vicino ma non prima di concedersi ad uno scatto, infatti è proprio lui il protagonista della locandina che Carla Cortesi disegnò negli anni ’70.

Finalmente arriva la prima corista, Angela, che ha travestito Topo Gigio, la nostra mascotte, da pesce per il gran finale e plastificato il testo della canzone di Popoff, trasformato in una copertina da 45 giri. Verso le 19 arrivano altri coristi, l’immancabile direttrice Luciana, qualche parente e Maria Antonietta Ventre. Iniziano il via vai dal palco alla saletta, gli schiamazzi e la confusione che sempre ci contraddistinguono. Durante le prove, escogitiamo il modo per aiutare tre coriste a salire sulla pedana altina, trovando una nuova occasione per divertirci su eventuali conseguenze catastrofiche… I volumi delle basi sono da sistemare insieme alle le voci fredde e stonate. Proviamo un pezzettino di ogni brano e la nuova proposta “Popoff” con il protagonista originale…è surreale questo gioco del tempo che ancora una volta ci fa divertire! 

 

 

 

 



Dopo la prova più complicata (l’ingresso sul palco) facciamo una pausa per mangiare qualcosa e prepararci mentre “i bassi” continuano il ripasso nella saletta tra una sala trucco improvvisata ed un passagggio continuo di coristi.

 

 



Stasera sono particolarmente calma, finalmente! Alle 20.30 aprono la sala al pubblico che sbirciamo dal tendone dello spazio pausa…ho invitato molte persone ma fioccano sul cellulare messaggi di treni persi, febbri e contrattempi dell’ultimo minuto. Intanto le panche si riempiono per neanche metà…”peccato”, penso anche se la prima persona per cui canto sono io…infatti cantare è come fare un viaggio in volo con le note e i pensieri. Poco prima dell’inizio dello spettacolo, Valter viene a ringraziarci e invece del tradizionale “m…a” che lui non gradisce (ma che invece ci augura il prete!) recitiamo un’Ave Maria. Una preghiera prima di cantare fa da anello stringendoci tutti in un cerchio di luce.Dopodiché al via di Valter usciamo in fila indiana, raggiungendo il palcoscenico dietro le quinte. Apre il Docu-Concerto con la sua presentazione mentre noi aspettiamo, scompigliati e confusionari. La stessa cosa che ci rende unici, il “tornare bambini”, diventa snervante nei momenti di tensione…Applausi. Silenzio. Inizia l’annuncio del Docu-Concerto e appena parte la voce registrata di Fabrizio, piombo nell’agitazione che credevo aver sconfitto. E invece no, non sarebbe la stessa cosa senza di lei! Buio in sala, mentre il maxi schermo proietta le immagini, alla parola “Vecchioni” incollata al nostro logo blu, usciamo per raggiungere il palco e la pedana per la seconda fila. Nessuno cade, tutto fila liscio. Sulle note di “ZUM ZUM ZUM”si accendono le luci su di noi, accecanti e salvifiche (per non vedere davanti…). Paola è la prima volta che partecipa come corista e spero le piaccia! Ogni tanto vedo che sbircia lo schermo e sorride…mentre mancano Cristina e Cinzia, ahimè ammalate. Ora mi accorgo con grande sorpresa che la sala si è riempita e partecipa immobile. Partono canzoni e video, notizie e interviste mentre sbircio la scaletta dal leggío. In alcuni punti del Docu-Concerto mi sento particolarmente esposta ma avendo deciso di realizzare un progetto simile, ho scelto di metterci anche la faccia, insieme al peso della responsabilità.

 

 

L’attenzione del pubblico è una conferma fondamentale per continuare a ripetere questo tipo di evento.
Cantiamo infastiditi da un fischio della cassa ma uniti in una sola voce, quella del nostro coro mentre la nostra preziosa direttrice ci tiene stretti con i suoi gesti! A un certo punto del concerto, dedichiamo un momento in ricordo di Pia Pasquali con le parole di Valter e il brano “Se per miracolo” (con i segni fantasiosi di Luciana per ricordarci le parole…!) 

Sul finale cantiamo “Sorridi sorridi” con i bambini della “Scuola paternale Amici di Mariele” e ciliegina sulla torta, l’immancabile Popoff. Ed è grande e indescrivibile il sentimento che cresce mentre la musica esce, rimbalza e gira tutta intorno a noi, avvolti da una storia meravigliosa…