E vissero per sempre felici e contenti

Come in tutte le favole che si rispettino, esistono anche i “cattivi”. In genere s’incontrano e si sconfiggono perché le favole devono avere sempre un lieto fine. Ma per farlo ci sono spesso degli alleati o degli espedienti particolari.  Lo stesso accade nelle “favole vere” in cui prima o poi si presentano dei problemi, degli ostacoli, delle differenze che incrinano l’atmosfera, l’incantesimo. E la vera favola sta proprio nel cambiamento, non degli altri ma di noi stessi.

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La bambola minuscola sotto al quadro

c’è stato un momento di questo pomeriggio in cui mi sono sentita minuscola. Ero seduta su un divano enorme, in un palazzo dai soffitti altissimi dove alle pareti c’erano dei quadri antichissimi che occupavano grandi spazi. In quelle proporzioni sembravo una bambolina appoggiata per sbaglio. Il cuore batteva all’impazzata e continuavo a ripetergli di rallentare, che non c’era niente di cui preoccuparsi. Poi ha seguito la fase “mistica” dove avevo bisogno di una mano e così ho iniziata a cercarla in quel quadro enorme una mano e ce n’era più di una e allora mi sono detta che potevo stare tranquilla. Cercavo segni di familiarità con quello che stavo facendo e quel piede dentro un sandalo con le fasce di cuoio, come quelli che vendo in negozio, sembrava di un frate. Dentro di me cercavo un sostegno, un senso e mi dicevo che sono pazza a buttarmi in queste cavalcate di adrenalina. Poi al centro del quadro, in basso, ho letto “Rossi” e mi sono calmata. Rossi come Padre Berardo Rossi, ecco sto impazzendo ma da qualche parte dovrò pure trovare un senso? Perchè stavo per incontrarmi con l’Assessore alla Cultura per parlargi del mio progetto che non è un progetto, della mia soddisfazione che non ha guadagno, della mia storia che a nessuno certo interessa. E mi sono guardata dall’alto vedendomi proprio minuscola mentre pensavo a chissà quante cose ha da fare un assessore che ascoltare i segni e i sogni di una donna bambina. Ecco, forse è questo il punto, che c’è una parte di me che vuole rimanere bambina, vuole ancora avere paura, cercare, stupirsi, sentirsi stupida e minuscola.

Like a virgin

Era il 2014 quando mi lanciavo nell’interpretazione di una “Like a virgin” nostrana, per il saggio di una scuola musicale che per due anni, mi ha ingaggiata come interprete di tutte le canzoni che i bambini dovevano suonare.
Questa è stata la mia preferita, forse perché sono riuscita a divertirmi!
E ciò che custodisco con grande tenacia sono il coraggio e l’entusiasmo che spreco quando mi butto in una nuova avventura, proprio “come una vergine!”

Stamattina ho cambiato borsa

Stamattina ho cambiato borsa. Ne ho scelta una più ampia dove non devo incastrare la roba, più colorata anche se mi lega col vestito, più comoda da indossare.

E dalla borsa sono passata all’auttobus. Ho preso un’altra linea che farà un altro percorso anche se dovrò fare una bella scarpinata.

Mi sono fatta la coda, visto che ogni volta me la disfo, perché sta bene col vestito.

É dai piccoli gesti quotidiani che inizio i miei cambiamenti. Perché non sono capace di restare chiusa nei cerchi stretti delle abitudini. L’aria si vizia, la noia appiattisce, la ripetizione impigrisce.

Stamattina ho cambiato borsa ed é solo il primo gesto di un nuovo giorno.