Mi sono sempre piaciute le scimmie perchè assomigliano tanto al genere umano e soprattutto perchè sono buffe e curiose. Da bambina per un certo periodo erano la mia passione…

Oggi ho trovato un video in rete che ha catturato la mia attenzione proprio grazie alle scimmie e per “un’appassionata (fissata?) di significati” come sono io, ne ho trovati veramente tanti.

Oggi, rispetto al video, sono una scimmia “arrampicata alla scala” che dondola, ad un’altezza smisurata. Per anni ho allenato la mia creatività partendo dall’osservazione minuziosa poi passando alla scrittura. Sono uscita dal branco cercando la mia strada, trasformando la frase odiosa:

è sempre stato così
in
è sempre stato così perché e potrebbe (o non dovrebbe) diventare…

Ho inseguito l’intuitività salendo i gradini della scala, molte volte sbattendo il sedere per terra! Ora sono salita ancora, ma il casco di banane nemmeno lo vedo, mentre dondolo penzolante ma pur sempre appassionata…

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A piccoli passi

Uno short film, ispirato da una vicenda di Gandhi (scritto da Mohammed Maher e diretto da Sarah Rozik) con svariate chiavi di lettura, differenti a seconda della propria percezione.


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Per un’appassionata di scarpe come me, la prima cosa che mi è venuta in mente è stato il regalo che mi feci col mio primo stipendio: “le Creeper”. Il mio primo passo verso l’indipendenza, all’età di sedici anni, rappresentato da un paio di scarpe.

Poi ho pensato al futuro e alla speranza, espresso dall’altruismo dei bambini.

Infine ho guardato lo stesso filmato pensando agli occhi di qualcuno che desidera fortemente qualcosa e che nemmeno s’immagina di poterlo raggiungere. Poi un imprevisto, un piccolo incidente di percorso e il sogno diventa realtà.

 

 

CHI È LEI?

Quando ho scattato questa foto ero nel camerino di uno studio televisivo, chiamata per caso poche ore prima. Ricordo perfettamente che ho avuto un momento di smarrimento quando vedendomi riflessa nello specchio ho visto l’altra che mi ha chiesto che cosa stessi cercando. Perché é così che mi sono abituata ad andare avanti, giorno per giorno, cercando di avere sempre tutto sotto controllo. Ma questo attaggiamento rivela soltanto insicurezza e paura. Tutte le volte che ho mollato la presa, mi sono scoperta incredibilmente coraggiosa, creativa e leggera. E anche in quel pomeriggio d’estate dopo l’esperienza in quello studio romano, ho capito quanto sia importante cavalcare le onde di vento e di mare, quelle che innalzano e quelle che affogano. Meglio il continuo movimento che una terribile immobilità.