20 anni e sentirli tutti

Proprio oggi, 20 anni fa ero a casa dei miei, in salotto con la finestra aperta mentre Silvia mi faceva bella. Stranamente ero calma, estremamente calma al contrario di tutte le persone intorno. Dopo mesi di preparativi e pianificazioni è arrivato il 17 maggio insieme a 130 invitati con relative bomboniere confezionate una ad una da papà. Avevo assoldato il fidanzato di mia sorella perché controllasse la puntualità dello sposo perché arrivare davanti alla chiesa per prima sarebbe stato tremendo…il mio vestito era perfetto perché era semplice e comodo…un po’ meno le scarpe (che erano costate di piu dell”abito)…prima di arrivare al portone della chiesa, ho convinto la mia amica/autista a fermarsi davanti al bar Rosso Blu per fumarmi una paglia mentre mio padre era spazientito…scesa dalla macchina, sarei risalita perché tutti quegli occhi addosso appesantivano il momento…lo sposo era incredibilmente in orario! elegante e imbarazzato mentre la messa é stata celebrata da un prete odioso nonostante la mia sete di condivisione…mio padre commosso quando mi ha consegnata allo sposo davanti all’altare…la fede che non entrava nel dito del futuro sposo..il mio pianto singhiozzante sull’Ave Verum cantata da un gruppo di amici, ex coristi del Piccolo Coro…l’uscita dalla chiesa raggiante e i festeggiamenti gioiosi e goderecci “(hanno” mangiato tutti benissimo!)

Poi grazie al video posso mantenere vivi molti ricordi di quel giorno che alla sera avevo dimenticato perché il mio cervello non aveva posto sufficiente per tutte quelle emozioni contrastanti.

Però ricordo bene il giorno dopo quando io e il mio sposo novello, sotto ai portici del nostro nuovo paese di residenza, abbiamo pensato: “Cavolo siamo sposati” con una sensazione spiacevole. Lo desideravamo da tempo e non c’era nessuna gravidanza in corso ma in quel momento ci siamo spaventati.

20 anni sono tanti soprattutto per due come noi che ci siamo vissuti tanto anche grazie alle scelte lavorative. Intanto siamo cresciuti, siamo invecchiati, siamo cambiati e di quella sbarbina di 20 anni fa non trovo molte cose in comune. É stato bello ma é stato anche brutto, é stato facile ma anche estremamente difficile.

AD OCCHI CHIUSI

Stamattina in cucina ti ho chiesto se l’avresti rifatto e tu mi hai risposto “ad occhi chiusi”. Ma in questi ultimi anni credo che gli occhi li avrai chiusi tante volte..quando cercando le mie inclinazioni ho trascurato le faccende, i manicaretti e tutto ciò che si da per scontato faccia una moglie che lavora da casa. Li hai chiusi quando ho iniziato a parlarti di scrittura, di blog, di borse di juta e di tutte le cose che faccio senza misura. Continui a chiuderli quando non riempio la bottiglia dell’acqua o ti trascuro per uscire con l’amica o canto in due cori e in un gruppo, prendendomi tutto il tempo che voglio. Ma d’altronde lo sapevi che come dicevi tu ero “una cartolina” quindi continua a chiudere gli occhi e avrai a fianco una persona felice.

MIMOSE OGNI GIORNO

Mio marito cucina, fa la spesa, pulisce casa, fa la lavatrice e qualsiasi altra faccenda, con normalità.
E molte donne si stupiscono, quando sono io a stupirmi di loro.

Spesso esco la sera per cantare nel coro o nel gruppo o uscire con la mia amica o per le tante cose che ho voglia di fare.
E molte donne si stupiscono, quando sono io a stupirmi di loro.

Quando usciamo io e mio marito per fare la spesa o in un negozio di casalinghi, le commesse si rivolgono a me e quando rispondo che è coinvolto anche lui, si stupiscono, quando sono io a stupirmi di loro.

Perché non sono la mimosa o il mazzo di fiori a rendere una donna importante ma “le stesse cose” che ogni giorno ci si spartisce.

Io la Festa della donna la festeggio ogni giorno.

LASCIA CHE TI PORTI CON ME PERCHÉ STO ANDANDO AI CAMPI DI FRAGOLE

Il giorno prima avevo comprato il disco di Candy Flip con la canzone: Strawberry Fields Forever dei Beatles.

Strawberry
Nel testo della canzone dice: “Lascia che ti porti con me perché sto andando ai campi di fragole”.
Alla ricerca di qualcuno con cui camminare ad occhi chiusi.
Senza saperlo, il giorno dopo ho incontrato quel compagno di viaggio. Ci siamo presi per mano e stiamo ancora camminando insieme… Continua a leggere

“NON MI RICORDO” UNA PLATEA BLOCCATA…

In un delizioso teatro gremito da 180 persone è accaduto qualcosa di straordinario: a fine rappresentazione nessuno si alzava e continuavano gli applausi scroscianti.
Non ho capito se fosse per lo stupore, lo sconvolgimento, la riconoscenza o chissà che altro.
Tra questi seduti, c’ero anch’io e la mia sensazione era di voler ascoltare ancora, magari per essere contagiata anche solo in parte da tutto quel coraggio…

Questo è successo ieri sera al teatro del Cassero a Castel San Pietro Terme, in occasione dello spettacolo “Non mi ricordo” di  e con Ginetta Maria Fino e Giuseppe Mainieri con la regia di Corrrado Nuzzo e Maria Di Biase.

Dentro un’ora abbondante hanno raccontato Continua a leggere