PRIMA DI

Mancavano pochi minuti al mio appuntamento cosí sono entrata in chiesa dove c’eravamo solo io, Sant’Antonio e il bimbo. Mi guardavano da lontano e avevo timore ad avvicinarmi. Come da bambina mi piaceva immaginare che le statue si animassero, l”ho fatto accadere. Cosí Sant’Antonio mi ha chiamata: “Franceschina!” mentre il bambinello rideva.

Infine, tesa com’ero, ho sciolto le spalle e ho respirato solo pace.

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IL MISTERO NELL’ARIA DI BOLOGNA

Ieri sera era freddissimo soprattutto nella corrente dei portici del Pavaglione ma io e la mia amica non abbiamo desistito. Alle 20.19 eravamo le turiste numero uno al raduno in Piazza Galvani per la gita con Bologna Magica, alla scoperta di “Bologna Occulta 9 Misteri Per 9 Secoli Di Storia” con le passeggiate nei segreti della città.
Gli autori  e la direzione artistica di questo percorso sono dal 1995 Morena Poltronieri ed Ernesto Fazioli, dell’associazione culturale Mutus Liber.

Prima di iniziare il giro molte persone chiedevano informazioni a noi che nella nostra piccola ignoranza ci sentivamo lusingate…poi è accaduto qualcosa di strano…ci siamo scattate una foto e sullo sfondo è apparsa la scritta “scarpe” come una specie di segnale. Infatti io e lei abbiamo lavorato insieme per una vita in un negozio di scarpe e per altre strane coincidenze ci siamo ritrovate dopo tantissimi anni. Ma non so se siano coincidenze o segnali.

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Eccolo!

Ieri sono successe molte cose.
Ho deciso di mettere fine alla storia che ho scritto. Ero perplessa perché ogni volta che la rileggevo mancava qualcosa o c’era troppo. Poi ho aperto la posta e ho ricevuto una mail da una signora che gentilmente mi ha fatto un dono: un video del coro mai visto che risale al lontano anno in cui andammo alle Canarie. Con il cuore in gola l’ho guardato e ho capito che quello era un segno e non una semplice coincidenza. Così ho sistemato Continua a leggere

Domani dovrò stampare una nave affondata, ritagliare ed incollare un testo in “fang song”, rovistare l’armadio per cercare abiti bianchi, stanare fiori di lavanda e raccoglierli, da qualche parte, senza farmi vedere. Trovare una scatola in legno, grande quanto un paio di forbici e caricare in macchina uno sconosciuto da riconoscere alla fermata dell’autobus per il suo zaino nero.  Poi, rispolverare melodie del passato in dialetto e cantarle senza paura né vergogna, accompagnata da un organetto improvvisante.
Sembrano le istruzioni di una caccia al tesoro. Qualcosa di simile.

 

caccia

La prima volta che provo un brano con il gruppo è come indossare un vestito nuovo.

Quando i musicisti iniziano a cucire le note entro nel camerino di prova dove il microfono è il mio specchio.

BranoMi guardo, ascoltandomi e magari mi piace e diventa mio.

Qualche volta il capo è perfetto, proprio della mia misura, del giusto colore e che rispecchia il mio umore.

Altre volte ha bisogno di essere sistemato magari solo nell’orlo, sul finale, oppure in vita, nel ritornello o semplicemente nella sfumatura del tono.

E questo shopping musicale riesce a vestirmi fuori e dentro.