Apro la porta fragilina, il vetro sbatacchia e devo stare attenta a non romperla.
Entro e mi faccio abbracciare, carezzare, coccolare.
In piedi, mentre aspetto il mio turno, mi sazio con il naso e con gli occhi.
Anche se il posto è piccolo e spartano, il beneficio è assicurato.
Nel mio panificio faccio la cura del “profumo del pane”.

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