Mi sono sempre piaciute le scimmie perchè assomigliano tanto al genere umano e soprattutto perchè sono buffe e curiose. Da bambina per un certo periodo erano la mia passione…

Oggi ho trovato un video in rete che ha catturato la mia attenzione proprio grazie alle scimmie e per “un’appassionata (fissata?) di significati” come sono io, ne ho trovati veramente tanti.

Oggi, rispetto al video, sono una scimmia “arrampicata alla scala” che dondola, ad un’altezza smisurata. Per anni ho allenato la mia creatività partendo dall’osservazione minuziosa poi passando alla scrittura. Sono uscita dal branco cercando la mia strada, trasformando la frase odiosa:

è sempre stato così
in
è sempre stato così perché e potrebbe (o non dovrebbe) diventare…

Ho inseguito l’intuitività salendo i gradini della scala, molte volte sbattendo il sedere per terra! Ora sono salita ancora, ma il casco di banane nemmeno lo vedo, mentre dondolo penzolante ma pur sempre appassionata…

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Il grillo non vuole fare cri cri

Quel pomeriggio continuava a ripetere che no, non avrebbe cantato. Gli avevo girato il brano da imparare con largo anticipo ma no, non c’era verso. Accampava scuse dicendo che era troppo difficile, che non era capace, che era stonato e non c’era verso di convincerlo. Allora cos’era venuto a fare nella sala di registrazione? Avremmo dovuto cantare insieme…non si poteva tirare indietro ma allo stesso tempo si vergognava. Così prima ho cantato da sola per fargliela sentire poi una frase alla volta si è convinto unendosi al canto.

E solo la musica può fare questi miracoli, come quello di fare cantare due persone insieme a tre anni poi a quarantasei.

 

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Alla porta

Tristezza, eccola che si presenta.
E invece d’ignorarla le apro la porta come se la stessi aspettando.
E invece di sbatterla fuori, la faccio sistemare comoda mentre ascolto musica triste.
La vivo, la sento ed è come se si potesse toccare, come se fosse un altro pezzo di me.

Gioia, eccola che saltella.
E invece di aprirle la porta faccio finta di dover uscire.
E invece di tirarla per un braccio e abbracciarla, la saluto a malapena.
La temo, la cerco ma è come se fosse impalpabile, come se volesse scappare da me.

A piccoli passi

Uno short film, ispirato da una vicenda di Gandhi (scritto da Mohammed Maher e diretto da Sarah Rozik) con svariate chiavi di lettura, differenti a seconda della propria percezione.


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Per un’appassionata di scarpe come me, la prima cosa che mi è venuta in mente è stato il regalo che mi feci col mio primo stipendio: “le Creeper”. Il mio primo passo verso l’indipendenza, all’età di sedici anni, rappresentato da un paio di scarpe.

Poi ho pensato al futuro e alla speranza, espresso dall’altruismo dei bambini.

Infine ho guardato lo stesso filmato pensando agli occhi di qualcuno che desidera fortemente qualcosa e che nemmeno s’immagina di poterlo raggiungere. Poi un imprevisto, un piccolo incidente di percorso e il sogno diventa realtà.

 

 

Su tutto

Stamattina sono stata a casa di un amico, padre di due bimbi piccoli. La madre non c’era perché era in palestra. Così mi sono chiesta com’ero io alla stessa età dei suoi figli e mi sono risposta. So per certo di aver dato tutta me stessa, anima e corpo, cuore e cervello, investendo tutto il mio tempo su loro. Spesso, soprattutto in questo periodo faticoso, mi dico che ho sbagliato perché questo investimento, volente o nolente, mi ha creato delle aspettative a volte inconsce, con il risultato che ogni loro fallimento era per me, doppio. Poi è arrivata l’adolescenza che ha creato scosse e strappi, lacrime e dispiaceri indispensabili a loro per staccarsi da me e a me per staccarmi da loro. Così prima che questo distacco diventasse voragine, mi sono cercata nelle mie passioni, nelle mie attitudini, nelle mie riflessioni. Ora mi sento una madre diversa che ha anche una propria identità che non è esclusivamente un prolungamento dei figli. La fatica più grande diventa il loro giudizio, spesso schiacciante. Ieri mentre giravo per negozi con mia figlia lei mi ha detto: “Mamma conteniti, non essere te stessa!”. Più tardi, tornando a casa in macchina, mi sono fatta seria e le ho chiesto:

“Ma tu mi stimi?”
E lei:” In che senso?”
E io: “Nel senso se hai stima per me, per come sono, per quello che faccio!”
E lei: “Si”
E io ancora: “Ma in cosa mi stimi?”
E lei: “Su tutto”.

Non so se fosse un guizzo di buonumore per il giro fatto insieme per negozi ma è stato molto, molto confortante.