Pausa pranzo con Zhang

Magari io e Zhang ci siamo incrociati nel 1989 in centro a Bologna. Mentre io iniziavo a fare la commessa, lui imparava la street – art! in ogni caso, ci siamo incontrati sabato, seppure metaforicamente, nella mia pausa pranzo. Infatti, eccomi a Palazzo Fava per scoprire la mostra ” META – MORPHOSIS  di Zhang Dali: 220 opere sparse tra dipinti, sculture, foto e installazioni.
Senza saperlo scopro che oltre al 1989, abbiamo qualcos’altro in comune visto che tutte le sue opere sono una riflessione sulla perdita della memoria.

Nell’atrio scorgo la prima opera e solo successivamente scopro che la firma di Zhang è AK-47 (sigla di un’arma) o K18 (sigla dell’oro) che sono i simboli della violenza e del potere economico.

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Parti di arte

Secondo sabato lavorativo con pausa pranzo libera. Libera nel senso vero… libera di trascorrerla a piacere, sola e senza sensi di colpa. Quindi ho scelto un pranzo veloce e una visita alla mostra di Luigi Busi a Palazzo d’Accursio.
La gradinata era deserta e imponente mentre con i tacchetti cercavo di non imbalzarmi. Nella sala espositiva c’erano una trentina di opere ma solo una mi è piaciuta particolarmente ed era proprio la locandina della mostra.

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Osservando tutta quella bravura però, ho scoperto qualcosa di nuovo: avvicinando la fotocamera per lo scatto, i particolari erano molto più interessanti di tutto l’insieme. Ecco allora che ho iniziato a fotografare mani, parti del viso, gioielli…
Poi ho capito che guardare l’arte è farne parte perché se le opere non avessero spettatori allora non esisterebbero.

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Pausa pranzo con Gallizio

Sabato non avevo molto tempo nella pausa pranzo, ma nemmeno troppo poco per rinunciarci, così ho ingoiato due pizzette di Altero raffreddate dalla pioggia incessante e sono corsa al Mambo il museo d’Arte Moderna.
Digiuna di ogni cosa, mi sono fidata semplicemente della mia curiosità. E già solo quella sensazione di attesa e di scoperta per quello che stavo per vedere, dava piacere a quella visita mordi e fuggi. Il museo era deserto e molte delle cose che ho visto non le ho capite, combattuta tra l’ignoranza e la logica del gusto. Certe cose sembrano voler solo stupire a tutti i costi senza avere alcun senso e se magari ce l’hanno è talmente nascosto che è come se non l’avessero…però mi ha affascinato un’opera dove qualche carta di giornale sovrapposta a plastica, veniva intitolata “Capanni al mare”. E guardandola mi sono spiegata che l’arte in fin dei conti è anche quello che ognuno riesce a vedere e a riflettere. Un fantoccio di pezza con la testa inclinata da una parte, stava in bella mostra sotto ad una teca in vetro…quindi chissà che mostra avrei mai potuto organizzare io con tutti i pupazzi che girano per casa…Ma mentre giravo nelle sale, cercavo la mia opera preferita, perché era per quella che dovevo essere andata lì, ma dovevo ancora scoprirla. Proprio verso la fine l’ho trovata e l’ho scelta come vincitrice: una tela gigantesca intitolata ” Il teorema di Pitagora” di Pinot Gallizio.

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IL POETA DELLA CRETA

La curiosità fa strani scherzi e spinta da un’energia inspiegabile, sola, con 30 gradi, mi sono decisa ad andare alla mostra di Cleto Tomba a Castel San Pietro. Come al solito ci ho messo “un po’ più di tempo” a trovare il posto, nonostante il navigatore, ma ormai convivo con questo mio grande limite. Arrivata alla mostra, mi sono infilata giù per una scalinata silenziosa per poi sbucare in una sala dove una signora molto gentile mi porgeva la mappa. Per gentilezza l’ho presa pur sapendo che mi sarebbe servita ben a poco. Poi ho iniziato a guardare le piccole vetrine con le sculturine di Cleto Tomba, suddivise per tema. E avvicinandomi era incredibile notare la quantità di particolari che rendevano le figure così realiste. Intanto mi scappava l’occhio perché in realtà speravo di trovare qualche scultura del Piccolo Coro ma poco dopo mi sono accorta che non erano state esposte. Magari si trovano proprio all’Antoniano…Poi ho ascoltato qualche spiegazione del curatore, Piero Degliesposti che riusciva a fare rivivere quelle sagome con le sue parole.
Così mi sono gustata quelle sorprendenti opere d’arte sentendomi piccola come ogni volta che mi trovo di fronte a qualcosa di grande.

 

“EVA E LA SUA TERRA”

Siamo capitati a Cervia, grazie ad un sole caldo e alla voglia di una domenica pomeriggio diversa.
Il primo baracchino di piadine allettante é diventato la nostra sala da pranzo all’aperto, su sedie di plastica e altalene.
L”idea era di visitare il Museo del sale ma nel magazzino a fianco c”era una piccola Mostra: “Bella da vivere – Eva e la sua terra”. Continua a leggere

LO ZOO STRISCIANTE

Domenica, come ogni anno, mi sono fatta violenza e ho accompagnato la famigliola alla mostra dei rettili.
Ormai è diventata una tradizione dell’estate.
Le bestie da vedere sono più o meno sempre le stesse ma agli zucchetti piace sempre tornarci.

All’ingresso, regalano un fischietto luminoso ai bambini e prima di sera si rompe la membrana laterale.
Si svolge in un palazzetto dove luce e aria sono quasi assenti.
In questa penombra afosa, sembra di attraversare un paesaggio straniero.
Anche l’odore è inusuale in un misto di rettili, roditori e soggetti strani.
Tra le file si possono osservare teche contenenti schifezze di ogni specie: dai serpenti alle vipere, dai ratti ai gerbilli, dalle esche di insetti vivi alle larve, dai pesci rossi ai camaleonti.
Un piccolo zoo itinerante.
Gli zucchetti guardano, quando possono toccano, afferrano senza la minima paura.
Si divertono a vedere le mie facce terrorizzate mentre Zucco li accompagna anche dove io non riesco.
È scappato un camaleonte che girovagava e loro non vedevano l’ora di toccarlo!
Le persone stringono pacchetti e scatoline contenenti qualsiasi cosa, così riesco a mantenere viva la mia tensione anche in mezzo alla gente.
Sembro un insetto stecco irrigidito come un ramo!
Ogni anno mi faccio sempre la stessa domanda che rimane sempre sospesa.
Mi chiedo come mai la maggior parte dei venditori, dei clienti, degli appassionati in generale dei rettili, siano tutti così sinistri.
Vestiti di nero con facce cadaveriche e tristi.

Sembrano creature della notte uscite solo per l’occasione.
Questa parentesi strisciante è una tappa obbligata.

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