IL RESTO dei “Vecchioni di Mariele” allo Zoomarine

Abbiamo appena finito di vedere chi sarà l’animatore del nostro concerto: Amato Scarpellino  che incita il pubblico scatenato…siamo terrorizzati…


Ma eccoci finalmente all’ingresso dello Zoomarine dove spunta una mega insegna colorata. Tutti accaldati recuperiamo le varie borse e custodie mentre chiamo Irene, la dolce Irene con cui ho preso accordi telefonici per giorni. Non ho tenuto la conta della quantità di liste modificate tra coristi ed extra che si aggiungevano e toglievano ad intermittenza.
Nel frattempo arriva il responsabile del parco di cui avevo sentito parlare sul pullman come il sosia di Tom Cruise, nonché cugino delle sorelle Boriani. Ecco svelato il mistero del nostro invito! Perché sennò chi mai avrebbe potuto invitare in un posto così famoso il coro dei ” Vecchioni di Mariele?!”…non ci crediamo neanche noi! 
Poco dopo  spunta Irene con un grande sorriso e la sua solita gentilezza e all’ufficio informazioni recuperiamo tutti i pass necessari per l’ingresso: braccialetti e buoni pasto. Rispetto alla tabella di marcia siamo già in ritardo ma poco dopo capisco che i miei tempi si devono tarare al luogo e alla circostanza e non viceversa. Mano alla lista, con Irene e Luciana, depenniamo uno ad uno i presenti, distribuendo i braccialetti gialli. per un attimo penso al braccialetto della nascita e penso ridendo che siamo un po’ tutti figli di Mariele e dall’altra lo associo ai villaggi vacanze.
All’ingresso vediamo il palco che sembra avere un gradino troppo fragile per i nostri pesi…


Dopodiché appoggiamo tutte le nostre cose negli spogliatoi dei dipendenti e raggiungiamo il punto ristoro dove uniamo i tavolini, spostiamo sedie e ci sistemiamo per il pranzo. Nel frattempo ci raggiungono Giacomo e Lorenzo con le rispettive famiglie. Benissimo, ci siamo tutti. Finalmente pranziamo e subito dopo saliamo la scalinata che porta al delfinario dove una grande macchia d’azzurro rende tutto ancora più inverosimile. Irene ci istruisce sulla piccola anteprima del concerto che canteremo proprio davanti alla piscina mentre Lorenzo si trasforma nella Fata Turchina. Come per magia cambia la voce, la postura e sfoggia il suo magnifico vestito rosa, posando con i passanti incuriositi e regalando incantesimi mentre tutti noi Vecchioni siamo piegati dalle risate! Ma la Fatina e la Peppina (o meglio, Simonetta, l’interprete del Caffè della Peppina!) sono l’accoppiata meglio assortita…

E tra una risata e l’altra si sente dal microfono l’animatore che ci sta presentando mentre ricopriamo Irene con le nostre borse per poi raggiungere il corridoio davanti alla vasca.
La Fatina apre le danze e Luciana lo segue (o la segue?!) a ruota, insieme a tutti i Vecchioni. Parte la base musicale ed intoniamo “Il caffè della Peppina” mentre Lorenzo, col vestito rosa e le ciabatte, improvvisa un balletto da rompersi l’osso del collo. Ma come si fa a cantare ridendo?

Il pubblico partecipa tra battiti di mani e brevi cantatine, dopodiché noi Vecchioni raggiungiamo il palco del concerto per la prova generale. Ogni distanza da un posto all’altro ci fa impiegare un sacco di tempo che corre inesorabile.
“Daiiiiii, forzaaaaa, saliteeee” ci incita Luciana mentre saliamo i gradini del palco. Iniziano le prove e per me anche il piacere, visto che cantare ha enormi effetti benefici, mentre Irene ci ascolta stupita. Le “antichità” si riparano dal sol leone, si parlotta, c’è elettricità. Cerco d’interpretare le reazioni dei passanti che sembrano divertiti e tra me e me spero di non essere ridicola, soprattutto per Mariele.
Il tecnico audio si sistema con Luciana che ad ogni canzone gli fa segno di alzare o abbassare il volume mentre noi coristi cerchiamo di coordinarci con i microfoni e le posizioni.

 Finita la prova torniamo agli spogliatoi per indossare le divise ma nella fretta, alcune Vecchione restano chiuse dentro mentre Carla con la sua solita calma ironica, mi fa notare il cartello che c’era attaccato sulla porta…
Ma un’operatore del parco dall’accento spagnolo, risolve con una semplice tessera, salvando le donzelle. Finalmente arriva l’orario del concerto e saliamo sul palco per cantare il primo brano “Ciao amico”. L’animatore è frizzante, veloce e reattivo mentre ci presenta tra un brano e l’altro.
Luciana interviene, accompagnata da Lorenzo, quindi tutto cambia per la terza volta. Luciana spiega il significato del nostro nome

e inauguriamo tre nuove (storiche) canzoni: “Nannì”, dedicata alla regione, il “Medley folk”

e il “Medley Disney”.

Il pubblico è di poche persone dal vivo (scopro dopo, un’ESAGERAZIONE sul web!) ma partecipi e reattive, soprattutto nel finale quando il presentatore le coinvolge nell’esecuzione dei versi degli animali ” Nella vecchia fattoria”

e ancora una volta faccio un salto all’indietro. Ricordo con calore Mario Cobellini quando durante i concerti mescolava sempre noi bambini con quelli del pubblico, come per esempio quando improvvisava delle gare incredibili di “ruba bandiera”.

28A Mario Cobellini

Mario Cobellini – Luciana Boriani

Il concerto vola veloce, grazie anche agli intermezzi spiritosi del presentatore e stravolti ma soddisfatti torniamo agli spogliatoi per riprendere le nostre cose e cambiarci. Nello spiazzo del parco (di cui non ho visto praticamente niente…) consumiamo tranci di pizza per poi finire con il ballo nella schiuma che ricopre qualcuno degli accompagnatori (bambini scatenati!) e dopo i vari saluti allo staff, risaliamo sul nostro bel pullman fiammante capitanato da Rosario (che ci ha ripreso col cellulare, l’ho vistoooo!)
Il rientro a Bologna è la parte più faticosa, soprattutto i tre quarti d’ora di pausa obbligatoria (e a noi tutti incomprensibili) degli autisti, ma ormai non possiamo che abbandonarci alla stanchezza tra chiacchiere sottovoce e teste pesanti che crollano. L’arrivo è all’Antoniano e la notte inghiotte ognuno in una direzione diversa ma con la stessa dose di gioia (almeno credo…!)

VIDEO DIRETTA ZOOMARINE

 

 

Annunci

I “Vecchioni di Mariele” allo Zoomarine – IL VIAGGIO

Alle 7.40 ritrovo davanti all’Antoniano per il viaggio a Roma (Pomezia) allo Zoomarine. No, non sto parlando del Piccolo Coro o meglio, non quello di oggi ma dei “Vecchioni di Mariele“. Ognuno sbuca con la sua divisa distesa nella custodia tranne le sorelle Boriani che con i loro metodi del sapersi arrangiare potrebbero tenere dei corsi. Io sono tranquilla e allegra anche se man mano che arrivavano i coristi mi preoccupo sempre più del pullman fantasma. Sono io che ho preso accordi con l’autista e mentre provo a chiamarlo cerco di non farmi sopraffare dalla mia fervida immaginazione. “Non ci siamo capiti, ha sbagliato giorno, orario, ci tira un bidone e…” BASTAAAA STAI ZITTA”. Continua a leggere

Sotto a un cielo di gioia

Il 24 giugno la Fondazione Mariele Ventre organizza un’occasione di ricordo a Padre Berardo, nella sua terra d’origine: Pavullo.
Noi coro dei “Vecchioni di Mariele” siamo ospiti per animare la messa al mattino e la conferenza al pomeriggio.
Il luogo da raggiungere é inaccessibile col pullman, così ci organizziamo con le macchine, arrivando a grappoli.
Il sole é caldo e probabilmente, come avrebbe detto Padre Berardo (e l’ho saputo da Maria Antonietta) è una “Marielata” che nelle occasioni canore, stravolge le previsioni del tempo!
Finalmente siamo tutti pronti, sotto al tendone bianco davanti alla piccola anzi piccolissima chiesetta che pare un dipinto. Indossiamo la divisa nuova: camicione di lino e pantaloni e scarpe bianchi le donne e camicia bianca e pantalone blu gli uomini. Luciana, la direttrice, appena ci vede sussurra: “Siete bellissimi” che è il suo modo di dirci che ci vuole bene!
Carla é pronta per manovrare il nuovo impianto, rubato da casa Palaferri, una cassa e un tablet con tutte le basi su MP3. Tra una base e l’altra rimbomba una sonora goccia “plik” che ci riporta ai giorni nostri. Perché ci sono momenti in cui é tutto così intenso che non ho più un’età.
Padre Secondo celebra la messa e diventiamo una voce dentro a quel quadro in un paesino tra le colline. Mentre cantiamo succede sempre che divento “lieve” e lo scopro grazie alla poesia di Vico Faggi che riesce a dare forma a quella sensazione. La leggo oggi per la prima volta a Montorso…

“Lievi” diventano anche i miei pensieri come la farfalla gialla che all’improvviso svolazza sotto al tendone e che per me è Francesco Miceli, passato a salutarci (la stessa farfalla capeggia sulla copertina di un suo libro!)
All’ultimo canto mi emoziono quando per un attimo padre Secondo mi sembra padre Berardo e mentre vedo Alarico che ci ascolta serio e Donatella che scattando foto le scappano le parole dei canti dalla bocca.
Al termine della messa ci aspetta un aperitivo squisito preparato dalla famiglia che ci ospita in quell’angolo di paradiso e subito dopo Giacomo mi aiuta a realizzare un’intervista perfetta a padre Secondo per Testimonianze Musicali.
E poi saliamo tutti sulle balle di fieno per una foto di gruppo sotto a un cielo di gioia.

Riusciamo a ritornare alle macchine per raggiungere Montorso dove entrando nella piccola chiesa, improvvisiamo una cantata con un’acustica meravigliosa! ogni occasione è buona…
Maria Antonietta Ventre sembra contenta…

Dopodichè pranziamo allegramente dentro un panorama mozzafiato! e qualcuno ne approfitta per fare un pisolino…risvegliato bruscamente dagli ordini di Luciana di venire a cantare (ancora) per ringraziare i cuochi!
Quindi iniziamo con “Nella vecchia fattoria”, proseguiamo con “Sorridi sorridi” e improvvisiamo una zoppicante “Popoff” con Valter presente tra gli ospiti! per terminare con “Il caffè della Peppina” proprio prima di berlo.

Infine, ultimo trasferimento per partecipare alla conferenza dal titolo «Raimondo Montecuccoli nella storia politica e militare del Seicento», tenuta dal colonnello Franco Di Santo, dove cantiamo dei brani di San Francesco. Al termine conosciamo il colonnello che parlando del Piccolo Coro torna bambino e ancora una volta mi nutro di quella magia che ha colpito tante persone, tutte incantate dalla musica.

 

RAI 1 ha vinto contro “i bambini” del Piccolo Coro…

Questa mattina sono stata con Tiziana in una casa di cura per fare un sopralluogo in occasione del prossimo concerto col coro dei “Vecchioni di Mariele” che si terrà sabato prossimo. Nella prima parte della mattinata, siamo entrate nell’ingresso spazioso mentre Tiziana si raccomandava di dedicare un po’ di tempo agli ospiti se ci avessero trattenute. Entrando temevo uno scenario forte ma in realtà l’ambiente era accogliente e inodore…Vari anziani erano seduti di fronte alla televisione, altri in piccoli gruppi e una in particolare, tenerissima, con la guancia appoggiata al tavolo. Un’inserviente ci ha accolte gentilmente mentre la nostra presenza rompeva la quotidianità del mattino. La sala era grande e luminosa e mi sono chiesta se un giorno anch’io ne diventerò un ospite e quale sarà il mio futuro a quell’età (se ci arriverò). Mi sono immaginata come una vecchietta minuscola che rompe le scatole, che inventa piccole sommosse per qualche ingiustizia o che organizza pomeriggi animati! e poi ho anche pensato che un giorno magari noi “Vecchioni”, che lo diventeremo di fatto, potremmo risparmiare per ritrovarci  in un posto tutto per noi dove cantare fino alla morte…
Ma tornando al presente, stamattina abbiamo provato ad utilizzare una cassa con la chiavetta USB per le basi musicali del concerto e incredule della sua versatilità l’abbiamo fotografata ripromettendoci di comprarla, prima o poi, per i nostri concertini!
Poi è venuta la parte difficile: la televisione. Dovevamo collegare il pc al televisore per lo scorrimento delle foto. Dopo qualche goffo tentativo col telecomando, è arrivata una signora molto seria con un caschetto di capelli bianchi e uno sguardo severo. Ha afferrato decisa il telecomando dicendo che sapeva lei come si doveva fare. Accendeva e spegneva, accendeva e spegneva, accendeva e spegneva mentre i compagni intorno aspettavano silenziosi e pazienti. Quindi abbiamo dovuto convincerla con gentilezza a renderci il telecomando perché lei voleva solo il canale 1. Finalmente un’inserviente di passaggio ci ha suggerito il comando giusto e magicamente le foto dei Vecchioni sono apparse sullo schermo. Ma la signora dal caschetto bianco è tornata alla carica e con fermezza ci ha chiesto che cosa fossero le foto di quei bambini? Quindi, mentre Tiziana raddolciva la voce raccontandole che sì, eravamo proprio noi, i Vecchioni da bambini! ecco che lei risoluta rispondeva che a lei non interessavano proprio, mentre si riappropriava del telecomando. Accendi, spegni, accendi, spegni, accendi spegni. Ancora una volta abbiamo dovuto convincerla a renderci il telecomando anche se non riuscivamo a trovare il comando del satellite finché, un’altra inserviente, è giunta in soccorso, diventando la salvatrice della situazione rispetto alle impostore (noi) che sabotavano il rituale mattutino. Precedentemente Tiziana mi aveva chiesto di dedicare un pochino di tempo alle domande dei signori ma la televisione aveva distratto tutti o quasi da qualsiasi altra attività. “Quasi” perché invece, una novantenne distinta, si è avvicinata con discrezione chiedendoci che cosa facevamo lì e dopo le domande di rito sui ricordi delle canzoni dello Zecchino d’Oro, ne ha canticchiata qualcuna dimostrando grande memoria. Ci ha raccontato anche di avere incontrato Mariele, una volta, dalle parti dell’Antoniano ma di non avere avuto il coraggio di dirle niente. Poi ci ha mostrato le sue filastrocche, scritte a mano su dei fogli a righe, raccolti in una carpetta trasparente, arricchiti da quelle meravigliose cornicette di fiori che non vedevo dalle scuole elementari…poi ci ha letto le barzellette di Gino Bramieri che aveva riscritto sul foglio per l’inserviente che le avrebbe lette…poi ci ha canticchiato delle vecchie canzoncine mentre col dito scorreva le parole scritte sul foglio. E in quei pochi minuti ne sono rimasta ammirata e mi sono detta che, se mai ci arriverò, vorrei proprio arrivarci in quel modo: con dei fogli scritti in mano, delle canzoncine canticchiate e l’aspetto ordinato come il suo.
Sapevo che anche questa volta, grazie alla musica, avrei portato a casa belle cose…

“A Trèb” con i Vecchioni di Mariele

photo_2017-12-28_17-50-42  Freddo e buio alle 17.30 davanti alla fontana zampillante di Piazza Trento Trieste a Bologna. A piccoli gruppi di due, tre, ci ritroviamo con il coro dei “Vecchioni di Mariele” per salire sul pullman diretti a Forlì. La direttrice si è tagliata i capelli e si lamenta del photo_2017-12-28_17-50-42 (2)gonfiore, una corista chiede al volo l’indirizzo per il marito che ci vuole raggiungere mentre la voglia di vivere questa nuova avventura è la protagonista. Io ho scelto una collana rossa di panno lenci che è proprio adatta alle feste natalizie e una borsa piccola per non avere seccature. Sul pullman si fa l’appello e Luciana recita l’Ave Maria mentre il mio vicino bofonchia. E allora anche “Ave Maria, piena di grazia…” ritorna una preghiera familiare, un rito carezzevole dell’infanzia prima di ogni viaggio con il Piccolo Coro dell’Antoniano. Ci siamo vestiti tutti di rosso e nero, ognuno con il suo stile personale, per partecipare come ospiti alla trasmissione “A TREB” di Video Regione capitanata da Pier Giuseppe Bertaccini. Durante il viaggio si ride, si scherza e ci si fanno tante domande sullo svolgimento della serata. Arriviamo in anticipo e appoggiamo le nostre cose in una grande stanza mentre la signora Patrizia, gentilmente mi mostra lo studio televisivo

photo_2017-12-28_17-50-41

photo_2017-12-28_17-50-41 (2)

e mi presenta il signor Bertaccini con cui avevo parlato al telefono. Indossa un buffo cappello di paglia rotto, un paio di occhiali stile “Buggles” che la racconta sul suo modo di essere!
Poco dopo facciamo una prova di alcuni brani, testando posizioni e microfoni poi ci sediamo nelle due file che ci hanno riservato. Alle 19.30 inizia la registrazione della trasmissione che fila liscia come l’olio, senza intoppi né ripetizioni, come se fosse una diretta. Intanto smangiucchiamo pizzette, crescioni, bicchieri di vino in cartone, che danno il via a risatine soffocate e rossori di guance. Nella fila dietro i coristi esagerano ma non si sa il perché le sgridate e le occhiatacce della direttrice, arrivano tutte solo alla prima fila…perchè “il levapelucchi” in omaggio, pubblicizzato dallo

sponsor o le battutacce sulla suocera, sono irresistibili per un gruppo di mattacchioni come noi! Quindi trascorriamo tutta la serata dalle 19.30 alle 23.30 assistendo alla registrazione di tre puntate del programma tra le poesie in dialetto della signora Rosalba, i balli delle Comete di Romagna, le barzellette di Bertaccini con il colonnello, le canzoni di Rosy Forte e i brani che cantiamo tra una pausa e l’altra (due a puntata) come se fossimo ospiti a casa di qualcuno. Ma la cosa più incredibile è che l’impegno che ci mettiamo è sempre lo stesso, dalla trasmissione alla messa, con le braccia dietro alle spalle, lo sguardo attento sulla direttrice e il buio intorno.

photo_2017-12-28_17-50-32
Io mentre canto entro in una dimensione speciale in cui il tempo non esiste ma solo un grande movimento di sensazioni forti. Intanto il pubblico applaude, il fonico sorride e ad ogni brano, il conduttore fa qualche domanda alla direttrice e Antonio Dal Muto ci regala una caricatura strepitosa! Contenti di aver noleggiato il pulmino, torniamo a casa “stancucci” mentre Simonetta ripensa alla sua sveglia delle 6.30 e Sissi distribuisce Baci Perugina dopo l’appello.photo_2017-12-28_17-50-36

Che dire? Che più cantiamo e più è bello cantare, che più ci troviamo e più è bello ritrovare qualcosa che non è mai finito.

 

 

4 canzoni per 400 applausi

photo_2017-12-15_19-54-13

Ci troviamo alle 19.15 al Teatro Dehon per una prova, in occasione dello spettacolo: “Guarda un po’ chi ti presento” dove partecipiamo con quattro brani, noi, Vecchioni di Mariele. Entro da una porta nascosta e incontro un ragazzino che mi racconta che cosa avrebbe fatto durante lo spettacolo: pattinato e saltato la corda e mentre per pura cortesia mi chiede che cosa avrei fatto io, mescola lo Zecchino con la televisione e il coro in una confusione totale. Arrivati al teatro aspettiamo il nostro turno tra risatine e quel solito nostro modo contento di salutarci. photo_2017-12-15_19-54-10Giunto il momento saliamo sul palcoscenico e tutte le persone del teatro ci guardano con curiosità. Attaccata la musica c’è uno spalancamento di bocche generale che non si capisce come interpretare. Terminata la piccola prova usciamo per mangiare un boccone e finiamo in un piccolo bar in chiusura che gentilmente prolunga l’apertura per noi. Toast, calzoni e ultime rimanenze con un bicchiere di birra, stretti e allegri. Un bel brindisi, di nascosto dalla cara direttrice che photo_2017-12-15_19-53-55tornerà più tardi…Poi serrati nei giubbotti ci dirigiamo al teatro e appoggiando le nostre cose scopriamo i camerini e il dietro le quinte, la parte più affascinante.
Intanto incrociamo un signore distinto che prova dei passi di ballo o una sposa cadavere dall’abito lungo, sparpagliandoci dove riusciamo.

Finalmente arriva il nostro turno e mentre scendiamo le scale, Luciana si raccomanda di fare piano mentre i vari tacchi “rumorano” a più non posso! Intanto io mi raccomando che il nome del coro venga detto giusto: “I Vecchioni di Mariele!” mentre Cristina sostiene la mia pesantezza! Eccoci tutti dietro le quinte, di corsa prendiamo posizione mentre la tenda è tirata e il presentatore spiega chi siamo. Ascolto attenta e tutto fila liscio poi ecco che si apre il sipario e inizia la musica mentre il teatro è pieno e il riflettore dritto in faccia. Per un attimo tocco il cielo con un dito e rivivo qualcosa difficile da spiegare. Una sensazione piacevole che precede qualcosa di grande e gioioso come il cantare in coro. Parte “Il caffè della Peppina” e Simonetta canta convinta mentre il pubblico si scalda. Seguono “Sorridi sorridi”, “La ninna nanna del chicco di caffè” e per finire in bellezza “La vecchia fattoria” e ad ogni canzone gli applausi aumentano e si sente un calore crescente. E cosa c’è di più bello di uno scambio di gioia? Soddisfatti usciamo dal sipario anche se ci chiedono il bis…

photo_2017-12-15_19-49-40

 

 

Dentro la lanterna magica

Sono arrivata con 10 minuti d’anticipo nello studio televisivo dell’Antoniano dove mi aspettava una diretta con i “Vecchioni di Mariele”. Un collegamento di una decina di minuti, nato grazie al ricordo in un angolino del cuore di un autore Rai, legato alla canzone “Ciao amico”, sigla ufficiale delle edizioni dello Zecchino d’Oro dal 1976 al 1984, proprio tutte quelle dove ho cantato prima allo Zecchino d’Oro poi nel Piccolo Coro con Mariele.
Ho spinto la grande porta in legno da saloon dello studio, 20171124_141008ho realizzato che cosa mi stava per accadere e fatto un bel respiro. Perché io che sembro tanto coraggiosa quando poi avvero i miei desideri, divento minuscola e fragile, vorrei tornare indietro e già solo essere arrivata fino a “prima di” mi gratifica. Ma per fortuna subentra la parte “seria” quella dell’impegno preso, del tempo speso che mi tiene stretta.
Ho trovato lo studio buio e deserto, così pian piano avvicinandomi, è accaduto qualcosa di veramente magico. Ho avuto un sussulto. Tutto a un tratto non ero più Francesca di 46 anni appena fatti, nello studio televisivo dell’Antoniano, ma ero Franceschina incantata, dentro ad una gigante lanterna magica: quella lampada per bambini che girando proietta immagini sui muri.
Prontamente ho filmato la magia mentre un ragazzo, gentilmente, mi chiedeva se ero autorizzata ed io con un sorriso a trentadue denti ( o trentasei?) rispondevo: “Sì”.

Poco dopo è comparsa Elisa Silvestrin, una bellissima ragazza che avrebbe fatto l’inviata del collegamento con “La vita in diretta”. Ci siamo conosciute, mi ha fatto delle domande e abbiamo cucito qualche risposta che accuratamente memorizzava sul cellulare, mentre arrivavano altri coristi e i tecnici dello studio.
L’atmosfera era quella che precede un sovra dosaggio da adrenalina mentre ci salutavamo appoggiando giubbotti e borse sulle poltroncine plastificate rosse, tra un ritocco del lucidalabbra e un commento sulla scelta dell’abbigliamento dei maschi! uno col collo alto grigio, l’altro con il girocollo bluette, un altro ancora con la camicia bianca mentre noi femmine, tutte col poncho di colori diversi, rigorosamente col distintivo!
Finalmente è arrivato il momento della prova audio ma eravamo tesi perché avremmo dovuto cantare senza la nostra direttrice che stava rientrando da un lungo viaggio, quindi tutti a fissare la telecamera 2. Mia sorella (che doveva cantare da solista!) stranamente era in ritardo ma per fortuna quando abbiamo preso posizione, è arrivata, come Dorothy nel paese di Oz, con le sue luccicanti scarpette dorate tra le risate generali, visto che le avevamo tutti (o quasi…) “nere” 20171124_151002e prontamente Palaferri si è preoccupato
d’inquadrarle con la telecamera!!!! Ma quanto abbiamo riso? …Quando una vecchiona è inciampata con un volo pazzesco nel gradino del palco, quando un’altra vecchiona non aveva un filo di voce e un’altra ancora raccontava di aver sperato tutta la mattina che i suoi alunni della materna non le vomitassero addosso…e poi durante il collegamento mentre ci urlavano: “Silenzioooooo” indisciplinati come non mai….
La prima prova è stata, pietosa, la seconda meglio.

Quindi alle 15.45 ci hanno fatto rimettere in posizione per il collegamento delle 15.50 con Francesca Fialdini alla “Vita in diretta”. Dal video seguivamo quello che succedeva nello studio di Roma mentre una psicologa e un critico musicale commentavano le canzoni di oggi e quelle di allora. Infine, la presentazione della Fialdini è stata:

E chi pur crescendo pur facendo i conti tutti i giorni davanti allo specchio con il tempo che passa davanti allo specchio, non riesce proprio a uscire da un mondo che ancora ci protegge sono i Vecchioni del Piccolo Coro Mariele Ventre o meglio i “Vecchioni di Mariele Ventre”….

Finalmente dopo un saluto abbozzato, abbiamo attaccato con “Ciao amico” e dopo qualche domanda ai coristi, “La ninna nanna del chicco di caffè” tra uno sbaglio di microfono e l’altro con i gestacci arrabbiati del tecnico…
Mentre cantavo, cercando di essere precisa e sorridente, per un attimo, ho realizzato cos’era successo e ho pensato: “Ma ti rendi conto? Avresti mai immaginato?” e tornavo  bambina quando cantare nello studio era una costante, poi nel presente con il cuore gonfio di gioia.

È stato un sogno ad occhi aperti che nemmeno avevo immaginato e credo che Mariele fosse dentro agli occhi di ognuno di noi.