QUI DAVANTI A ME

Sto camminando lungo il viale quando da una porta esce una figura. La guardo da dietro e la riconosco. Non ricordo il nome ma tutto il resto, sí che lo ricordo. Pochi passi per decidere e non so nemmeno ancora quanti. Non riesco a decidermi fino a che la bimbetta provocatoria mi lancia una delle sue sfide: ” Vediamo se hai il coraggio!”

In fondo che cosa perdo?

“Mi scusiiii, signora” lei si gira e non posso più tirarmi indietro. E allora chiamo lei in soccorso, la bimbetta che é tanto brava a provocarmi quanto a tirare fuori il mio meglio: la semplicità e la nudità di parole dirette. Cosí mi sto rimpicciolendo proprio di fronte alla donna che qualche mese fa ho detestato, anche se mi rendevo conto che ricopriva semplicemente un ruolo. Ma ora é qui davanti a me, ad armi pari se non i nostri occhi dentro quelli dell’altra. E anche lei trasforma i tratti del suo viso fino a sorridere e a guardarmi incuriosita. Cosí racconto, così le spiego, così le chiedo. Cerca nella borsa, scrive su un’agendina, ci salutiamo.

É il minimo, per ringraziare il cielo della giornata trascorsa…

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Ti aspetto

Mi piacerebbe vederti in autobus mentre chiacchieri con i tuoi amici. Vorrei scoprire che cosa scegli di mangiare quando mi dici che resti fuori a pranzo. Sarei curiosa di ascoltare i tuoi discorsi, di che argomenti trattano e come la pensi. Non riesco a immaginare che tipo di ragazzo ti potrebbe piacere e se mai ne hai avuto uno. Se hai già preso una cotta e se sei stata corrisposta. Non ho più il coraggio di confrontare la mia mano con la tua o i miei piedi mentre facciamo la bicicletta. Ma in tuttp questo buio resta accesa la luce di tutto quello che siamo state insieme. Ti aspetto a volte impaziente altre rassegnata, perché sono certa che tornerai.

Non mi piace questo modo di gestire gli spazi comuni

Scelgo di pranzare con due pizzette di Altero per risparmiare tempo e trascorrere la pausa in biblioteca alla Sala Borsa. Questa volta ho lo zaino, che è comodo e capiente per contenere oltre al PC, anche un paio di scarpe di ricambio e l’ombrello pieghevole con le fragole e un’assicella rotta. Sfulmino il pasto e ho tutto il tempo da dedicare alle mie ricerche. Entro nella biblioteca e scorgo la sala sulla sinistra, ancora chiusa per lavori, così salgo con la breve scala mobile al primo piano per cercare un tavolo dove collegare il PC.
Primo tavolo, pieno.
Secondo, occupato.
Terzo, niente da fare.
Sala interna, murata.
Intanto il mio tempo passa mentre  continuo a girare in cerca di un posto libero. Ma ai tavoli non ci sono persone ma un quaderno, un libro, una giacca …e sono di più i posti occupati da gli oggetti che dalla gente…
Non mi piace questo modo di gestire gli spazi comuni e ogni volta mi tocca andare al bar del piano terra, consumare un caffè e piazzarmi lì, a patto  che la batteria sia carica.

 

 

Meglio? Forse?

? Finalmente una giornata INTERA di pausa dal lavoro. Dormo un pochino di più, faccio colazione con calma, svuoto la lavastoviglie, pulisco la cucina e alla fine il detersivo per i piatti é il prodotto più efficace…faccio una lavatrice, la stendo e intanto guardo le lancette dell’orologio che corrono troppo. Ho mille cose che ho voglia di fare ma non posso ignorare le priorità casalinghe. Intanto stendo e più faccio più mi accorgo di quanto c’è da fare…”che vetri pietosi” ma intanto pulisco il bagno…”sto divano fa schifo sarebbe da cambiare! Ma no ora c’è il cane, non avrebbe senso”… intanto spazzo ma tanto devo dare l’aspirapolvere e tra una faccenda e l’altra penso che non sono proprio nata per queste cose. Sono a buon punto quando sulle scale scivola un rotolo di vestiti da lavare, accuratamente riposto dalla misteriosa coinquilina che ascolta musica inascoltabile.

Invidio quelle donne che ci si rassegnano ai lavori di casa, ancora di più quelle che ne fanno il loro passatempo.

Forse vivono meglio?

Capitomboli Indispensabili

Oggi é uno di quei giorni in cui mollerei la spugna, che mi sento una stupida che combatte contro i mulini a vento che proprio col vento si muovono. E allora m’incupisco, mi arrabbio perché tutti si lamentano e criticano ma nessuno cerca di cambiare le cose. E allora io ci metto la faccia, i pensieri e il cuore, diventando la fanatica, la rompiscatole, l’illusa. E allora dico “adesso basta” e guardo in alto alzando le braccia. E allora sono in tanti a pensare che cerchi solo visibilità o denaro ma tutti i piccoli segni che trovo mi cercano. E quando guardo quella foto in braccio allora mi dico che tutto quello che ho ricevuto deve avere un senso.

E allora ogni volta dimentico che i capitomboli ingrandiscono la mia creatività e si tratta solo di tempo…

Per una manciata di minuti

Le cose cambiano, le persone, le situazioni. A volte per fortuna, altre purtroppo…Per me che ho vissuto la crescita dei miei figli, passo dopo passo, inciampo dopo inciampo, salto dopo salto, volo dopo volo fino alla loro distanza sempre maggiore il cambiamento pare enorme. Quando torno al mare poi l’impressione é ancora più nitida. Trascorrevamo giornate intere ad inventarci un tempo buono tra traversate nel mare dentro al canottino giallo, ricerche spasmodiche di bastoni e piume di gabbiano, pitture sui sassi, letture sullo sdraio, allevamenti di lumache nei giorni di pioggia e poi mi fermo sennò diventa una lista noiosa. C’erano ore in cui desideravo solo un pochino di solitudine e ora ne ho da vendere.

É giusto che accada e utile alla loro crescita. Stamattina proprio per caso ci siamo ritrovati per una manciata di minuti, ancora insieme, sulla strada della nostra edicola dove abbiamo comprato montagne di giornalini. Li guardavo da dietro dentro ai loro corpi e vestiti diversi e la sensazione é stata quella di aver fatto un buon lavoro. Nonostante tutto.