Parti di arte

Secondo sabato lavorativo con pausa pranzo libera. Libera nel senso vero… libera di trascorrerla a piacere, sola e senza sensi di colpa. Quindi ho scelto un pranzo veloce e una visita alla mostra di Luigi Busi a Palazzo d’Accursio.
La gradinata era deserta e imponente mentre con i tacchetti cercavo di non imbalzarmi. Nella sala espositiva c’erano una trentina di opere ma solo una mi è piaciuta particolarmente ed era proprio la locandina della mostra.

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Osservando tutta quella bravura però, ho scoperto qualcosa di nuovo: avvicinando la fotocamera per lo scatto, i particolari erano molto più interessanti di tutto l’insieme. Ecco allora che ho iniziato a fotografare mani, parti del viso, gioielli…
Poi ho capito che guardare l’arte è farne parte perché se le opere non avessero spettatori allora non esisterebbero.

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Pausa pranzo con Gallizio

Sabato non avevo molto tempo nella pausa pranzo, ma nemmeno troppo poco per rinunciarci, così ho ingoiato due pizzette di Altero raffreddate dalla pioggia incessante e sono corsa al Mambo il museo d’Arte Moderna.
Digiuna di ogni cosa, mi sono fidata semplicemente della mia curiosità. E già solo quella sensazione di attesa e di scoperta per quello che stavo per vedere, dava piacere a quella visita mordi e fuggi. Il museo era deserto e molte delle cose che ho visto non le ho capite, combattuta tra l’ignoranza e la logica del gusto. Certe cose sembrano voler solo stupire a tutti i costi senza avere alcun senso e se magari ce l’hanno è talmente nascosto che è come se non l’avessero…però mi ha affascinato un’opera dove qualche carta di giornale sovrapposta a plastica, veniva intitolata “Capanni al mare”. E guardandola mi sono spiegata che l’arte in fin dei conti è anche quello che ognuno riesce a vedere e a riflettere. Un fantoccio di pezza con la testa inclinata da una parte, stava in bella mostra sotto ad una teca in vetro…quindi chissà che mostra avrei mai potuto organizzare io con tutti i pupazzi che girano per casa…Ma mentre giravo nelle sale, cercavo la mia opera preferita, perché era per quella che dovevo essere andata lì, ma dovevo ancora scoprirla. Proprio verso la fine l’ho trovata e l’ho scelta come vincitrice: una tela gigantesca intitolata ” Il teorema di Pitagora” di Pinot Gallizio.

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C’è da fare a Radio Deejay!

Quel pomeriggio che Fabio Volo è venuto all’Antoniano, io ci ho provato a chiedergli di raccontarmi la sua storia per il sito di Testimonianze Musicali. C’è quasi sempre un punto di contatto tra le canzoni dello Zecchino d’Oro, quelle del Piccolo Coro e l’infanzia di chi ti trovi di fronte. E se è un’artista che quasi fiero  (e magari un po’ ignorante) ti risponde che è cresciuto col jazz o il rock o che ne so (e allora spesso chiedo: “Daresti mai dei tortellini a un neonato? O prima gli omogeneizzati?! – come se nella musica non dovesse esistere un tempo di ascolto – ) allora a quel punto faccio domande sui figli (ma quasi sempre si seguono le proprie orme) o sulle esperienze recenti.
Fabio niente, inattaccabile, anzi, impossibile intervistarlo. Poi leggo una notizia di Radio Deejay che parla dell’ultimo video del coro con Lo Stato Sociale…e allora si riaffaccia una speranza… prima o poi torno alla carica!
Ma che senso ha raccogliere interviste o storie da chi non conosce questa realtà? Il piacere è inverso: quello di fargliela conoscere trasmettendogli il grande e storico valore…E se Radio Deejay nomina il Piccolo Coro “Mariele Ventre”, “Zecchino d’Oro”…c’è da fare!

https://www.deejay.it/news/lo-stato-sociale-il-video-della-versione-dello-zecchino-doro-di-una-vita-in-vacanza-e-stupendo/553321/

Tutta un’altra storia…

L’esibizione a Sanremo del Piccolo Coro Mariele Ventre diretto da Sabrina Simoni con Paolo Rossi e lo stato sociale è stata impeccabile.
Un saluto, una presentazione e un mazzo di fiori avrebbero trasformato un “coro conosciuto”  in un coro che stima un repertorio di oltre 1000 brani, 55 anni di vita e performance internazionali.