LUCIS IN FUNDO

LUCIS IN FUNDO

http://www.campoteatrale.it/teatro/lucis-fundo

Ci siamo seduti in terza fila in un piccolo teatro di un centinaio di posti.
Dopo una breve presentazione, si sono abbassate le luci.
Ero pronta.
Il palco completato da pochi oggetti bianchi: uno sgabello, un panchetto e una specie di lampadario.
Un trenino e qualche costruzione di legno colorati.
Buio. Silenzio.
Un’ombra bianca ed è comparsa la sola ed unica protagonista della storia: una mamma, vestita di bianco che parlava a se stessa e al suo bambino.
Piccole note scivolavano nei momenti giusti.
Una donna con le idee molto chiare che racconta tutto ciò che vorrà per il suo bambino. Le migliori intenzioni. Migliori. Intenzioni.
Poi le complicazioni. Complicazioni.
E in mezzo a quei racconti io mi ci rivedevo a volte in parte a volte intera.
Era la storia di una madre e di tutte, dentro una fatica gioiosa e tragica.
Ormoni, ricette, desideri in un vortice di emozioni travolgenti.
Io, ascoltavo immobile anche i respiri, e il mio autocontrollo emotivo era agli sgoccioli. Mi arrivavano delle onde che sarei potuta cadere dalla poltrona. I singhiozzi si erano messi in fila e il naso chiuso non faceva passare nessuno.
Lei recitava con una bellezza incredibile: nei movimenti, nella voce, nella dolcezza, nei ritmi incalzanti, con una naturalezza da farti sentire al posto suo. Nella stessa storia con la stessa intensità.
I monologhi di questa madre dubbiosa facevano comprendere quanto possano essere difficili anche le più piccole cose.
Fatica e aspettative deluse di fronte alla realtà dei fatti ma anche leggerezza e risate dosate con grande respiro.
Durante lo spettacolo ho rivissuto tante cose e ad ogni “debolezza” si spingevano tasti diversi cui corrispondevano altre storie.
Un susseguirsi di pensieri, riflessioni e grandi, grandissime emozioni.
Mi sono sentita anche piccola come una formica quando ho frullato certi concetti.
È stato un viaggio nel tempo.
Alla fine dello spettacolo ero diventata come il palco: disordinato e scomposto.

 

 

 

2 Comments

  1. Una cosa invidio a voi donne: la possibilità di dare la vita, l’essere tutt’uno con le vostre creature che generate giorno dopo giorno e sentite crescere dentro di voi, Ricordo come mia moglie si trasformò durante la gravidanza e vissi anch’io quella gioia immensa, seppur riflessa, immaginata e non direttamente percepita, e comunque nonostante tutto bellissima.

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