VERDE RANA

Stamattina mi è tornata la voglia di muovermi, muovermi velocemente intendo.
Così ho indossato le mie panta in caucciù, la t-shirt e gli occhiali fuxia.
Zucchetta si è aggregata.
Quindi ho cambiato mentalmente il mio programma da passeggiata lungo la pedonale a passeggiata nel verde.
Lei teneva il passo con la sua solita determinazione.
E la mia camminata brucia grassi è diventata una gita sognante nella natura.

Appena imboccato il vialetto che da nel prato, abbiamo incrociato un gatto panna dagli occhi blu.

Poi ancora avanti abbiamo raggiunto una casa diroccata che ogni volta immagino come potrebbe diventare se fosse mia. È perfetta: né troppo grande né troppo piccola; immersa nel verde a pochi passi dal paese.
Di fronte, un fienile ed un piccolo pozzo.
Gode di una vista incantevole.
Peccato sia abbandonata, piena di scritte e mezza diroccata.
Un posto dove poter realizzare dei sogni, semplicemente lì.

Poi abbiamo ascoltato le cicale e siamo rimaste in silenzio per distinguere versi strani.

Abbiamo trovato uno stagno che Zucchetta cercava per poter vedere delle rane. Era un buco nella terra pieno di girini e c’era una piccola rana verde che si è nascosta.
Lei ha fatto tutte le sue valutazioni: ha preso un bastone e l’ha conficcato per capirne la profondità poi ne ha programmato il ritorno con in retino.

Abbiamo osservato le piante e i legni che Zucchetto avrebbe portato a casa.

 

 

Sono passate quasi due ore in un soffio d’aria calda d’estate.

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Ieri pomeriggio, all’uscita di scuola, gli zucchetti non avevano voglia di andare a casa.

Con insistenza mi hanno chiesto di fare un salto in biblioteca dove non andavamo da tempo.
Così dopo aver preso il portatile da casa, li ho accontentati.
In biblioteca, c’era la signora gentile che mi ha prestato una presa cui collegare il pc per lavorare.
Come tavolo usavo una sedia, in una postazione improvvisata e alquanto scomoda. Quindi ero di schiena, rivolta verso la finestra.
Zucchetta si è occupata della merenda con la cioccolata calda del distributore, piccolo rito del posto.
Dopodiché mi sono immersa nel lavoro, con il piacevole sottofondo di un papà che leggeva una storia alla figlia.

Poi se ne sono andati ed è piombato il silenzio.
Quel silenzio rilassante delle biblioteche.
Silenzio assoluto.

Dopo un pó mi sono alzata per vedere dove fossero gli zucchetti.
Lui era steso sul tappeto a sfogliare un libro gigante, lei rintanata in una fila, accasciata su uno di quelli che leggevamo quando era piccola. Tutto a posto, ho ripreso il lavoro.
Poi è passato altro tempo nel silenzio e nei pensieri.
Più tardi, li ho trovati vicini, avvolti nella lettura.
Non ho resistito e li ho fotografati, tirando un grande sospiro di sollievo.

Io non do mai niente per scontato e questi cambiamenti li noto.

Ricordo pomeriggi in biblioteca passati a zittire e controllare dove si imbucassero.
Uscendo la signora mi ha fatto i complimenti per l’educazione dei bambini, che son quelle cose che ti riempiono di orgoglio…

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LA MESSA IN SPIAGGIA

Gli zucchetti sono a catechismo.
Io e Zucco facciamo una spesa volante per recuperare un po’ di tempo che non basta mai.
Alle 11 inizia la messa.
Li raggiungiamo di corsa.
Entro in chiesa.
Stamattina c’è più silenzio delle altre domeniche.
Scruto le panche alla ricerca degli zucchetti.
Cercando di non farmi notare, li chiamo con un cenno.
Loro non capiscono ma mi seguono.
Mi scuso con i catechisti e saluto.
Zucco ci aspetta in macchina.
Abbiamo deciso all’ultimo senza un perché.
Oggi saltiamo la messa ed andiamo al mare!
Perché non c’è messa che tenga se prima non c’è famiglia.

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LA PASSEGGIATA

Quattro anni fa è stata inaugurata la mia passeggiata preferita.
Unisce una parte di spiaggia al porto.
Camminare al mattino presto lungo la sua distesa è un piacere rilassante.
La lunghezza è di un chilometro e al termine c’è una riproduzione di una statua verdognola che ogni volta è girata in un verso differente.
Da casa al termine della passeggiata dista nove chilometri, andata e ritorno.
Durante queste passeggiate, faccio correre anche il cervello che nel silenzio parla molto più forte.

 

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Poco fa, camminando, ho visto una mamma con due bambini: uno per mano.
La bimbetta indossava gli stessi stivali e lo stesso passo della mamma mentre il bimbo restava un po’ indietro salterellando.
Lui le ha chiesto:” mamma di chi è questa casa?”
Lei:
Lui: ” mamma che lavori stanno facendo?” (passando di fianco a un cantiere).
Lei:
Non ha neanche girato la faccia di un millimetro, non gli ha risposto mezza parola e continuava frettolosamente a camminare trascinandolo per il braccio.
Io ci sono rimasta male.
Come si fa ad essere così indifferenti alle domande di un figlio?
Credo che una rispostaccia sarebbe stata meglio di quel silenzio così ingombrante.