Quando tutto sembra perdere colore e senso, cosa resta da fare?
Forse esiste un modo per attraversare anche i periodi senza speranza, ma richiede una scelta. L’arte, intesa come musica, poesia, espressione è un non luogo dove tutto può accadere, dove niente ingabbia, e che sa ancora guarire l’umore e sollevare l’animo. Davanti a ciò che accade: guerre, crisi, disastri, e anche un enorme impoverimento musicale che si avverte le strade sembrano essere due: lasciarsi ingrigire, abbattere, demoralizzare, oppure mettersi alla ricerca. Cercare bellezza, cercare espressioni umane autentiche, cercare contatto. E forse è proprio da qui che si ricomincia, anche senza sapere esattamente dove si andrà.
Ma quando invece si trova dove andare, l’appuntamento diventa immancabile. È quello che è successo al Camera Show di Bologna: sei serate, più di trenta artisti, e un entusiasmo acceso nel pubblico, palpabile. Protagonisti fondamentali di questo esperimento sono stati i direttori artistici Roberta Giallo e Paolo Pollutri, che hanno curato e scelto le proposte, e Davide De Rose che ha reso possibile questo spazio di incontro.

Giovedì 16 aprile è stato l’ultimo appuntamento, col botto.
Amyy ha aperto la serata con delicatezza, un canto leggero e avvolgente, quasi sospeso, a cui ha fatto seguito l’energia più incisiva e tagliente di Diorhà. Il ritorno di Andrea Govoni ha confermato il suo stile dal sapore d’altri tempi, quasi grammofonico: una musica ascoltata e sentita davvero, attraversata da una dolcezza rara e da una bravura che si riconosce senza bisogno di spiegazioni. Imbarazzanti da quanto bravi: prima Andrea Di Marzio, un tutt’uno con i tasti del piano, ragazzo talentuoso e umile, capace di farsi spazio senza mai imporsi, poi il Duo Amélie formato dalla pianista Claudia Ippolito e dalla fisarmonicista Manuela Turrini, dal ritmo calzante, in un’accoppiata rodata e rovente.
Il bello di questi appuntamenti è anche interrogare gli artisti e, allo stesso tempo, interrogarsi: scoprire le loro storie, le loro provenienze (in questa serata arrivavano da Modena, Pesaro, Milano e persino da Foggia) e lasciarsi incuriosire da ciò che portano con sé.
Quando un artista sale sul palco e dona qualcosa, è inevitabile chiedersi quanto amore e quanto conflitto abbia attraversato, quanto studio, sacrificio e dedizione si nascondano dietro pochi minuti racchiusi in un brano, una poesia, un discorso, una parte di sé. Perché sul palco emerge solo la parte luminosa, ma chi riesce davvero a trasmettere qualcosa, a far arrivare emozione e verità, spesso è chi ha conosciuto anche la fatica e la sofferenza. È come se ciò che è stato vissuto profondamente si depositasse nella voce, nel gesto, nella musica.
Anche Roberta Giallo e Paolo Pollutri hanno portato un po’ della loro musica, e il brano “Le idee sono nell’aria” di Roberta si è trasformato in un duetto improvvisato con l’ospite Marc Chevaux, con quella frase: “pazza vita mia” che continuava a riecheggiare.
Il finale è stato la riprova del coinvolgimento generale infatti a un certo punto anche parte del pubblico è salita sul palco, in modo spontaneo, quasi caotico, compresso di gioia, di voglia di cantare, di stare insieme. In quel momento ha preso forma una dimensione diversa: un sacro essenziale e vicino, umano e condiviso, fatto di corpi, di voci che si intrecciano, di presenze. Un sacro che unisce, attraversa la musica e prende forma proprio nell’essere insieme.
Il Camera Show è stato un esperimento nato dalla ricerca di bellezza artistica e di contatto umano, e che lascia intravedere la possibilità di continuare, magari già con la stagione invernale. E in fondo è proprio questa apertura a rendere naturale il resto: sul finale della serata, nel camerino, Roberta e Paolo si sono detti funzionanti come coppia artistica alla loro prima esperienza insieme e anche, in un certo senso, funzionali all’arte.
Anche Mariano, il barman del locale, è stato coinvolto in una breve intervista: perché al Camera Show, in un modo o nell’altro, tutti finiscono per entrare a far parte della scena.

