Quante sono le persone che amano davvero ascoltare la musica? E in che modo lo fanno: dalla radio, dalla TV, dal cellulare? E soprattutto, perché la ascoltano? Come se lo spiegano, cosa ci trovano dentro? Tra le motivazioni, sicuramente, c’è qualcosa che va oltre il semplice ascolto: c’è il sentire. Ma allora, che differenza c’è tra una musica che passa attraverso uno schermo e quella che si vive dal vivo? E quanta musica, invece, scivola distratta nelle nostre orecchie senza lasciare traccia? Non meriterebbe forse più attenzione? Esistono persone che investono tempo ed emozioni per creare musica. C’è chi lo fa a tavolino, guidato da mode e numeri, e chi invece lo fa liberamente, senza alcuna garanzia di successo, nemmeno quella minima di essere ascoltato o condiviso. La differenza, allora, sta anche nel pubblico: nella direzione che sceglie di prendere. Non più ascoltatore passivo, ma “sentitore”, attento agli effetti che la musica gli provoca, capace di smettere di subirla per iniziare davvero a viverla. Per chi usa la musica come piacere personale, nasce quasi spontaneamente una selezione: una ricerca curiosa, intima, fatta di suoni che sembrano cuciti addosso, come un vestito artigianale. Eppure, in un mondo artistico sempre più schermato, artificiale, quasi metallico, come orientarsi? Forse cercando chi la musica, insieme alle parole, la crea con sentimento, per trasmetterlo e riceverlo: i cantautori. E allora la ricerca diventa anche ricerca di luoghi, di spazi dove incontrarli. Un po’ come andare a caccia di pezzi rari, quelli che poi ti restano dentro e finiscono per modulare i pensieri e i battiti del cuore.
La buona notizia è che al Camera Show di Bologna tutto questo prende forma, ogni mese. Un appuntamento che diventa occasione concreta per scoprire cantautori tra i più diversi, scelti dalla multiforme Roberta Giallo e lo spumeggiante Paolo Pollutri, che quella strada l’hanno attraversata davvero e continuano a farlo: la mirabolante, ostinata impresa di essere cantautori.
Giovedì 2 aprile si sono alternati sul palco artisti molto diversi tra loro. Tom Aether, giovanissimo emergente, ha cantato in inglese e ha presentato il suo primo brano Angel Dust (Stripped), uscito solo pochi giorni fa.
Poi Valentina De March, dolcissima al piano, capace di riportare con le sue note in un immaginario sospeso tra Alice e Dorothy, con la grazia lieve di una favola per poi diventare Kattiva insieme a Roberta Giallo!
È stata poi la volta di Gianluca Magnani (cantante del gruppo rock Flexus e autore di canzoni per bambini), tra l’allegro e il melanconico con Tu dov’eri e un’energia genuina e coinvolgente, accompagnato da fisarmonica, chitarra, piano e una contagiosa allegria.
A chiudere, 127rosso, raccolto nella sua emozione, aggrappato alla chitarra, con brani inediti.

Ognuno completamente diverso dall’altro: generi, linguaggi, emozioni. Un piccolo mosaico da cui attingere, liberamente. Ed è lì che l’ascolto smette di essere distratto e torna a farsi presenza, incontro, scambio vivo. Dove la musica non ti passa accanto, non sei più solo spettatore, ma parte di qualcosa che accade e ti cambia. E forse è proprio da luoghi così che si ricomincia: a scegliere, a sentire, a riconoscere. A dare valore a ciò che vibra davvero. Perché alla fine, la musica non è solo qualcosa che si ascolta è qualcosa che, se succede davvero, ti riguarda. Sempre.

