ARTE ANTIDEPRESSIONE

Stamattina abbiamo trovato un cagnolino al bar, quello della signora che bazzica in giro.
Così abbiamo chiesto alla barista e poco dopo gliel’abbiamo riportato, perché abitava proprio a pochi passi.

La proprietaria ci ha ringraziati e ci ha fatto vedere come il suo cagnolino appoggiasse il muso, fingendo di dormire, al suo tre.
Dopodiché ha iniziato a raccontarsi.
Noi quattro, immobili ad ascoltarla…

Era un fiume in piena e le sue storie erano travolgenti e confusionarie.
Questa signora ultrasettantenne, soffre di depressione, di svenimenti da emozioni troppo forti e oltre ad assumere medicinali, ha trovato molti altri rimedi.
Uno di questi, il suo piccolo cane che tratta come un figlio tra coccole e vestitini. Poi quello dell’arte che riversa in tutto ciò che trova. Dipinge sassi, cucina dolci, ricicla oggetti, fa volontariato ed insegna a chi la ascolta le sue varie tecniche.
E in mezzo a tutti questi  passatempi ci infilava le sue tremende disgrazie. Le venivano gli occhi lucidi quando parlava di sua madre (anch’essa soffriva di esaurimenti) e che con lei era stata molto cattiva.
Poi parlava dei figli con tristezza e rabbia. Del marito che non amava tutto quel suo fare.
Raccontava di aver avuto dei negozi di abbigliamento, ceduti ai figli.
Continuava a ripetere di non aver mai studiato e che ad undici anni le era toccato andare a lavorare nei campi. Tutte le notti alle tre sua madre la svegliava e ancora adesso continua a farlo come abitudine.
Così si mette a fare cose.

E ci ha offerto dei dolcetti fatti con tanti ingredienti e intanto parlava, parlava, di ricette, segreti culinari come il bianco dell’anguria da far riposare per tre giorni con un panno.
Ci mostrava una piccola parte delle sue creazioni, maneggiando con impaccio un tablet pieno zeppo di foto. Foto di sassi con mille forme e disegni diversi, piume di gabbiani. Foto di oggetti ricomposti, reinventati, in una spasmodica necessità di fare.

Poco dopo abbiamo bevuto un caffè al bar a fianco mentre la ragazza scherzava sulla signora.
Ma io sinceramente ne sono rimasta incantata.

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