La rabbia diventa sabbia

Entrare nella biblioteca del paese con una poesia da leggere non é da tutti. Se poi nella poesia si parla di sé, ancora più difficile. Combtere con quelle parole, la vergogna di una bocciatura, é addirittura eroico.

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“NON MI RICORDO” UNA PLATEA BLOCCATA…

In un delizioso teatro gremito da 180 persone è accaduto qualcosa di straordinario: a fine rappresentazione nessuno si alzava e continuavano gli applausi scroscianti.
Non ho capito se fosse per lo stupore, lo sconvolgimento, la riconoscenza o chissà che altro.
Tra questi seduti, c’ero anch’io e la mia sensazione era di voler ascoltare ancora, magari per essere contagiata anche solo in parte da tutto quel coraggio…

Questo è successo ieri sera al teatro del Cassero a Castel San Pietro Terme, in occasione dello spettacolo “Non mi ricordo” di  e con Ginetta Maria Fino e Giuseppe Mainieri con la regia di Corrrado Nuzzo e Maria Di Biase.

Dentro un’ora abbondante hanno raccontato Continua a leggere

LEGGEREZZA DA INDOSSARE

Dicono che quando si vuole cambiare taglio di capelli sia legato a qualcosa di più profondo.
Infatti. Lo credo anch’io.
Io ho voglia di dare un taglio a certi pensieri lunghi che mi coprono mezza schiena.
Voglio diventare più leggera.
E con una buona dose di coraggio oggi ho fatto il cambiamento.

UNA BIMBA “INTRAPRENDENTE”

Sistemando alcune cose é sbucata questa letterina. Anzi, a dire il vero, l’ha trovata mia figlia in mezzo ad un album di figurine di Candy Candy ereditato. Ma io non mi sono vergognata della mia “intraprendenza” e ne ho approfittato per raccontarle qualche aneddoto del bambino corteggiato. Tale “Fabio” era conteso, vista anche la scarsa quantità di maschi nel coro! … Avró avuto nove, dieci anni e giá a quell’età il coraggio non mi mancava…

Poi mi sono divertita a spedirla agli interessati, via WhatsApp…

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Stamattina quando siamo arrivati in spiaggia, si vedevano le onde già da lontano.
Il mare esplodeva di forza.
Vento,onde, sole.
Gli ombrelloni erano tutti chiusi e in pochi si godevano lo spettacolo.
Io ho avvicinato lo sdraio alla riva, il più possibile, in prima fila come spettatrice.
Una dozzina di surfisti cavalcavano le onde con tutta la mia ammirazione.
Mi è sempre piaciuto quel gioco nell’acqua.
Gli zucchetti hanno toccato, con gusto, la schiuma del sale sulla riva.
Poi hanno voluto fare il bagno.
Quindi in questo panorama di bellezza naturale, si è presentata “la linea”.
La linea è il confine che ogni genitore da ai propri figli.

Se è troppo avanti si cade nei pericoli, se è troppo indietro non si cresce.

Io l’ho vista e l’ho messa nella posizione che ritenevo giusta.
Mi sono un po’ forzata ma ho voluto dare fiducia al loro livello di responsabilità.
Gli ho chiesto di rimanere davanti e mi sono assicurata che il bagnino fosse attento.
Loro si sono buttati in quel mare in tempesta e ho ammirato il loro coraggio.
Si divertivano ma stavano attenti.

Quindi nel mare c’erano solo i surfisti e i miei piccoli grandi pazzerelli.
Dopo avere combattuto con la forza delle onde, stanchi, sono tornati a riva ad asciugarsi.
La linea si è dissolta e si è spostata nelle tacche della fiducia.

 

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