COME UN LIBRO DI ISABEL ALLENDE

E il pomeriggio è volato in un soffio.
Noi tre, seduti sul divano bianco a costruire una storia, intrecciando parole di lavanda, canzoni e musica.
Immersi in uno spazio sospeso mentre il gatto bianco masticava croccantini.
E poi tutto quel verde che si vedeva dalla porta finestra, mi dava un senso di bellezza e tranquillità.
Strani i nostri 22, 44 e 61 che tutt’insieme fanno 127 oppure  -5.
Poi un panino imbottito di mortadella fresca, tagliata grossa e pomodori con l’olio dei peperoni con una puntina di ricotta, un bicchiere d’acqua, uno di latte, un altro d’acqua che non mi voleva dare e un caffè con la moka speciale, quella con la forcina al posto del manico, mescolato alla caffettiera grande che fa il caffè cattivo perché non la usa mai. Intanto qualche pezzetto delle nostre cose tra le bomboniere fatte in marmo e i figli ventenni che scappano dai fardelli dei genitori.
Come un libro di Isabel Allende, esattamente. La sensazione che provo è la stessa, quando entro in quella casa e ne respiro l’atmosfera. Quei gingilli di conchiglie e bastoni sono magici. E poi quella foto che mi piace tanto dove c’è suo marito seduto ad un tavolo che scrive.
All’improvviso un messaggio di un’amica sul cellulare antidiluviano che ci portava via la padrona di casa, immersa in quella coccola digitale. Intanto io e il ventiduenne ci scambiavamo sguardi furtivi interrogativi perché mutamente, tutti e due, ci stiamo buttando con coraggio in un’esperienza nuova, solo che lui ha la metà dei miei anni ma io poi non ho nulla da perdere, anzi. Quindi andavamo avanti, no, indietro, perché così questa frase stava meglio. E mentre lei si stropicciava gli occhi, noi aspettavamo in silenzio la sua nuova ispirazione, con il timore di dire troppo, di esagerare ma poi con la frase del “marocchino di merda”, le risate stemperavano ogni cosa. Ma le cose da fare sono tante e mentre cercava una camicia bianca piccola che ha ficcato da qualche parte, è diventato troppo tardi per andare tutti sul posto come avevamo deciso.
Quindi abbiamo accartocciato tutto in un saluto e mentre stavamo uscendo, suo marito, seduto accanto al camino ascoltava, accostato all’orecchio, il suono di un minuscolo carillon girandone la manovella.

Annunci

2 Comments

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...