FUGA D’AMORE

Stamattina c’erano 25 gradi.
Dopo aver accompagnato i bimbi a scuola sono tornata a casa.
Zucco stava riordinando.

Sarebbe stato bello se lui mi avesse chiesto di andare al mare, con una giornata così.
Al volo mi sarei cambiata, avrei riempito la mia borsa rossa con un telo, il giubottino di jeans, delle posate e la patente.
Avremmo fatto un bel viaggio in macchina con il vento ed il sole sulla pelle, chiacchierando di cose minuscole e cose gigantesche. Senza fretta, senza interruzioni con la sola voglia di stare insieme.
Avremmo potuto attraversare paesini fino a raggiungere il primo mare.
Come successe tante volte, come quando eravamo solo una coppia.
Sarebbe stato bello togliersi le scarpe, bagnare i piedi e raccogliere conchiglie, soprattutto quelle rosate.
Magari saremmo tornati in quel mare, visto per la prima volta da Zucchetta, per riderci sopra, ricordando le sue facce.
Avremmo potuto portare anche il gatto e fermarci per farlo accarezzare da alcuni passanti, mentre sbucava con il musino dallo zaino.
Poi il tempo sarebbe volato, insieme a quell’aria leggera e benefica.
Ci saremmo potuti ricordare quanto ci amiamo e quanto sappiamo stare bene insieme.
Sarebbe stato bello affacciarsi sul molo e fare qualche foto con lo sfondo delle barche.
Poi avremmo potuto pranzare sulla spiaggia, dopo aver attraversato una pineta, con un telo steso sulla sabbia.
Nel viaggio di ritorno Avremmo guardato le saline e Zucco avrebbe detto che sembravano un paesaggio lunare.

E tutto questo sarebbe bastato per sentirsi ancora più felici, dentro un’amore che ha sete di tempo, attenzione e profondità.

Ed è andata proprio così….

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Dopo ripetute mattine con la sveglia puntata e spenta, oggi ho trovato l’alternativa.
Giorni fa mi sono fatta male al piede con una stupida storta e ad oggi persiste il fastidio, così, ho dovuto trovare un’alternativa alla camminata – corsa.
Al posto delle tennis, ho indossato le ciabatte, al posto dei pantaloni gommati, il pareo.
Arrivata in spiaggia, ho lasciato il mio abbigliamento sulla riva e mi sono immersa a metà nel mare.
Quasi tre chilometri in un’ora e mezza. quando sono uscita, le gambe pesavano il triplo.

L’acqua era incredibilmente calda e frequentata.
Decine di persone con le braccia sui fianchi, passeggiavano lentamente nel mare.
Di certo io ero la più giovane.
Vedere tutte quelle persone anziane mi ha fatto uno strano effetto.
Tutte le signore avevano lo stesso taglio di capelli, la stessa corporatura, la stessa calma.
Sembrava di essere in una sorta di mondo parallelo dove io ero l’intrusa.

Di certo, mi sono detta, mi auguro di invecchiare diversamente.
Poi magari ci sono tantissime persone che si abbelliscono con la loro saggezza e allora tutto cambia.

 

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Stamattina ho preparato lo zaino per il pranzo e siamo rimasti in spiaggia.
È stata una bella giornata, caldissima ma ideale per godersi il mare.
Mangiare un panino sotto all’ombrellone, ha un altro sapore.
Interrompere un ritmo quotidiano ha un effetto piacevole.
Queste giornate fanno bene.

 

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L’ANGOLO BIANCO

Siamo al mare.
C’è sempre vento, quel vento che schiaffeggia il corpo e l’umore.
Quest’anno l’estate si fa desiderare e ormai la aspetto da tanto di quel tempo che temo non arrivi più.
La spiaggia è quasi vuota, gli ombrelloni chiusi e il mare spumeggiante.
Intravedo qualche faccia degli anni passati ma nessuno che mi rallegri più di tanto.

Il cielo è azzurro e le nuvole corrono.
Hanno tolto quel brutto baracchino dell’anno scorso, che copriva un pezzo di mare e hanno messo una semplice impalcatura di legno bianco con alcune tende e una barca di legno con un bel cuscino.
Questo semplice angolo mi piace e stamattina l’ho già occupato in compagnia di un libro che aspettava da troppo tempo.
La gestione è cambiata e sembra tutto molto semplice, semplice e pulito.
Il bagnino degli anni passati è stato sostituito da un ragazzino che vedevo sempre correre in bici da bambino, una faccetta simpatica.

Manca solo la protagonista.

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