CON LA PUNTA DEL PIEDE

Ieri dopo il lavoro, sono stata ad un “Workshop iOS in Business” alla Apple.
Mi ha iscritta Zucco, con mia grande sorpresa.

Ancora una volta mi sono sentirà fortunata di vivere in una città come Bologna che offre tante opportunità.

Con curiosità dopo aver riferito l’appuntamento all’ingresso, mi sono seduta intorno ad un tavolo, insieme a degli sconosciuti.
I relatori erano due ragazzi giovani, uno brillante, l’altro opaco.
Volevo capire che cosa e quanto avrei capito del “linguaggio tecnologico” che sempre più si sta insinuando nel mio lavoro e nel mio quotidiano.
Incredibilmente ho seguito l’incontro con interesse e ho scoperto cose nuove tra cui alcune app, funzioni e possibilità.
L’ottanta per cento dei partecipanti erano uomini e tra questi spiccava Armando, un signore anziano tutto vestito di bianco compresa la barba.
Lui era un abituè ma non mi sembrava particolarmente gradito dal personale, anche se facevano di tutto per dimostrare il contrario.
L’incontro era volto alla promozione subdola di “una scatolina magica” che collegata ad uno schermo, mostrava ciò che si vedeva sul proprio IPhone o IPad.
Finito l’incontro mi sono affrettata a condividere al telefono con Zucco, tutto ciò che avevo scoperto.
Lui, conosceva già ogni novità, essendo un informatico ed un appassionato di tecnologie.
È stato bello entrare con la punta del piede nel suo mondo.

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LA PIETRA NASCOSTA

Un fienile giallo, disperso tra i colli di Bologna.
Un tempo attirava, per una pietra fosforescente trovata che rendeva il posto magico.
Una strada infittita dai rami del bosco. Buio e curiosità.
Due sorelle senza senso dell’orientamento.
Un’amica d’infanzia che canta un piccolo concerto per pochi intimi.

Ci accoglie una ragazza fiera e gentile che c’invita ad accomodarci dove preferiamo.
Curiosiamo.
Poi ci afflosciamo su due grandi poltrone verdi in un angolo.
Sorseggiamo birra apprezzando gli arredamenti.
È tutto molto equilibrato nei colori e negli oggetti che fingono di essere lì per caso. L’atmosfera che si respira è quella di una casa di amici degli amici.
Ci viene fame e divoriamo un’insalata con la parola “crumble”che incuriosisce e non è altro che pane sbriciolato. Qui molte cose sono come il pane sbriciolato: semplici ma valorizzate, impreziosite.
Poi inizia il concertino e con l’insalata infilata tra i denti, c’infiliamo nella seconda fila proprio in mezzo.
Ora siamo in un teatrino, raggiungibile da una piccola scala.
Una voce che riempie, una chitarra ed una batteria arricchita da piccoli strumenti inventati.
Melodie dai sapori di vacanza, intervallati da piccole e preziose spiegazioni.
Lei canta con quella magia di chi entra nella dimensione musicale.
Muove il viso in smorfie di alienazione.
Il chitarrista sembra massaggiare le corde, fare movimenti da prestigiatore che però fa solo apparire.
Il batterista inventa, muove e contorce la bocca per fare il verso di un uccello con un altro strumento.
Il trio è perfetto in questo fienile: discreto, curato e valorizzato da semplici cose.
Proprio quelle che lo sono solo all’apparenza ma che dietro hanno, molto probabilmente, anni di studio e passione.

È stato bello.
Una serata strana e piacevole, molto.
Di certo la pietra da qualche parte è nascosta.

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LIBRI IN RIVA AL MARE

Passeggiando tra i sassi lungo la spiaggia, ho trovato dei libri rotti e bagnati.
I titoli sono i più disparati: “Il mondo dell’utopia”, “Guerra e pace”, “Per chi cerca Dio”, “I poteri della mente”, “Rambo 2 la vendetta”.
In mezzo ai libri ci sono anche dei quaderni pieni di disegni.
Ho sfogliato con grande curiosità le pagine macchiate dall’inchiostro sbafato.
Mi sono chiesta di chi fossero e come mai fossero finiti lì.
Ho letto frasi strane e incomprensibili. Queste cose hanno per me un gran fascino.
Avrei raccolto quei quaderni per portarmeli via ma erano troppo malconci.

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EDUCARE QUALCUNO

Non ho mai sopportato chi tratta gli animai al pari dei bambini.
Ora che sto allattando artificialmente un gattino abbandonato, nascono nuove curiosità e domande.
Per ora il compito è limitato al nutrirlo e coccolarlo ma quando torneremo a casa nostra, visto che sono dai miei, inizierà la convivenza.
Non ho nessuna idea di come si allevi ed educhi un gatto ma per certi versi ho il sentore che sia un po’ come per i bambini.
Temo e spero che molti atteggiamenti siano superflui.
Le mie intenzioni sono di farlo dormire nella sua cuccia, in un posto fisso della casa, di cibarlo di cose semplici ed economiche evitando gli spizzichi fuori pasto e ahimè, a quanto sento, di non farlo salire sul divano.
Non ho intenzione di farmi distruggere casa nè di spendere miliardi in scatolette prestigiose.
L’unica cosa su cui non mi risparmierò è l’amore e penso che un animale debba adattarsi alle abitudini della casa e non viceversa.
Chiaramente ci saranno dei piccoli cambiamenti ma non degli stravolgimenti.
Forse per riuscire in quest’intenti occorrono caparbietà, dolcezza e costanza doti di cui sono fornita.
Spero di non peccare di presunzione ma certamente mi documenterò per seguire questa via.

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