TUTTO IL RESTO

La memoria è necessaria per ricordare le cose brutte affinché non si ripetano, così come è necessaria per ricordare le cose belle perché accadano ancora.

Ieri sono tornata a Pieve Santo Stefano, in occasione del concorso Saverio Tutino che raccoglie storie di memoria grazie al mio scritto: “MI MU MA, di Mio, di Musica, di Mariele“, una storia fatta di musica e accudimento, di contraddizioni e famiglia.


E dentro questa storia, resta di spalle Mariele, una piccola donna dalle grandi imprese, prima fra tutte la capacità di inventare uno spazio educativo e musicale a misura di bambino, proteggendone la spontaneità pur richiedendo il massimo da ognuno.
Ed è proprio questo che avrei voluto trasmettere con la mia storia ma come spesso accade, forse, si vede solo lo Zecchino d’Oro e tutto il resto rimane sconosciuto.
Tutto il resto.
Ecco, questo per me, che sono diventata madre, è stato un modello educativo immenso che goffamente ho provato a seguire.

Servivano gli occhi gioiosi e lo sguardo aperto per riuscire a leggere oltre alle apparenze senza necessariamente dover trovare tragedie o brutture. E ringrazio di cuore Ivana, la lettrice che ha scelto il mio diario portandolo nella sezione della lista d’onore, aprendo un varco per la mia storia che in realtà è quella di tanti, tantissimi bambini grati.

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Ma perché si ammirano tanto gli artisti?

Qual è la magia dei bambini?

Che cosa c’incuriosisce dei folli?

Tutti hanno qualcosa in comune. Ognuno di loro ci rispecchia.

Ognuno di loro rispecchia la nostra vera essenza: “la follia”.

Ognuno di noi è folle. Quando dormiamo, la nostra follia scappa libera dalla ragione.

Non esistono più il tempo, i luoghi e tutto si mescola disordinatamente.

Al mattino abbiamo bisogno di recuperare la ragione attraverso i riti che ci rimettono nella scatola della razionalità.

Quando ci ubriachiamo o ci droghiamo, ecco che perdiamo la ragione un’altra volta, mostrando parti nascoste.

Quando riusciamo ad esprimerci con l’arte, la follia padroneggia.

Ma forse la vera libertà sta proprio in quella follia repressa.

I nostri equilibri sono costruiti tra regole e morale in un flusso a corrente alternata.

 

Io ci credo a questa cosa. È inquietante ma anche rassicurante.

Inquietante per la perdita di sicurezza, rassicurante per la bellezza nascosta dentro ogni persona.

Poi esiste anche la follia brutta ma questo è un altro discorso.

 

 

Poco fa, camminando, ho visto una mamma con due bambini: uno per mano.
La bimbetta indossava gli stessi stivali e lo stesso passo della mamma mentre il bimbo restava un po’ indietro salterellando.
Lui le ha chiesto:” mamma di chi è questa casa?”
Lei:
Lui: ” mamma che lavori stanno facendo?” (passando di fianco a un cantiere).
Lei:
Non ha neanche girato la faccia di un millimetro, non gli ha risposto mezza parola e continuava frettolosamente a camminare trascinandolo per il braccio.
Io ci sono rimasta male.
Come si fa ad essere così indifferenti alle domande di un figlio?
Credo che una rispostaccia sarebbe stata meglio di quel silenzio così ingombrante.