Un coro di silenzio

Solito appuntamento alle 20.30 nella scuola, per le prove col coro dei “Vecchioni di Mariele”. Insolito scenario grazie a nuovi ospiti…tante le cose da realizzare, poca la concentrazione, infatti prevale sempre la voglia di divertirsi tra continue interruzioni. Finalmente stasera c’è Luciana, la direttrice che a modo suo ci tiene tutti a bada, riuscendo a farci concludere qualcosa, nonostante tutte le sorprese. Una di queste, Sara che non vedevamo da tempo, poi Claudio un ragazzo dell’accademia del cinema, che è venuto per realizzare un video ed Eloisa, ex corista che con la musica non ci gioca e basta ma l’ha scelta come pane quotidiano.

Nel pomeriggio, con Angela e Claudio siamo stati al teatro dove prossimamente canteremo per un paio di minuti. Un paio di minuti con alle spalle tantissimi ragionamenti, accordi, disaccordi e tutto quello che richiede un’esibizione come si deve! Dovevamo capire gli spazi, le posizioni, gli spostamenti, le luci, i costumi e salire su quel pavimento scricchiolante era già musica!


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QUI DAVANTI A ME

Sto camminando lungo il viale quando da una porta esce una figura. La guardo da dietro e la riconosco. Non ricordo il nome ma tutto il resto, sí che lo ricordo. Pochi passi per decidere e non so nemmeno ancora quanti. Non riesco a decidermi fino a che la bimbetta provocatoria mi lancia una delle sue sfide: ” Vediamo se hai il coraggio!”

In fondo che cosa perdo?

“Mi scusiiii, signora” lei si gira e non posso più tirarmi indietro. E allora chiamo lei in soccorso, la bimbetta che é tanto brava a provocarmi quanto a tirare fuori il mio meglio: la semplicità e la nudità di parole dirette. Cosí mi sto rimpicciolendo proprio di fronte alla donna che qualche mese fa ho detestato, anche se mi rendevo conto che ricopriva semplicemente un ruolo. Ma ora é qui davanti a me, ad armi pari se non i nostri occhi dentro quelli dell’altra. E anche lei trasforma i tratti del suo viso fino a sorridere e a guardarmi incuriosita. Cosí racconto, così le spiego, così le chiedo. Cerca nella borsa, scrive su un’agendina, ci salutiamo.

É il minimo, per ringraziare il cielo della giornata trascorsa…

Ti aspetto

Mi piacerebbe vederti in autobus mentre chiacchieri con i tuoi amici. Vorrei scoprire che cosa scegli di mangiare quando mi dici che resti fuori a pranzo. Sarei curiosa di ascoltare i tuoi discorsi, di che argomenti trattano e come la pensi. Non riesco a immaginare che tipo di ragazzo ti potrebbe piacere e se mai ne hai avuto uno. Se hai già preso una cotta e se sei stata corrisposta. Non ho più il coraggio di confrontare la mia mano con la tua o i miei piedi mentre facciamo la bicicletta. Ma in tuttp questo buio resta accesa la luce di tutto quello che siamo state insieme. Ti aspetto a volte impaziente altre rassegnata, perché sono certa che tornerai.

Ho visto Babbo Natale in vacanza!

Stamattina all’apertura del negozio ho sgranato gli occhi perché c’era proprio lui: Babbo Natale! Si ma non il solito ma IL MIO quello che ho adorato per anni sfogliando le avventure delle sue vacanze.

Infatti da bimba, vinsi per un concorso di disegno il premio di un libro che ho consumato: “Babbo Natale va in vacanza” di Raymond Briggs. Mi piaceva scoprire la vita del mio beniamino di cui si parlava solo un giorno all’anno! E il mio Babbo Natale trasformava la sua slitta in un camper, girava dalla Francia alla Scozia fino a Las Vegas, dentro disegni meravigliosi. Ma stamattina quel sogno era proprio lí in carne e ossa ma non ho avuto il coraggio di disturbarlo…

Non mi piace questo modo di gestire gli spazi comuni

Scelgo di pranzare con due pizzette di Altero per risparmiare tempo e trascorrere la pausa in biblioteca alla Sala Borsa. Questa volta ho lo zaino, che è comodo e capiente per contenere oltre al PC, anche un paio di scarpe di ricambio e l’ombrello pieghevole con le fragole e un’assicella rotta. Sfulmino il pasto e ho tutto il tempo da dedicare alle mie ricerche. Entro nella biblioteca e scorgo la sala sulla sinistra, ancora chiusa per lavori, così salgo con la breve scala mobile al primo piano per cercare un tavolo dove collegare il PC.
Primo tavolo, pieno.
Secondo, occupato.
Terzo, niente da fare.
Sala interna, murata.
Intanto il mio tempo passa mentre  continuo a girare in cerca di un posto libero. Ma ai tavoli non ci sono persone ma un quaderno, un libro, una giacca …e sono di più i posti occupati da gli oggetti che dalla gente…
Non mi piace questo modo di gestire gli spazi comuni e ogni volta mi tocca andare al bar del piano terra, consumare un caffè e piazzarmi lì, a patto  che la batteria sia carica.

 

 

La bambola minuscola sotto al quadro

c’è stato un momento di questo pomeriggio in cui mi sono sentita minuscola. Ero seduta su un divano enorme, in un palazzo dai soffitti altissimi dove alle pareti c’erano dei quadri antichissimi che occupavano grandi spazi. In quelle proporzioni sembravo una bambolina appoggiata per sbaglio. Il cuore batteva all’impazzata e continuavo a ripetergli di rallentare, che non c’era niente di cui preoccuparsi. Poi ha seguito la fase “mistica” dove avevo bisogno di una mano e così ho iniziata a cercarla in quel quadro enorme una mano e ce n’era più di una e allora mi sono detta che potevo stare tranquilla. Cercavo segni di familiarità con quello che stavo facendo e quel piede dentro un sandalo con le fasce di cuoio, come quelli che vendo in negozio, sembrava di un frate. Dentro di me cercavo un sostegno, un senso e mi dicevo che sono pazza a buttarmi in queste cavalcate di adrenalina. Poi al centro del quadro, in basso, ho letto “Rossi” e mi sono calmata. Rossi come Padre Berardo Rossi, ecco sto impazzendo ma da qualche parte dovrò pure trovare un senso? Perchè stavo per incontrarmi con l’Assessore alla Cultura per parlargi del mio progetto che non è un progetto, della mia soddisfazione che non ha guadagno, della mia storia che a nessuno certo interessa. E mi sono guardata dall’alto vedendomi proprio minuscola mentre pensavo a chissà quante cose ha da fare un assessore che ascoltare i segni e i sogni di una donna bambina. Ecco, forse è questo il punto, che c’è una parte di me che vuole rimanere bambina, vuole ancora avere paura, cercare, stupirsi, sentirsi stupida e minuscola.