IL VOLO A MEZZ’ARIA

A mezzanotte meno due smangiucchio una fetta ai tre cereali dopo la trasgressione di aver aperto la bottiglia calda di Fragolino. Ondeggio in piedi nel bel mezzo della cucina e mi guardo intorno. Tutto quello che mi circonda ha un significato: i due peperoncini di legno appesi, comprati in Sardegna milioni di anni fa, le stelle fiorate secche della montagna raccolte in una vacanza, le calamite regalate da mio figlio dopo una gita, le stesse che il gatto butta giù con prepotenza ogni volta che esige il pasto, il Pinocchietto nell’altra parete comprato a Firenze in un giorno di sole, il lampadario di rame e gocce di vetro infilato in valigia da Sharm in quella sera che volevo comprarli tutti, il depliant del paradiso dei giardini del Casoncello, meta paradisiaca, il bottiglino con la sabbia azzurra, esperimento scolastico. Tutto ha un significato o meglio a tutto do un significato. E se da un lato è meraviglioso e poetico, dall’altro è una trappola da cui non riesco ad uscire. Tutto questo pensare è faticoso e impegnativo. In alcuni momenti fa volare alto ma talmente alto da sentirmi sola. È la mia condizione che rifiuta il volo a mezz’aria…

Non ci sono riuscita

Non ci sono riuscita a stare dentro alle righe, quelle che scrivi e segui dritte. A sedici anni lavoravo in un salone per parrucchieri cercando una direzione, dirottata poi sui negozi di abbigliamento. Ero alla spasmodica ricerca di un’identità che non trovavo e non tornerei indietro per nessuna cosa al mondo. La scrittura mi piaceva ma scarabocchiata sui diari non mi dava soddisfazione. Avevo bisogno di essere letta, criticata o apprezzata ma vista, notata. È stata utile nel tempo quando volevo fare sentire qualcosa, poi è diventata indispensabile per scoprirmi. Grazie a Lei mi sono tirata fuori un pezzettino alla volta per poi capire che quei pezzettini cambiano continuamente. È stata la mia ancora di salvezza e tutte le volte in cui si blocca non sto come vorrei. E quando mi rileggo non mi riconosco più.

ZUM ZUM ZUM Zumando con Popoff

Non c’è nebbia tra le stradine di campagna che ci portano a San Vincenzo di Galliera. Sulle vetrate della Sala Bolelli di fianco alla chiesa, spiccano le locandine rosse del quinto Docu-Concerto di Testimonianze Musicali: “ZUM ZUM ZUM Zumando dal Piccolo Coro ai Vecchioni di Mariele”, che inizierà tra poche ore.

 

Sala Bolelli

 

 

Ci accoglie Valter alias Popoff, puntuale e sorridente, nel profumo di legno della sala spaziosa.  L’evento sosterrà il Progetto INclusione della Scuola paterna”Amici di Mariele” di cui è il direttore. Mi mostra la saletta dove il coro potrà cambiarsi e lo spazio per lo spizzico prima di cantare. Ha predisposto bibite, piattini e bicchieri, dolci e pocket coffee! poi arriveranno pizza e focaccia, preparati da una mamma della sua scuolina. Le piccole cose sono quelle grandi …
Il palco è ampio e allestito e lo osservo dalle varie prospettive. Salirci è uno dei momenti più intensi dell’attesa. 

 

 

 Intanto Claudio monta il PC collegando i vari cavi e inizia il momento più snervante in cui tutto deve funzionare: i microfoni, le casse e il maxischermo.  Dopodiché compiliamo il modulo SIAE, sistemo la scaletta per il coro e mostro a Valter i due video aggiunti per il Docu-Concerto di stasera: quello dedicato a Pia Pasquali (segretaria storica dell’Antoniano) e l’immancabile Popoff. Infatti il Docu-Concerto ci dà la possibilità di far conoscere e ricordare le persone e i personaggi significativi dell’Antoniano.
Tutto funziona  e mi sento tranquilla, pronta a gustarmi ogni momento. Esco qualche minuto nella campagna che mi avvolge in un improvviso senso di pace. Ne approfitto per girare un breve video, uno dei tanti che promuovono l’evento.

 

 

All’improvviso sbuca Fabrizio alias Arcibaldo che nel mondo del ping – pong è conosciuto come “Cobra” e invece di partecipare alle prove (disgraziato…) va ad allenarsi proprio qui vicino ma non prima di concedersi ad uno scatto, infatti è proprio lui il protagonista della locandina che Carla Cortesi disegnò negli anni ’70.

Finalmente arriva la prima corista, Angela, che ha travestito Topo Gigio, la nostra mascotte, da pesce per il gran finale e plastificato il testo della canzone di Popoff, trasformato in una copertina da 45 giri. Verso le 19 arrivano altri coristi, l’immancabile direttrice Luciana, qualche parente e Maria Antonietta Ventre. Iniziano il via vai dal palco alla saletta, gli schiamazzi e la confusione che sempre ci contraddistinguono. Durante le prove, escogitiamo il modo per aiutare tre coriste a salire sulla pedana altina, trovando una nuova occasione per divertirci su eventuali conseguenze catastrofiche… I volumi delle basi sono da sistemare insieme alle le voci fredde e stonate. Proviamo un pezzettino di ogni brano e la nuova proposta “Popoff” con il protagonista originale…è surreale questo gioco del tempo che ancora una volta ci fa divertire! 

 

 

 

 



Dopo la prova più complicata (l’ingresso sul palco) facciamo una pausa per mangiare qualcosa e prepararci mentre “i bassi” continuano il ripasso nella saletta tra una sala trucco improvvisata ed un passagggio continuo di coristi.

 

 



Stasera sono particolarmente calma, finalmente! Alle 20.30 aprono la sala al pubblico che sbirciamo dal tendone dello spazio pausa…ho invitato molte persone ma fioccano sul cellulare messaggi di treni persi, febbri e contrattempi dell’ultimo minuto. Intanto le panche si riempiono per neanche metà…”peccato”, penso anche se la prima persona per cui canto sono io…infatti cantare è come fare un viaggio in volo con le note e i pensieri. Poco prima dell’inizio dello spettacolo, Valter viene a ringraziarci e invece del tradizionale “m…a” che lui non gradisce (ma che invece ci augura il prete!) recitiamo un’Ave Maria. Una preghiera prima di cantare fa da anello stringendoci tutti in un cerchio di luce.Dopodiché al via di Valter usciamo in fila indiana, raggiungendo il palcoscenico dietro le quinte. Apre il Docu-Concerto con la sua presentazione mentre noi aspettiamo, scompigliati e confusionari. La stessa cosa che ci rende unici, il “tornare bambini”, diventa snervante nei momenti di tensione…Applausi. Silenzio. Inizia l’annuncio del Docu-Concerto e appena parte la voce registrata di Fabrizio, piombo nell’agitazione che credevo aver sconfitto. E invece no, non sarebbe la stessa cosa senza di lei! Buio in sala, mentre il maxi schermo proietta le immagini, alla parola “Vecchioni” incollata al nostro logo blu, usciamo per raggiungere il palco e la pedana per la seconda fila. Nessuno cade, tutto fila liscio. Sulle note di “ZUM ZUM ZUM”si accendono le luci su di noi, accecanti e salvifiche (per non vedere davanti…). Paola è la prima volta che partecipa come corista e spero le piaccia! Ogni tanto vedo che sbircia lo schermo e sorride…mentre mancano Cristina e Cinzia, ahimè ammalate. Ora mi accorgo con grande sorpresa che la sala si è riempita e partecipa immobile. Partono canzoni e video, notizie e interviste mentre sbircio la scaletta dal leggío. In alcuni punti del Docu-Concerto mi sento particolarmente esposta ma avendo deciso di realizzare un progetto simile, ho scelto di metterci anche la faccia, insieme al peso della responsabilità.

 

 

L’attenzione del pubblico è una conferma fondamentale per continuare a ripetere questo tipo di evento.
Cantiamo infastiditi da un fischio della cassa ma uniti in una sola voce, quella del nostro coro mentre la nostra preziosa direttrice ci tiene stretti con i suoi gesti! A un certo punto del concerto, dedichiamo un momento in ricordo di Pia Pasquali con le parole di Valter e il brano “Se per miracolo” (con i segni fantasiosi di Luciana per ricordarci le parole…!) 

Sul finale cantiamo “Sorridi sorridi” con i bambini della “Scuola paternale Amici di Mariele” e ciliegina sulla torta, l’immancabile Popoff. Ed è grande e indescrivibile il sentimento che cresce mentre la musica esce, rimbalza e gira tutta intorno a noi, avvolti da una storia meravigliosa…



 

 

Credevo fossero solo canzonette!

Nella pausa pranzo corro a visitare la mostra “NOI…NON SONO SOLO CANZONETTE” a Palazzo Belloni fino al 12 aprile. All’ingresso mi accoglie il personale molto gentile, che mi consegna un accredito stampa (che fierezza…)
Appena entro noto gli oggetti tecnologici del passato sparsi per le sale, quelli che mi riportano all’infanzia e ai tanti posti dove sono stati appoggiati.

Ormai questo “senso di nostalgia” ho capito che fa parte del mio modo di essere e non lo rinnego più. Mi ci lascio cullare mentre percorro le sale della mostra. Osservo le foto, ci entro dentro leggendo le didascalie e mi accorgo di quante cose non so, non conosco, non ho mai approfondito mentre un video mi scuote, con la voce del cronista tragica, seria, profondamente angosciante. In questo tono della voce mi accorgo di come cambi l’umanità, sempre più abituata

alle disgrazie, esposte da voci televisive e radiofoniche sempre più “disumanizzate”. Anche la voce è musica e mi stupisco di quante riflessioni possano concentrarsi dopo pochi metri dentro una mostra. Ci sono foto meravigliose, altre conosciute ma riviste con occhi da adulta. Quel sedere con il jeans cortissimo ha tappezzato metri di muri con i cartelloni pubblicitari e chissà quanti adesivi appiccicati nelle camerette, sulle automobili e chissà dove. Giro sola nella penombra, leggo a fatica le diciture e m’illumino dalle luci della disco music quando incrocio il poster della febbre del sabato sera. John col suo collo a punta e la faccia da schiaffi mi guarda e sembra dirmi: “Eccomi, ci sono anch’io” ricordandomi quanto sia stato presente in casa mia in quegli anni.
Molta musica e zero politica.

Finalmente trovo la canzone che cercavo proprio nella sezione “MUSICA RIBELLE” che fotografo e filmo. Trovare un brano dello Zecchino d’Oro all’interno di una mostra, mi rende contenta perché spiega il senso di un testo che va al di là della canzoncina orecchiabile. Racconta la formula che ha inventato lo Zecchino d’Oro di comunicare concetti intelligenti ai bambini con le parole adatte.

E mentre trovo le canzoni “I figli delle stelle” e “Splendido splendente” rimango a bocca aperta nella scoperta del loro significato…credevo fossero solo canzonette!
Visitando il resto della mostra, incrocio visi noti, percorro lotte femministe, rivoluzioni, conquiste che hanno coinvolto chissà quante persone con le loro storie, il loro vissuto, il loro credo. Confesso che sono scombussolata, come se avessi fatto un giro su una macchina del tempo dove la mia testa ha viaggiato alla velocità della luce.

L’ospedale delle Meraviglie

Alle 9.30 ci troviamo a Bazzano per cantare nell’ospedale dove lavora come medico Luciana, la direttrice del coro Vecchioni di Mariele. Nell’atrio hanno preparato una pedana, le sedie per il pubblico e le locandine attaccate ovunque.

Questo genere di concerti sono i più delicati, dove si deve solo portare gioia, accantonare qualsiasi problema e dare il meglio e sono anche quelli più preziosi, dove ogni lacrima e sorriso devono essere raccolti e custoditi per ricordare chi rappresentiamo.

Raggiungiamo il primo piano dove l’ufficio di Luciana si trasforma in guardaroba e Tiziana in custode, mentre ci salutiamo con rinnovato entusiasmo, tutti vestiti di nero con qualcosa di rosso. Luciana è molto agitata e lo si capisce dalla faccia tesa, i gesti scattosi e il tono della voce mentre noi ci comportiamo come bambini felici, con qualche risata di troppo (al culmine, quando attorniamo Massimo per fare ingelosire Cristina, sua moglie… infatti nel nostro coro oltre a sorelle e fratelli c’è anche una coppia!)

Facciamo una brevissima prova cantando “Adeste fideles” per poi seguire Luciana nei vari corridoi dell’ospedale. Un suo collega ci filma per costruirne un video, mentre cantiamo “Auguri, auguri, auguri” (una canzone scritta da Gina Basso nel 1972) che da il titolo al concerto di oggi.

Camminiamo cantando facendo tutto il giro del reparto, mentre qualcuno si affaccia sulla porta della camera, qualcuno solleva la testa dal cuscino con un cenno, altri salutano, sorridono e una signora con la mascherina parla con gli occhi pieni di lacrime. Dopodiché torniamo nell’atrio per iniziare il concerto preceduto da un discorso significativo della Dottoressa Marilena Muratori, primaria del reparto di Medicina, che paragona il canto corale al lavoro della loro equipe. È incredibilmente importante rendersi conto della bellezza di poter mettere a frutto un dono, quello del canto, per un’occasione come questa.

Giacomo presenta e ormai il copione è solo una traccia per mettere in fila i suoi discorsi sempre più calibrati tra la conoscenza e la leggerezza. Intanto Alfredo, l’addetto alle registrazioni, scatta e filma senza sosta!

Iniziamo il concerto con “Ciao amico” e qualche viso si accende, illuminato dalla memoria. Oggi Luciana ha scelto solo brani allegri per riempire l’ospedale. Ci sono pazienti, parenti e volontari travestiti per il Natale che colorano la saletta. Siamo stretti non solo nelle posizioni ma anche nel canto, così intenso. Seguono i brani della scaletta senza nessun intoppo se non qualche attacco sbagliato di Luciana che oggi è la più coinvolta. E come ogni volta il medley folk ha la meglio su tutto il repertorio, alimentando la soddisfazione per le fatiche di un tempo; infatti fu un lavoro molto faticoso quando cantavamo nel Piccolo Coro, riuscire ad imparare tanti dialetti regionali, paragonabili ad una lingua straniera. E tra il pubblico non mancano persone che cantano con noi tra esclamazioni e grande attenzione. Un signore in prima fila piange per tutta la durata del concerto, una ragazza elfa riprende ogni canzone col suo cellulare, un papà, nel giorno del suo compleanno, spunta ogni tanto scattando foto, il marito di Cinzia è molto attento, come se ci sentisse per la prima volta e ci sostengono con la loro presenza, anche alcune mamme dei coristi…L’ascolto si amalgama perfettamente col canto, creando uno scambio perfetto. Chiudiamo il concerto ripetendo la canzone “Auguri, auguri, auguri!” con la meravigliosa Giulietta e finiamo, acccompagnati dagli animatori, con il bis della slitta vagabonda dove saliamo tutti allegri volando sulla neve e sulla musica.

Ogni volta che cantiamo penso di aver raggiunto la soddisfazione più grande, sottovalutando la meraviglia che cresce…

FICHI, MELONI e Vecchioni…

I vetri dell’autobus sono completamente appannati e la sensazione è proprio quella di trovarmi in un posto sospeso tra la realtà e l’immaginazione, mentre guardo i video di un concerto dei Vecchioni, appena girati dal prezioso Alfredo. Chiudo gli occhi per concentrarmi sull’intonazione, mimo le parole e sorrido contenta. Venerdì per un imprevisto non c’ero e ascolto con attenzione tutti i brani, mentre crescono in me soddisfazione e contentezza.

Mi sto già pregustando la serata che ci vedrà ospiti ad un evento di beneficenza, stasera, 12 dicembre.

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