Proprio dalla terra di Padre Berardo

Ho puntato la sveglia presto per prepararmi con calma, come quando tengo particolarmente a qualcosa. Mi piacerebbe sentirmi gioiosa, come tutte le volte che incontro il mio caro coro ma oggi non ci riesco. Nella divisa che indosserò c’è un capo in più da aggiungere che rende tutto diverso, distante e strano. Stavolta non porterò Topo Gigio perché canteremo solo alla messa e devo ricordare il libretto per non scordare le parole che oggi, ahimè, canteremo senza basi. Sarà come uno spuntino dopo un lungo digiuno, infatti sono mesi che non ci troviamo, che non cantiamo, che restiamo uniti, appesi ad una chat in questa lontananza faticosa. Ho quasi paura a diventare felice, paura d’illudermi Continua a leggere

Un’altra me

Quest’avventura delle interviste in diretta se è vero che è un gioco ha comunque delle regole che mi sono data da sola. Prima fra tutte, la preparazione delle domande cercando più informazioni possibili sull’ospite; seconda, la soddisfazione di togliermi più curiosità immaginabili senza diventare invadente. Terza ma non ultima, la capacità di fare sedere nel mio salotto l’intervistato, cercando un’intimità amicale nonostante la distanza. E tutto ciò richiede un dispendio di energie enorme che ne trova forza dalla soddisfazione finale. Un’altra me.
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Il senso del Sentimento

Cerco una parola che descriva il mio stato d’animo che continuamente agisce, muovendomi cervello e cuore: “Sentimento”, la facoltà e l’atto del sentire. Sentire il battito che accelera, la pelle che si accartoccia, la curiosità che diventa ricerca, il pensiero che si allarga, la  scoperta che meraviglia, la costruzione che soddisfa. Tutto questo ha un senso, il mio senso, il senso del sentimento.

La mia isola felice

Il mio modo di reagire al disastro che s’insinua in ogni angolo del cervello, è questo. Tutto come se niente fosse nel mio piccolo studio dove mi rifugio, per saltellare nel mio mondo incantato. La passione costruita in questi anni ora più che mai ha un senso perché è diventata la mia àncora, la mia isola felice dove riesco a stare bene. Ci ho pensato molto all’impressione che potrei dare a chi legge i miei post , ora poi mi sono lanciata anche nei video…ma la necessità di reagire è più forte della paura del giudizio. Non voglio mancare di rispetto al Dolore che bussa incessante a qualsiasi porta ma solo farmici trovare con un lieve sorriso…

IL VOLO A MEZZ’ARIA

A mezzanotte meno due smangiucchio una fetta ai tre cereali dopo la trasgressione di aver aperto la bottiglia calda di Fragolino. Ondeggio in piedi nel bel mezzo della cucina e mi guardo intorno. Tutto quello che mi circonda ha un significato: i due peperoncini di legno appesi, comprati in Sardegna milioni di anni fa, le stelle fiorate secche della montagna raccolte in una vacanza, le calamite regalate da mio figlio dopo una gita, le stesse che il gatto butta giù con prepotenza ogni volta che esige il pasto, il Pinocchietto nell’altra parete comprato a Firenze in un giorno di sole, il lampadario di rame e gocce di vetro infilato in valigia da Sharm in quella sera che volevo comprarli tutti, il depliant del paradiso dei giardini del Casoncello, meta paradisiaca, il bottiglino con la sabbia azzurra, esperimento scolastico. Tutto ha un significato o meglio a tutto do un significato. E se da un lato è meraviglioso e poetico, dall’altro è una trappola da cui non riesco ad uscire. Tutto questo pensare è faticoso e impegnativo. In alcuni momenti fa volare alto ma talmente alto da sentirmi sola. È la mia condizione che rifiuta il volo a mezz’aria…

Non ci sono riuscita

Non ci sono riuscita a stare dentro alle righe, quelle che scrivi e segui dritte. A sedici anni lavoravo in un salone per parrucchieri cercando una direzione, dirottata poi sui negozi di abbigliamento. Ero alla spasmodica ricerca di un’identità che non trovavo e non tornerei indietro per nessuna cosa al mondo. La scrittura mi piaceva ma scarabocchiata sui diari non mi dava soddisfazione. Avevo bisogno di essere letta, criticata o apprezzata ma vista, notata. È stata utile nel tempo quando volevo fare sentire qualcosa, poi è diventata indispensabile per scoprirmi. Grazie a Lei mi sono tirata fuori un pezzettino alla volta per poi capire che quei pezzettini cambiano continuamente. È stata la mia ancora di salvezza e tutte le volte in cui si blocca non sto come vorrei. E quando mi rileggo non mi riconosco più.