Il volo

Ieri mattina durante il tragitto da casa a scuola io e mio figlio abbiamo trovato una tortora che non riusciva a volare. Affossata nell’erba del parco, cercava di muoversi ma la coda era storta e la zampetta immobile. Cosí mio figlio ha sollecitato la mia coscienza dicendomi di fare qualcosa e io tra un “corri che é tardi” e un “non ti preoccupare” l’ho rassicurato. Quando è entrato a scuola ho ripercorso lo stesso tragitto e la tortorella era ancora lí, viva e ferma. Cosí tra ricerche google e telefonate ho cercato, invano, una soluzione. Ogni numero me ne dava un altro tra infinite attese.  Nel frattempo, al parco, un nonno col nipotino collaborava solo a distrarmi con i suoi racconti dei vari incidenti avuti con animali. Alla fine sono tornata a casa senza aver trovato il modo di salvarla. L’idea di raccoglierla l’avevo subito scartata considerando quanto sono schizzinosa e poi quel movimento tra le mani non l’avrei contenuto.
Uscito da scuola mio figlio era arrabbiato perché aveva rivisto la tortorella ancora lí mentre i miei sensi di colpa crescevano. Così, alla fine, mi sono fatta convincere e nel bel mezzo del mio lavoro e dei suoi compiti, siamo tornati al parco in macchina. Abbiamo portato una scatola di cartone, un paio di guanti e un crostino di pane, determinati nella nostra missione di salvataggio. Arrivati nell’erba la tortora cercava di svolazzare mentre mio figlio indossava i guanti per prenderla.

Non sapeva da che parte sollevarla mentre l’ala si muoveva agitata. E tra un incitamento e una carezza sulla piccola testa, Continua a leggere

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DIVENTA CIÒ CHE SEI

Nel 2012 ho iniziato a scrivere in questo blog personale con il motto “Incuriosirsi di sè”.
Sto imparando a conoscermi, a capire per cosa sono nata e ad uscire dai comportamenti collettivi. Ormai è diventato un modo di essere, con l’orecchio sempre teso all’ascolto e l’attenzione sempre viva a chi sono. Già molti anni fa aprivo la mia mente ascoltando le parole di Umberto Galimberti e oggi inizio a raccogliere qualche frutto di consapevolezza e felicità.

Bologna la provinciale

photo_2017-10-07_09-01-40Stamattina mentre avidamente cercavo tra le pagine, sono rimasta delusa, quando ho trovato un trafiletto minuscolo tra le pagine del Resto del Carlino che in due parole raccontava la conferenza di ieri con i fratelli Avati a Palazzo Belloni per Bologna Experience. Sul web perlomeno qualcosina in più…
Si sarebbero potute riempire pagine per lo spessore e la varietà dei temi affrontati, anche grazie alle domande del giornalista Andrea Maioli. A conferma del “provincialismo” bolognese che più uno viene da lontano e meglio viene accolto…e credo sia
mancato “l’ascolto” che parte dalle orecchie, sale al cervello, passa per il muscolo cardiaco e si sparge sottopelle. E allora c’è sempre più bisogno di muoversi, di cercare, di toccare con mano, di partecipare e di diventare i protagonisti perchè l’informazione “buona” probabilmente non cattura sulla carta stampata…

Fortunatamente sono riuscita a registrare un aneddoto relativo alla scelta di Katia Ricciarelli nel film “La seconda notte di nozze“, raccontato con la maestria di Pupi Avati…

 

Una storia di paradiso

Ero sola ma mi bastavo, considerando le tante sensazioni che dovevo gestire. Il timore di essere inadeguata, la curiosità di ascoltare la conferenza, la preoccupazione di non riuscire a parlargli, la paura di maledirmi per aver sbagliato qualcosa. Tutta questa roba mica per uno a caso ma per l’illustre Pupi Avati. Col fratello Antonio avrebbe tenuto una conferenza, proprio nella stessa sala dove, pochi giorni, fa ho scoperto un mio piccolo contributo per la mostra di Bologna Experience.  Seduta in seconda fila avevo tutti i sensi spalancati per non perdere nemmeno un battito i ciglia di quella occasione irripetibile. Quindi ho assaporato ogni parola, ogni aneddoto e ogni sfumatura dei due fratelli Avati che raccontavano di Bologna la provinciale, di film e attori, di invenzioni e realtà tra una melanzana di Pasolini e un risotto di Giulietta Masina. E mentre Pupi si alzava in piedi, il fratello da seduto rispondeva, con una stima reciproca invidiabile. E poi gli ultimi due minuti e quaranta, Pupi ha lasciato un contributo sull’esperienza della vita ed io vedevo perfettamente davanti a me quello che diceva, come se in quel momento facesse la regia della mia immaginazione. E più parlava più sentivo una specie di intruglio avvolto che cresceva ad ogni frase. Ma alla fine quell’involto non ci stava più dentro, soprattutto quando le parole di Pupi hanno toccato i miei sentimenti. Ha fatto un elogio alla vulnerabilità e io a quel punto avrei voluto diventare pioggia.
Al termine mentre le persone si alzavano, ho preso coraggio a quattro mani e sono andata da lui. In piedi, in disparte, ho aspettato il mio turno e quando mi ha rivolto lo sguardo, mi sono presentata come “uno degli angeli di Dancing Paradise” (il film che girò col Piccolo Coro nel 1981)

1981 - RIPRESE DANCING PARADISE 2

e lui mi ha riconosciuta visto il recente scambio di mail per la mia storia MI MU MA.
E subito mi ha parlato di Mariele e di quel film che Padre Berardo avrebbe voluto realizzare, gli ho mostrato il logo dei Vecchioni di Mariele presente anch’esso alla mostra e mentre facevamo una foto ci siamo scoperti entrambi “scorpioni”…lui del 3 ed io del 17 novembre…infine ci siamo salutati con una raccomandazione…
Nella sala accanto servivano vino e stuzzichini ma nonostante la mia golosità, non sono riuscita a rimanere. Avevo troppe cose dentro che sono riuscita a fare scivolare fuori, mescolate alla pioggia.

L’asino che vola

Quante volte ho alzato la testa al cielo guardando il mio asino volante…fidandomi di tante belle parole…e mettendo le ali ogni volta…
Quante volte, ancora con la testa rivolta al cielo, ho creduto a quel cocciuto volante che vedevo solo io…
Quante volte ho sentito spaccarmi dentro, durante la caduta con il sedere a terra…
Prima si è rotta un’ala, poi si è bruciacchiata la coda, un’altra volta si è spezzato lo zoccolo…ma grazie alla resilienza…risaliva e tornava a volare…
Finché un giorno ho capito che quel somaro dovevo essere io a cavalcarlo e con la nostra cocciutaggine avremo volato insieme…

 

Vecchiona di fatto

Sinceramente mai avrei creduto in un simile panico…ma facciamo un passo indietro…
ieri sera in occasione della festa dei 60 anni dello Zecchino d’Oro, il coro dei Vecchioni di Mariele è stato ospite per cantare un brano: “La banda dello zoo”.
Le prove sono state possibili all’ultimo momento e molti di noi non si ricordavano bene le parole, un po’ per l’emozione, un po’ per la mancanza di allenamento…infatti la maggior parte delle canzoni che cantiamo le abbiamo “marce in testa” (come dice la cara direttrice Luciana!) Sta di fatto che io sta banda dello zoo da bambina non l’ho mai cantata e tutte quelle frasette simili mi si mescolavano nella testa, alternate a momenti di buio totale. Continuavo a ripetere le parole da sola, poi con qualche corista, col foglio, senza foglio che ho accartocciato e scartocciato dalla tasca mille volte. Prima della prova abbiamo cercato di alleggerire la tensione con una birretta ma dopo poco ci è arrivata la comunicazione di salire sul palco quindi un bel bicchiere è caduto sulla mantellina di una corista mentre gli altri trangugiavano velocemente. E poi c’era tanta gente nella piazza, un maxi schermo che riprendeva bene bene le facce di tutti quelli sul palco e il mio terrore puro di sbagliare le parole. E tutti che mi prendevano in giro, chi ridendo, chi confondendomi, chi dando pacche sulle spalle ma l’idea di fare una simile figuraccia non mi si staccava di dosso poi proprio nella mia città, per me nella piazza più importante…
Prima di noi hanno cantato le Verdi Note ma deve esserci stato un errore della regia, visto che mentre cantavano mostravano dei video dove noi vecchioni ci ritrovavamo tra una risata e una lacrimuccia.
Infine è arrivato il nostro momento, accompagnato dal solito buio che si mette tra la musica e il pubblico, nel momento della concentrazione. Luciana ci ha diretto col suo modo così familiare che mi fa sentire a casa, tra i miei fratellastri dell’infanzia.
E le nostre note si sono sparpagliate nella piazza, nelle orecchie, sulle pareti della basilica e speriamo anche in qualche cuore…