Nella piazza più bella di Bologna basta infilarsi in un vicolo per scoprire un luogo raccolto e sorprendente. Un paio di giovedì al mese si accende il “Camera Show” in Vicolo Alemagna, un salotto musicale dal taglio artigianale confezionato da Davide De Rose.
A tessere i fili e le fila sono Paolo Pollutri e Roberta Giallo, direttori artistici, presentatori e performer, capaci di intrecciare musica e relazioni umane con naturalezza e passione. E quando salgono sul palco in prima persona, brillano di una gioia autentica cantando con quella leggerezza consapevole di chi ama ciò che sta facendo, e lo trasmette senza filtri.
Giovedì 19 febbraio si sono alternati sul palco Pietro Ciocca e Miriam Belfiore, due astri nascenti con proposte personali di valore e riconoscibili.
Nel mezzo della serata, Lorenzo Fisiola ha rotto gli schemi con un intermezzo comico all’insegna del “trash”: un salto nel fuori misura che ha rischiato di smorzare l’effetto sorpresa, trasformandosi in una nota stonata. Proprio per questo, il contrasto con la precisione e la raffinatezza che avevano caratterizzato il resto dello spettacolo è risultato evidente.
Subito dopo è salito sul palco Capolupo, forte anche di un passaggio al Festival di Sanremo, dettaglio che inevitabilmente ha alimentato le aspettative. Con il desiderio di creare un’atmosfera raccolta e partecipe, ha invitato il pubblico a un ascolto attento e silenzioso, quasi sospeso. Ma il silenzio nasce quando ciò che accade sul palco riesce a catturare e trattenere il respiro collettivo. In questa occasione, l’impressione è che l’intenzione abbia superato la resa, lasciando intravedere una scrittura e una presenza scenica meno incisive di quanto il contesto e le premesse lasciassero immaginare.

Ed è forse proprio questo il bello di serate così: scoprire la varietà dei linguaggi, la distanza tra intenzione e risultato, tra chi ha un talento che si accende e chi, pur diverso, non riesce a farlo emergere.
Poi, quando sembrava che tutto avesse già trovato la sua forma, è arrivata la sorpresa più grande: un finalone improvvisato ed esplosivo, con gli ospiti della serata e volontari dal pubblico uniti in un unico slancio. Un tripudio di musica viva, imperfetta e vera, capace di travolgere lasciando addosso quella felicità rara di chi sa di aver partecipato a qualcosa di autentico.
E viene naturale chiedersi, con curiosità: quale inattesa meraviglia ci attenderà al prossimo appuntamento?

