RAI 1 ha vinto contro “i bambini” del Piccolo Coro…

Questa mattina sono stata con Tiziana in una casa di cura per fare un sopralluogo in occasione del prossimo concerto col coro dei “Vecchioni di Mariele” che si terrà sabato prossimo. Nella prima parte della mattinata, siamo entrate nell’ingresso spazioso mentre Tiziana si raccomandava di dedicare un po’ di tempo agli ospiti se ci avessero trattenute. Entrando temevo uno scenario forte ma in realtà l’ambiente era accogliente e inodore…Vari anziani erano seduti di fronte alla televisione, altri in piccoli gruppi e una in particolare, tenerissima, con la guancia appoggiata al tavolo. Un’inserviente ci ha accolte gentilmente mentre la nostra presenza rompeva la quotidianità del mattino. La sala era grande e luminosa e mi sono chiesta se un giorno anch’io ne diventerò un ospite e quale sarà il mio futuro a quell’età (se ci arriverò). Mi sono immaginata come una vecchietta minuscola che rompe le scatole, che inventa piccole sommosse per qualche ingiustizia o che organizza pomeriggi animati! e poi ho anche pensato che un giorno magari noi “Vecchioni”, che lo diventeremo di fatto, potremmo risparmiare per ritrovarci  in un posto tutto per noi dove cantare fino alla morte…
Ma tornando al presente, stamattina abbiamo provato ad utilizzare una cassa con la chiavetta USB per le basi musicali del concerto e incredule della sua versatilità l’abbiamo fotografata ripromettendoci di comprarla, prima o poi, per i nostri concertini!
Poi è venuta la parte difficile: la televisione. Dovevamo collegare il pc al televisore per lo scorrimento delle foto. Dopo qualche goffo tentativo col telecomando, è arrivata una signora molto seria con un caschetto di capelli bianchi e uno sguardo severo. Ha afferrato decisa il telecomando dicendo che sapeva lei come si doveva fare. Accendeva e spegneva, accendeva e spegneva, accendeva e spegneva mentre i compagni intorno aspettavano silenziosi e pazienti. Quindi abbiamo dovuto convincerla con gentilezza a renderci il telecomando perché lei voleva solo il canale 1. Finalmente un’inserviente di passaggio ci ha suggerito il comando giusto e magicamente le foto dei Vecchioni sono apparse sullo schermo. Ma la signora dal caschetto bianco è tornata alla carica e con fermezza ci ha chiesto che cosa fossero le foto di quei bambini? Quindi, mentre Tiziana raddolciva la voce raccontandole che sì, eravamo proprio noi, i Vecchioni da bambini! ecco che lei risoluta rispondeva che a lei non interessavano proprio, mentre si riappropriava del telecomando. Accendi, spegni, accendi, spegni, accendi spegni. Ancora una volta abbiamo dovuto convincerla a renderci il telecomando anche se non riuscivamo a trovare il comando del satellite finché, un’altra inserviente, è giunta in soccorso, diventando la salvatrice della situazione rispetto alle impostore (noi) che sabotavano il rituale mattutino. Precedentemente Tiziana mi aveva chiesto di dedicare un pochino di tempo alle domande dei signori ma la televisione aveva distratto tutti o quasi da qualsiasi altra attività. “Quasi” perché invece, una novantenne distinta, si è avvicinata con discrezione chiedendoci che cosa facevamo lì e dopo le domande di rito sui ricordi delle canzoni dello Zecchino d’Oro, ne ha canticchiata qualcuna dimostrando grande memoria. Ci ha raccontato anche di avere incontrato Mariele, una volta, dalle parti dell’Antoniano ma di non avere avuto il coraggio di dirle niente. Poi ci ha mostrato le sue filastrocche, scritte a mano su dei fogli a righe, raccolti in una carpetta trasparente, arricchiti da quelle meravigliose cornicette di fiori che non vedevo dalle scuole elementari…poi ci ha letto le barzellette di Gino Bramieri che aveva riscritto sul foglio per l’inserviente che le avrebbe lette…poi ci ha canticchiato delle vecchie canzoncine mentre col dito scorreva le parole scritte sul foglio. E in quei pochi minuti ne sono rimasta ammirata e mi sono detta che, se mai ci arriverò, vorrei proprio arrivarci in quel modo: con dei fogli scritti in mano, delle canzoncine canticchiate e l’aspetto ordinato come il suo.
Sapevo che anche questa volta, grazie alla musica, avrei portato a casa belle cose…

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