Volevo un gatto nero

Mi sono incamminata verso la mia collina, per la passeggiata di salute, mentre il cielo era incerto. Stretta nel giubbotto di panno, ho percorso la prima salita, quella che mi fa ammirare “il castello”. Come al solito, l’ho fotografato ma guardandolo bene mi sono accorta che poi non era così distante, quindi il mio sguardo è andato oltre, scendendo la collina, il campo, misurandone la distanza. Ferma guardavo…”mah”…in un misto di eccitazione e dubbio. Titubante, ho cambiato percorso e dal solito sentiero di cemento, ho “scollinato”, pestando terra e erba secca. Tenevo occhi e orecchie bene aperti, mentre ero inghiottita nel giallo, completamente sola, sotto a un cielo incerto. Camminando nella direzione del castello mi ripetevo che poi non era così lontano, anzi, era vicino, sempre più vicino, fino a che non ho trovato il primo ostacolo. “Torno indietro? Quando mai?” così, testarda e determinata ho cercato un bastone per appoggiarmi nello scendere quella discesa tra la terra e i bastoni, pensando a chissà quali vipere o serpenti avrebbero potuto mordermi. Ma il bastone complicava solo le cose, così ho appoggiato il sedere per terra, aiutandomi nella discesa. “Ecco, fatto, tutto qui! e ora? ci sarà una strada che collega?” e intanto avanzavo, vedendo il castello sempre più vicino fino a che è apparsa una strada cementata che lo collegava. Finalmente ero arrivata, così come a darmi una pacca sulla spalla, fotografavo la collina dalla parte opposta, quella che percorro di solito. Silenzio e abbandono avvolgevano questo posto incantato mentre con la coda dell’occhio leggevo la presenza di telecamere di sorveglianza. “Ma si potrà entrare? Se arriva qualcuno? Gli spiegherò che ero solo curiosa di vedere il castello da vicino!” e mentre tenevo a bada le domande, camminavo scrutando il posto. Un gatto nero sonnecchiava sotto un grande vaso ma prima dovevo vedere il castello! così tra uno scatto e l’altro, camminavo lentamente, affascinata da tanta bellezza. In giro c’erano degli attrezzi da lavoro, dei sacchi di terra, delle sedie arrugginite, dei pietrini e tutto sembrava “sospeso”. Di lato alcuni tavoli da giardino moderni, davano segni di vita recente trascorsa e una 500 parcheggiata mi faceva restare all’erta. Intanto il sole dava una bella luce a quel luogo incantato e vissuto chissà da chi. Finalmente mi sono avvicinata al gatto che immediatamente ha cercato carezze, accendendo il motorino delle fusa.

Aveva il pelo morbido e ben curato, le unghie affilatissime e il nasino rosa bagnato. Appena allontanavo la mano lui la cercava e quando ho deciso di alzarmi il gatto nero ha iniziato a seguirmi. Allora m’inteneriva e tornavo ad accarezzarlo mentre pian piano uscivo dal giardino.

Il gatto nero continuava a seguirmi e per un attimo ho immaginato a come sarebbe stato tornare a casa con lui! ma subito dopo mi rispondevo che lui stava troppo bene in un posto così…e per un bel pezzo di strada mi ha accompagnata mentre pensavo a quanto poco gli era bastato per piacergli.

Così ho preso la strada del ritorno, percorrendo una via diversa dall’andata, scoprendo così da un cartello lungo la strada, che quel bellissimo castello si chiamava “Machiavelli”. Scendevo,  ripetendomi che certamente mi sarei orientata, mentre incontravo uno scoiattolino morto, magari investito da un’auto. Sorpassavo dei cancelli di abitazioni fiabesche, dei campi e uno in particolare che odorava di cavolo dove, dal fondo, due cagnozzi hanno iniziato ad abbaiare. “Sono piccoli” pensavo “Can che abbaia non morde” ma più mi avvicinavo e più loro mi correvano incontro mentre leggevo il cartello ATTENTI AI CANI. A un certo punto mi sono impaurita e oltre a non capire dove fossi, i cani annusavano il mio spavento che cresceva mentre spuntava la dentatura di uno dei due. Per qualche secondo mi sono bloccata e dei bei goccioloni di pioggia mi cadevano addosso. Ho reagito riprendendo sicura il passo, avviando il navigatore sul cellulare e scoprendo di essere a pochi chilometri da casa.


Per un pezzo mi sono messa a correre, ho preso un po’ d’acqua ma ho portato a casa una piacevole avventura…

Oggi pomeriggio mi sono venuti i brividi quando ho scoperto che nel 1983, proprio in quel castello, venne rapita per tre mesi, la proprietaria: la Contessina Ludovica Machiavelli Rangoni.

 

 

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