GRADARA GRADITA

Qualche giorno fa, accompagnando Zucco in stazione, ho visto un cartellone pubblicitario sugli eventi di Gradara. L’ho segnato nel mio super calendario e ieri abbiamo deciso di andarci.

Dopo un bel riposino mio e di Zucchetto, siamo partiti verso le 18.
Gli zucchetti erano entusiasti, come ogni volta che andiamo da qualche parte.

Noi, quattro puntini nel mondo.

Dopo una mezz’oretta di viaggio siamo arrivati a Gradara.
La temperatura interna ed esterna era ideale. Quella interna dell’umore, quella esterna del clima.
Dopo aver scalato la salita, ci siamo immersi nelle atmosfere del 1445.

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Un omone tatuato e pircingato ci ha strappato i biglietti, con un sorriso molto grande.
Zucchetta ha voluto subito leggere il programma per scegliere cosa fare.
Gli scatti fotografici non sono mancati da subito.

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In un piccolo negozio di “inutilicosegraziose”, una ragazza travestita da fatina, ha sparso della polvere magica sulle zucche degli zucchetti, facendogli brillare i capelli.
C’erano mille oggetti fatti di ceramica, tutti colorati e dalle fattezze magiche descritte.
Purtroppo anche i prezzi erano magici, quindi ci siamo limitati a guardare… una moneta della “terra di mezzo” a 10€!
All’uscita del negozietto abbiamo visto un piccolo spettacolo e nel frattempo ho prenotato un “laboratorio” di scherma (quanto odio questa parola!) per Zucco e gli zucchetti.
Io mi sono accontentata di guardare, fasciata nel mio abitino che non mi entrava da anni.

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Raggiunta una piccola piazza, gli zucchi hanno imparato qualche mossa di scherma con dei bastoni di legno.
La cosa incredibile è che all’inizio i partecipanti erano talmente numerosi da non riuscire a fare le mosse e dopo poco più di metà “laboratorio” erano rimasti solo gli Zucchi e un paio di bambini.
Nessuno ha salutato, nessuno si è sentito in imbarazzo a lasciare in quel modo i due ragazzi che insegnavano con impegno. Mah!
Subito dopo ci siamo addentrati per le viuzze piene di bancarelle originali e persone travestite.
In un angolo ci hanno rallegrato degli animali che gli zucchetti si sono spupazzati: conigli, porcellini d’india, un gattino tigrato, una specie di tacchino spelacchiato in miniatura, dei pulcini, una pecorella e delle o he starnazzanti cui hanno dato del pane, fornito da un finto contadino un pó pazzoide.

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Costeggiando il perimetro del castello, ci siamo fermati in un piccolo tavolo dove, un signore dall’aria simpatica, ha invitato Zucchetto a giocare a “Tavole”, un antenato del Backgammon.
Il signore vedeva a fatica i numeri sui dadi e la sua lentezza lo rendeva saggio.
Zucchetta ci è rimasta un po’ male ma ha gestito al meglio la sua gelosia correndo in qua e in là tra le bancarelle e gli animali.
La partita tra il signore e Zucchetto (supportato da Zucco!) è durata più di un’ora!
Nell’attesa ho comprato un grazioso braccialetto in pelle, da un’abile ambulante spagnola.
Nonostante la fame, la noia e la fretta di vedere altro, quei due hanno continuato fino alla fine, con grande serietà.
Al termine il signore sconfitto, gli ha stretto la mano e tra qualche giorno potremo scovare la foto della partita sul sito dell’associazione.

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Affamati abbiamo cenato con dei gustosi spiedini di carne.
Poi ancora a girovagare.
Abbiamo assistito ad uno spettacolo di danza del ventre, mediocre ma sempre piacevole. Quelle musiche evocano ricordi di vacanze lontane.
Zucchetto era affascinato e imbarazzato al tempo stesso e quando lo guardavamo, arrossiva. Però ha avuto il coraggio di chiedere alle ballerine una foto ricordo, sussurrando poi a Zucco che se l’avesse rivelato a qualcuno, l’avrebbe ammazzato.
Ha poi aggiunto il desiderio di possedere il suo IPhone quando morirà. Ah ah ah!

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Dopo le ballerine abbiamo assistito a degli spettacoli di “giocomici” ( giocolieri e comici insieme!).
Giochi di birilli, fuochi,palline e battiti di mani, con battute spiritose e coinvolgenti.

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Mai stanchi, gli zucchetti cercavano altro, tra una richiesta di ricordino e una sgridata per le loro manine toccanti.

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Siamo poi entrati nel museo del castello, trovando strumenti di tortura orrendi, plastici di ambienti del passato come castelli, stanze di tortura, strumenti per lavorare i campi. Infine ci siamo infilati in una delle dieci grotte di Gradara, l’unica visitabile. In fondo ad essa, una cancellata con un’altra ricostruzione medievale ed una campana da colpire con le monetine “acchiappaturisti”.

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Dopo ancora siamo tornati in un altra piazza per assistere ad uno spettacolo di illusionismo.
Il ragazzo, era un vero talento e la sua espressione parlava insieme ai suoi trucchi.
Nonostante io non ami l’illusionismo, sono rimasta incollata ed estasiata dalla magia e l’abilità con cui catturava il pubblico.
La musica, azzeccatissima, calamitava ulteriormente l’attenzione.
Abbiamo visto numeri con palline, fazzoletti di carta, spade, panche di legno, rocchetti volanti, corde, acqua, cassaforte e magia.
Poi il finale strappalacrime, come piace tanto a me, in cui la speranza e il bisogno di sognare trionfano.
Un trionfo di coriandoli, applausi e allegria.

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Infine l’ultimo spettacolo.
Nella stessa piazza, ci hanno fatto indietreggiare di parecchi metri per la pericolosità dell’esibizione.
Una voce narrante raccontava di una storia di luci ed ombre. Dei paladini della Luce avrebbero dovuto sconfiggere delle creature oscure.
Una donna, truccata da zombie, lambiva una spada e bloccava le spade dei cavalieri con la sola forza del pensiero. Recitava a meraviglia una creatura del male, con il suo incedere malconcio e le smorfie del viso. Quando si avvicinava faceva tremare di paura.
Poi hanno combattuto con le spade, facendo volare scintille, hanno acceso fuochi enormi e combattuto allo sfinimento.
Come ogni finale che si rispetti, ha vinto il Bene sul Male e noi siamo corsi alla macchina per non imbottigliarci nel traffico notturno.

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