IL FINTO BUONISMO INSTILLATO

Ieri a pranzo, Zucchetta mi dice di aver scritto un testo a scuola.
Sa benissimo che mi piace molto leggerli.
Poi aggiunge che il tema riguardava un desiderio che voleva si avverasse.
Curiosità accesa sul verde.
Quindi mi ha anticipato che il desiderio scritto riguardava i bambini poveri i quali avrebbe voluto avessero tutti una casa.
A questo punto lei si aspettava una mia commozione per la sua bontà d’animo…

Invece di un largo sorriso, mi è uscita una stretta domanda.
Le ho chiesto se, adesso avesse suonato il campanello uno di questi poveri bambini e le avesse chiesto…
E lei mi ha subito interrotta dicendo che certo, li avrebbe accolti tutti in casa sua!
No, non era questa la mia domanda.
Se uno di questi poveri bambini le avesse chiesto…uno dei suoi giochi “in garage”, ammonticchiati in quella montagna dimenticata ma intoccabile?!
La sua espressione ha parlato e l’ho smentita dicendole che queste finte frasi buone non servono proprio a nulla.
Forse possono anche starci bene in un tema ma io non le bevo…
Al che ha confessato che in realtà il suo desiderio era che piovesse gelato!

Infine le ho consigliato di essere sempre sincera e di non dire quello che gli altri vorrebbero sentire ma ciò che pensa veramente.

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