Molte persone, mi sembra, buttano via.
Si disfano di abiti, giochi, disegni, biglietti e tutto ciò che si ammonticchia nelle case.
Io no.
Io non ci riesco.
Mi affeziono alle cose come fossero viventi perché ognuna ha un ricordo appiccicato.
Ho cercato di capire questo mio atteggiamento ingombrante e credo che i motivi siano tre:
Il primo che, appunto, lega l’oggetto ad un ricordo,
Il secondo più venale, perché tutto ciò che compro l’ho guadagnato con fatica,
Il terzo perché i miei oggetti viventi sostituiscono le radici di quella casa dell’infanzia che non ho più.

Mi manca una casa, base di partenza, che sostituisco con le cose viventi.
Quindi le mie cose hanno tre legami.

Qualche volta mi sono sforzata di buttare, regalare e vendere ma a fatica.

Fortunatamente riesco a soccombere a questo vizio grazie al mio ordine maniacale.

Tempo fa, in garage, armata di coraggio ho deciso di fare un po’ di repulisti.
Ho iniziato ad aprire dei cartoni contenenti le scarpine dei bambini. Ero pronta poi non lo ero più.
Una pioggia di ricordi e una pioggia di lacrime.
Poi il cartone di alcuni vestitini e giochi.
Mi sembravano passati anni luce, forse per l’intensità di quei giorni.
La sdraietta, la culla, il cavallino a dondolo e altro ancora.
Ho lasciato tutto lì.

Il bello è che mia figlia sta imparando questo comportamento ed io fatico ad arrabbiarmi.

Prima o poi le cose diventeranno troppe ma forse sarò cambiata.

Il motorino mi manca anzi, lo scooter.
Prima o poi ne cavalcherò un altro tutto mio.

Quando giro per il centro, sfrecciano i ricordi attaccati ai rumori diversi.

Il rumore del Ciao mi ricorda papà che lo usava per andare al lavoro e ogni tanto mi ci faceva salire e accompagnarlo giù nella discesa del garage.

Poi c’è stato il mio primo scooter: un Benelli rosso fiammante comprato con i miei stipendi senza neanche averlo mai provato. Pazza!
M’insegnó mio papà, un’oretta sotto casa e il giorno dopo ci andai al lavoro…

Il rumore scheggiante dello scooterino dell’Honda atteso dopo lunghi mesi.
La prima volta ebbi la sensazione di volare!

Poi il rumore della vespa, il più bello.
Un rumore che parla di spensieratezza, di pomeriggi in centro, in discoteche, in giro senza meta.

Il rumore del Velocifero (ce l’avevo solo io…) che mi accompagnava al lavoro, lasciandomi a piedi miliardi di volte…

Il rumore dello scooterone ma già ero più grande. I tragitti eterni alla casa nuova, qualche vacanza con tutte le sue scomodità …

Il rumore di viaggi nei giorni passati.

UNA PARTE DEL MIO CUORE

Praticamente sono nata nel coro dell’Antoniano e Mariele accarezzando la pancia di mia mamma mi aveva già tenuto un posticino. Ci ho vissuto per 12 anni tra sorella nel coro ed io che entravo.

E’ passato molto tempo ma i ricordi indelebili albergano nel mio cuore. Ogni tanto Mariele mi appare in sogno come per ricordarmi di non dimenticare. Qualche volta i ricordi possono essere talmente profondi da fare male soprattutto quando ti accorgi che non potrai più riviverli. Forse è anche per questo motivo che pian piano ho smesso di frequentare l’Antoniano da ex del coro. Continua a leggere