3,8 CHILOMETRI A 7 E 1/2

Stamattina è stata la volta di Zucchetto.
Ci siamo alzati insieme e così gli ho proposto di venire con me a fare la passeggiata di salute in riva al mare.
Lui voleva aspettare la sorella ma poi l’ho convinto.
Ha sempre il timore delle sue scenate di gelosia…
Così ci siamo preparati e via, incontro al sole e ai passi.
Gli ho spiegato che avremmo camminato fino a quando se la sarebbe sentita.
Quasi subito ha trovato un bastone che lo ha accompagnato per tutto il resto del viaggio.
Poi spesso si fermava per cercare dei sassi speciali o chissà quale tesoro!

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Dopo un chilometro voleva sapere quanta strada avevamo percorso, forse volendo eguagliare i nove, percorsi da Zucchetta.
Anche lui è un bimbo grintoso e abituato a camminare ma due anni in meno a quest’età fanno molto la differenza.
A tratti ci tenevamo per mano e Zucchetto mi ha chiesto cosa sono l’alta e la bassa marea.
Poi si è spazientito per le foto che gli scattavo, scimmiottando la mia frase che non ci dovevamo sempre fermare.
Arrivati al chilometro numero due era tutto rosso e il sole bruciava, così gli ho proposto di fermarci al molo.
Abbiamo salterellato sugli scogli e ci siamo seduti proprio alla fine.

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C’erano alcuni pescatori con le loro canne, nell’attesa di qualche pesce distratto.

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Poi abbiamo deciso di tornare indietro, costeggiando la strada asfaltata, come aveva sentito dal racconto della sorella.
Arrivati sulla strada credeva di essere già arrivato a casa ma distraendolo non si è disarmato.
Per molto tempo mi ha parlato delle Yu-Gi-Oh con relative potenze e caratteristiche.
Io lo ascoltavo ma alla fine si è trasformato in un monologo.
Provavo a partecipare a quei deliri di mostri e livelli ma dopo un po’ mi sono persa.
Zucchetto è un concentrato di dolcezza e fantasia.
In questo periodo quello è il suo mondo e non sarò certo io a farcelo uscire!
Giunti a casa era “disidratato” e per prima cosa ha bevuto.

Una bella passeggiata.

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NOVE CHILOMETRI A NOVE ANNI

Stamattina ero incerta se continuare a dormire o alzarmi per la passeggiata di salute.
Mi sono alzata, contemporaneamente alla palpebra di Zucchetta.
Mi ha pregata di portarla con me.
Ho dato una spinta all’egoismo e l’ho incitata ad alzarsi in fretta.
Silenziosamente ci siamo preparate mentre Zucchetto era avvinghiato nel suo bozzolo di lenzuolo.
Tennis e coda, partenza.
Dopo pochi metri dietro front per il Nintendo di Zucchetta che voleva usare come conta passi e fotocamera.

Poi il sole ci ha scaldate, le mani si sono unite e i passi affiancati.

Zucchetta ha gradito il paesaggio mattutino della spiaggia vuota, la bassa marea, il mare liscio.
Al chilometro numero due, ha ammesso la sua stanchezza e le ho proposto il rientro.
Ma lei voleva vedere la mia passeggiata, quella che unisce la spiaggia al molo, ha stretto i denti e proseguito.

Io qualche volta, come stavolta, mi trovo in mezzo: tenere o lasciare?
Ho lasciato che scegliesse lei fin dove spingersi.
Intanto parlavamo, alternando silenzi di riposo.
Arrivate alla passeggiata, ha accantonato la stanchezza per ammirare le barche, commentare le forme e inventarne i valori.
Come al solito, non riesco a non collegare le barche al nonno che addirittura le vendeva.
Poi ecco la statua verdognola, che gira su se stessa, in un’imitazione di opera d’arte.
Zucchetta ogni tanto si sedeva, nei ritagli di ombra, per prendere fiato e controllare le monete guadagnate con i passi nel suo Nintendo giallo fiammante.

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Ho notato che mi dava spesso la mano, molto più del solito, lei piccola selvaggia indipendente.
La sua manina era morbida, piacevole, leggera.
Poi c’è stato il ritorno faticoso, con il sole scottante, la sete, la fame, l’entusiasmo disperso.
Gli stessi chilometri dell’andata andavano ricalpestati per il ritorno.

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E allora Zucchetta si è demoralizzata ma una strada diversa le ha confuso la possibile distanza.
Abbiamo lasciato i sassi, più faticosi da percorrere, per sbucare in una strada nera asfaltata.
Poi qualche ricordo, avvistando una zona dove andavamo qualche anno fa, quando il passeggino era ancora onnipresente.
Caldo bruciante, sudore e una cicala che allietava l’udito.

Pier Fulvia si presenta dopo uno scambio di battute sulla cicala che si fa vedere su un palo della luce.
Ancora l’ultimo chilometro ma c’è l’edicola ed entriamo per distrarci un po’.
Finalmente il curvone che gira verso casa ma lo spruzzo per le aiuole è un richiamo troppo forte.
Zucchetta ci si butta, piena di felicità e goccioline.
Ora basta, si torna.
Al cancello c’è Zucchetto ancora in pigiama, con il broncio.
Ci stava cercando.
Colazione tra giornalini, libri e relax.

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GONFIORI

Ieri sera abbiamo fatto un giro, io e Zucchetta.
Mi è dispiaciuto lasciare il piccolo a casa ma già a tavola gli si chiudevano gli occhi dalla stanchezza.
Su internet avevo trovato un evento di saltimbanco ma il luogo dove fosse era poco chiaro.
Fiduciosa, sono uscita, pur sapendo il mio scarso senso dell’orientamento .
C’è di bello che il navigatore aiuta molto ma qualche volta ho difficoltà anche a capirlo.
Sono una persa, senza speranza.
Comunque sìa quando esco con Zucchetta mi rivesto di un alone di coraggio tipo super eroe.
Ho parcheggiato nel posto più facile e più memorizzabile, nonostante fosse distante da dove volevamo andare.
È una strana sensazione uscire sola con Zucchetta che fa discorsi sempre più piacevoli e riesco sempre meglio a guardarla negli occhi (cresce!)
Arrivate in pieno centro ho avuto un attimo di smarrimento, camuffato molto bene.
Mi sono fermata al bordo della strada per consultare il navigatore e lei mi ha chiesto di spostarci sotto al portico per non sembrare due mendicanti…
Poi ho deciso di accettare il rischio e mi sono diretta dove supponevo di svolgessero gli spettacoli.
Camminando Zucchetta ha proposto di rassegnarci a fare un semplice giro in centro, visto che aveva già adocchiato una libreria dove entrare.
Ma io ho voluto proseguire.
Tutt’e due nelle scarpe sbagliate, abbiamo torturato i piedi.
Ho scelto il percorso più lungo, sempre grazie al mio fantastico senso dell’orientamento.
Abbiamo costeggiato il porto, nella penombra e prima ancora attraversato un ponte orrendo dove non esiste il marciapiede e le macchine fanno dei peli pazzeschi.
Come se non bastasse ad alimentare la tensione, un bel pezzo di strada sconnesso, ci faceva sobbalzare ad ogni auto sfrecciante, accompagnata dal treno che passava sopra, proprio in quel momento.
Con i fari puntati negli occhi, barcollavamo incerte.
Poi finalmente la passeggiata del Lido si avvicinava, insieme alla curiosità.
Attraversato il ponte, nessun saltimbanco ma tanti banchetti. Colorati, zeppi, invitanti e inutili.

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Io e Zucchetta li abbiamo guardati tutti, uno ad uno, senza fretta, commentando tutte le cose che avremmo voluto comprare.

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Alla fine siamo riuscite a svuotare il portafogli, per quanto fosse già leggero.
Però abbiamo scelto, ponderato, discusso.
Ci siamo meravigliate a scoprire le palle roteanti sull’acqua e il cinema 6D, la signora che colorava i sassi, il banchetto dei libri a 1 euro, i pupazzetti colorati.

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Zucchetta sembrava un donnino con quel modo di parlare, quel modo squisito ed educato di rivolgersi ai grandi.
I suoi movimenti erano scattanti ma aggraziati ed io m’incantavo ad osservarla.
Ho idea che sarà una bella persona.
Il bottino della serata è stato di: due sassi, uno per papà, uno per il nonno;
un libro sugli animali e un mostrino di pezza, scelto dopo manciate di minuti.
Poi al porto, abbiamo visto dei marinai sistemare le reti.

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Abbiamo ancora camminato, camminato e camminato, fino alla macchina.
Al ritorno avevamo tutt’e due i piedi e il cuore gonfio.

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DALLE 5.55 CHILOMETRI 5,5

Stanotte ci siamo scordati di mettere il micio nella sua cuccia, così ha dormito in tenda con noi.
Alle 5.55 ha iniziato a miagolare, svegliandomi.
Invece di girarmi dall’altra parte per continuare a dormire, ho deciso di alzarmi.
Pian piano mi sono preparata con la mia bella tenuta da corsa, da troppo tempo inutilizzata.
Tutti dormivano tranne il gatto che continuava a miagolare.

Appena uscita ho respirato un’aria mattutina nuova.
Mi sono incamminata verso la spiaggia di sassi ed è iniziata la mia passeggiata in un paesaggio nuovo.
Il mattino a quell’ora è come una donna struccata.
Ho salutato il sole in tutto il suo splendore, incrociato un bagnino che appiattiva la spiaggia, fotografato dei papaveri, visto i baracconi del luna park sonnecchianti, sbirciato un fruttivendolo mentre esponeva la merce, costeggiato la passeggiata del porto.
Il tempo è volato e sono tornata a casa più riposata che mai.
Queste camminate sono pepite d’oro da raccogliere e prendere al volo.

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