PENNELLATA AL CAFFE’

L’altra mattina Zucchetta, prima di entrare a scuola, è andata in cartoleria a comprare dei pennelli per l’ora di arte. Uscendo, uno di questi pennelli è caduto in una grata e lei si è messa a piangere.

Una signora, vedendola così disperata, è entrata in cartoleria a ricomprarglielo.

Poi Zucchetta una volta a casa mi ha raccontato l’accaduto.

Io ero profondamente riconoscente per un gesto così gentile e lei, divertita, mi ha rivelato l’identità della benefattrice…

Quella signora che incrocio quasi ogni mattina davanti a scuola e ogni volta si ripresenta la stessa scena. Proprio quella signora, conosciuta in parrocchia, che piuttosto che salutare abbassa lo sguardo, si gira dall’altra parte, ignora. Zucchetta sa che queste cose mi fanno arrabbiare perché ho l’abitudine di esternarle ( e lei mi dice sempre che sono troppo criticona e negativa!)

Così l’altro giorno, l’ho ringraziata e lei si è meravigliata che la bimba dell’accaduto fosse mia figlia.

Quindi ho capito che probabilmente è una tipa distratta, ho pensato che devo smetterla di essere in malafede e di credere di essere al centro del mondo. Forse questa signora nemmeno si accorgeva di me semplicemente perché era assorta nei fatti suoi. Oppure, fa parte di quelle persone timide di cui io sempre mi stupisco (forse perché io lo sono meno…).

Pennelli

 

Ma in un qualche modo volevo sdebitarmi perché nel ringraziarla a voce non mi ero offerta di rimborsarle il pennello perché mi sembrava indelicato.

Così, ieri, sono andata nel bar dove lei prende il caffè ogni mattina col marito, lasciandogliene pagati due.

Mi dipingevo al centro del mondo.

 

UN GIRO SUL “BI-BO”

Ieri pomeriggio ho fatto un giro sul “Bi-bo”, un risciò per le stradine del centro di Bologna.
Accomodata sulla poltroncina, mi sono goduta il panorama da una prospettiva diversa.
Senza fretta, senza rumore ma come una perfetta turista che ha voglia di scoprire posti nuovi.
Passare in mezzo alla folla dei pedoni era piacevole, in quel piccolo mezzo protetto ma aperto.
Incrociare gli sguardi dei passanti, vedere le vetrine, circondata dal rumore delle cose intorno.
Poi dentro al risciò c’era un tablet collegato ad una cuffia che forniva informazioni delle varie zone da cui passavamo. Ho preferito lasciarle a Zucchetto che le ha chieste a gran voce.
Di tutte quelle parole, quelle spiegazioni, basta anche una piccola miccia che si possa accendere nelle sue passioni.
Il giro è durato un’ora ed è stato un tempo diverso.
Un tempo fatto di ascolto, calma e benessere.

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