È tanto facile sgonfiare palloni!

Nelle poltroncine rosse dello studio televisivo, osservavo curiosa lo svolgimento del video del Piccolo Coro “Mariele Ventre” per la canzone: “Una vita in vacanza”.
I bimbi erano tutti sul palco e stava succedendo qualcosa di diverso (non di nuovo).
Qualche annetto fa altri piccoli coristi dell’Antoniano (oggi alcuni di loro coristi dei “Vecchioni di Mariele”) cantavano di palloni gonfi “da pungere”…

Abituati a cantare nelle loro postazioni possibilmente senza troppi movimenti, quel pomeriggio, invece, dovevano muoversi, ballare, inventare mosse. e se alla prima prova sembravano tutti dei piccoli burattini di legno, mano a mano si scioglievano, distaccandosi con le mosse l’uno dall’altro e rivelando le loro varie personalità. Ma la cosa più buffa era che dovevano farlo rimanendo comunque sul praticabile e credo che quella sia stata la difficoltà più grossa: cambiare dallo stesso luogo in cui erano abituati a stare in un certo modo, come una specie di luogo sacro. Poi li hanno fatti travestire e quello credo sia stato il divertimento più grande, come una bella festa di carnevale a sorpresa! Sabrina, la direttrice era diventata un’elegante signora sui tacchi a spillo che si godeva la vacanza tra occhiolini e sorsi di cocktail. Ed io nel mio angolino buio ero contenta di far parte di un cambiamento e di poterlo osservare in prima persona seppure con tutte le mie irrinunciabili critiche!

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Nessuna lacrima grazie a Fabio Volo

Quel pomeriggio sarebbe arrivato all’Antoniano Fabio Volo e grazie alla collaborazione di Angela, ho avuto la possibilità di fargli qualche domanda per Testimonianze Musicali. Speravo di raccogliere un pezzetto della sua storia tempestandolo di domande sulle canzoni, facendo leva sui ricordi dell’infanzia, cercando un qualsiasi appiglio ma lui mi ha risposto come tutti quelli che non conoscono il mondo dello Zecchino d’Oro dicendo: “Noooo io da bambino giocavo fuori, non stavo davanti alla TV”, così io gli ho spiegato che la manifestazione dura solo 4/5 giorni all’anno…ma ciò nonostante ho raccolto qualcos’altro, molto di più.
Per incontrarlo sono scesa nella mensa dell’Antoniano, ho respirato il profumo del pane e ho trovato un ambiente tutto nuovo, accogliente, colorato, caldo. Non l’avevo ancora vista la mensa nuova e anche se il mio animo nostalgico si è stretto forte, è stato bello accadesse così. Non c’erano più il trenino, le sedie di legno rumorose, il pavimento color ruggine ma ne è rimasto il calore.

PADRE BERARDO

Purtroppo solo ieri ho scoperto un suo motto che diceva “Noi siamo l’Antoniano”.
Lo stesso vale per me con il saio, “il saio è Padre Berardo”.
Lui è stato una persona molto importante che ha cambiato la vita di molte altre.
Grazie alla fondazione del coro e allo stretto rapporto con Mariele, ha fatto parte di tutta la mia infanzia fino all’adolescenza.
La sua voce bassa e in po’ noiosa, ci ha accompagnato per tante occasioni: dai concerti ai saggi e tanto altro ancora.
Per me, da piccolina, era come un parente lontano e quando mi beccava fuori dalla porta, mi vergognavo da morire.
La sua figura solida lo faceva sembrare uno di quei grandi alberi che accolgono gli uccellini dopo i loro primi voli. Gli stessi uccellini del nostro distintivo, lo stesso albero del campo dei miracoli che faceva crescere gli Zecchini d’Oro!
Una caratteristica che ricordo di lui con un sorriso, era l’abitudine d’inventare soprannomi per i piccoli canterini, facendo poi dimenticare i nomi originali.
Ho scoperto che nella sua vita ha fatto una quantità di cose incredibili.

Il suo motto, sentito ieri per la prima volta, ha risposto a qualcosa che non avevo mai capito.
In passato, tornando all’Antoniano, ho capito che era un po’ arrabbiato con me e mia sorella perché una volta uscite dal coro, siamo uscite definitivamente anche dall’Antoniano. Avevamo bisogno di conoscere anche il resto del mondo.
Forse, per lui, era come non voler più far parte di quella grande famiglia.
Ma una famiglia te la porti dentro anche quando sei lontano.
Mi spiace non averglielo mai detto.

 

UNA PARTE DEL MIO CUORE

Praticamente sono nata nel coro dell’Antoniano e Mariele accarezzando la pancia di mia mamma mi aveva già tenuto un posticino. Ci ho vissuto per 12 anni tra sorella nel coro ed io che entravo.

E’ passato molto tempo ma i ricordi indelebili albergano nel mio cuore. Ogni tanto Mariele mi appare in sogno come per ricordarmi di non dimenticare. Qualche volta i ricordi possono essere talmente profondi da fare male soprattutto quando ti accorgi che non potrai più riviverli. Forse è anche per questo motivo che pian piano ho smesso di frequentare l’Antoniano da ex del coro. Continua a leggere