ZUM ZUM ZUM un viaggio faticoso ma sempre più bello

Foto di Simona Camosci

Ogni volta la stessa storia, il senso di smarrimento che mi assale quando devo trovare un posto. Nonostante ci sia già stata, nonostante le indicazioni, nonostante il navigatore. Finalmente ho capito che si tratta di paura allo stato puro che da qualche parte deve pur attecchire! Quindi, domenica, arriva puntuale come un orologio svizzero proprio mentre devo raggiungere il meraviglioso Palazzo Sassatelli dove si svolgerà il Docu-Concerto ZUM ZUM ZUM. Cerco di contenerla mentre spaesata cerco un qualsiasi punto di riferimento che non trovo fino a quando mio marito mi ci porta davanti e vedo, sollevata la locandina dell’evento.

Oggi è una giornata meravigliosa e con mia mamma commento che nel sole c’è papà, così come successe il 2 dicembre, per il primo Docu-Concerto. Raggiunto l’ingresso, non ricordo da che parte andare ma alla fine troviamo una scalinata che ci fa arrivare nella sala Mariele Ventre (dalla parte opposta). Il bello è che io c’ero già stata, per fare un sopralluogo ma nel mio cervello ogni traccia di indicazione è stata cancellata. La sala è buia ma ci sono i tecnici della SONOS che hanno già montato tutta l’attrezzatura: il palco, i microfoni, le casse, il maxi-schermo col proiettore e la regia si trova sulla destra contro la parete. Primo respiro di sollievo. Ma ora c’è la prova del 9: il collegamento del PC al maxi-schermo, dove si trova tutto lo spettacolo composto da video e basi musicali. TAC. OPLÀ, si collega.

Il sollievo più grande…intanto mi guardo intorno e ora dobbiamo pensare alle luci che sono fisse e non c’è modo di alternarle come richiederebbe lo spettacolo. Trovano un palliativo, che è quello di attaccare e staccare la spina ogni volta che occorre, così tiro fuori il programma dettagliato di tutto il Docu-Concerto e decidiamo con mio marito che si occupa della regia, i momenti di accensione e spegnimento indicati sul prospetto con A – S.
Salgo sul palco, colloco la mascotte al suo posto e cerco un camerino (che non c’è…) per i coristi che stanno arrivando.

Ognuno porta una luce diversa, ognuno è un sospiro di sollievo, perché non bisogna mai dar nulla per scontato. Oggi siamo in 24:
Io pesante, Giacomo affettuoso (mi solleva in aria senza rendersi conto del peso che l’avrebbe piegato…) Simonetta è raggiante e sussurra consigli, Cristina frizzante, Angela spirituale e furbetta con le sue battute a doppio senso, Chiara mi riempie di caramelle miracolose per la gola, Simona è accomodante e paziente, mia sorella affaticata (aveva la febbre fino a ieri!) Antonella brillante, Paolo è silenzioso (ha appena affrontato un grave problema di lavoro) Riccardo è spiritoso, Renata curiosa, Sissi carica, Sissina divertente, Massimo dolcissimo, Betta indaffarata, Antonella luminosa, Claudia allegra, Tiziana concentrata e poi ci sono due nuove coriste: Claudia e Cinzia che si sono impegnate tantissimo per studiare.

Intanto si aggiungono ospiti all’evento e tra una rata e l’altra li comunico a Donatella, della Fondazione Mariele Ventre che con la sua fidata macchina fotografica al collo, pazientemente li riferisce.

Donatella

E poi la porticina da cui dobbiamo fare l’ingresso è ancora chiusa… poi arrivano messaggi sulla chat tipo: “scusate se ve lo comunico ora non mi sento bene preferisco stare a casa” oppure “scusate posso partecipare con voi anche se non so zum zum zum a memoria?” E il cervello elabora in fretta ma non si deve perdere la lucidità tra regole ed eccezioni, disciplina e divertimento. Finalmente iniziamo la prova generale, appiccichiamo la scaletta al leggio e i microfoni vanno bene, gli attacchi insomma insomma e il passaggio delle copertine col testo alquanto disastroso.
Luciana ha una camicia bianca molto elegante che mi inorgoglisce. Ci tiene, sempre di più…E tutti i Vecchioni si sono “fatti belli” per l’occasione, mentre continuo a chiedermi se andrà tutto bene, se i posti si riempiranno, se piacerà. Perché il mio coinvolgimento qualche volta può diventare pesante, ingombrante, eccessivo. Inaspettatamente arriva Giulia e le cantiamo un ringraziamento alquanto sgangherato…Salgo e scendo dal palco, vado in fondo per sentire l’audio, poi in mezzo, perfetto. La porticina dell’ingresso al palco è stata aperta e possiamo disporci in fila per la prova, stando attenti a non fare danni spostando il proiettore, i cavi…e balzando con grazia sul palco (per la mia considerevole altezza, un gran bel balzo…). Poi cantiamo, un pezzetto dietro l’altro, ma alcune canzoni ci scappano intere. Dopodiché rompiamo le righe sparpagliandoci nel palazzo e nei dintorni (Simona fa delle foto spettacolari …) mentre iniziano ad arrivare persone. Un signore nel frattempo ci indica una saletta dove poter appoggiare le borse che traslochiamo dal palco mentre mi dicono che sulla strada non c’è più la locandina che Stefano (il ragazzo dell’organizzazione dell’Accademia Pianistica) si affretta a rimettere. Alcuni vanno al bar, altri restano, chi si sistema in bagno, chi saluta gli amici ed io non so dove stare mentre il tempo mi sfugge di mano. Poi con Luciana ci mettiamo d’accordo d’iniziare lo spettacolo alle 17.10, mettendoci tutti in fila indiana nella stanza attigua alla porta che da al palcoscenico. Io devo dare il via mentre sbircio dalla porta, ascoltando il primo video di presentazione che parte. E il momento dell’attesa è quello in cui io rivedo tutti noi fragili, piccoli e nervosi, chi più chi meno. Luciana ci fa il discorso delle raccomandazioni e tutto quello che dice in quell’istante diventa serio e fondamentale.

Le sue parole sono i remi che teniamo stretti prima di partire per il nostro viaggio nel tempo, sulle onde della memoria. E parte l’audio che presenta i Vecchioni, VIA, FUORI, tutti in fila, con compostezza, ognuno al suo posto. Ci siamo. Ce l’abbiamo fatta anche questa volta. Inizia il Docu-Concerto mentre dal palco pian piano riconosco tutti gli ospiti che avevano promesso di esserci e sono felice, emozionata e contenta. In alcuni momenti ho paura di dimenticare le parole ma in altri devo chiudere gli occhi dalla contentezza. Cantando San Francesco sento il bene e tutto il male che c’è dentro alla sua storia e ripesco dal mio immaginario infantile, il calore, la bontà, i sorrisi e le strette di mano, il sangue, la cattiveria, le malelingue, la dolcezza, le carezze e tutta la poesia che mi attraversa ogni volta…

E tra un video e l’altro cerco d’interpretare le emozioni del pubblico perché temo tremendamente la noia ma l’attenzione mi sembra la protagonista. E ancora cantiamo, ancora volo, ancora atterro. Questo viaggio è qualcosa d’indescrivibile, di terribilmente faticoso ma sempre più bello.

 

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