VERSO LA STATUA

Mariele Ventre

 

Stamattina a Marsico Nuovo c’erano il sole e c’era anche la nebbia. Sembravano mostrare il passato, immerso in quella nebbia ed il presente dentro a quel sole. La vallata era ampia, piena e spaziosa.

Tutti quanti erano già saliti sui pullman, frettolosi nella voglia di tornare a casa.

E quando l’ho rivista da dietro ci ho pensato, prima di toccarle il braccio per chiamarla.

Trovo la mia nostalgia del passato stucchevole e a tratti pesante.

Non sapevo come avrebbe reagito alla mia ennesima dichiarazione emozionale. Ma qualcosa mi ha detto di farlo e di smetterla di lottare con chi io sono. Così l’ho chiamata, l’ho salutata dicendole che ero felice di trovarmi lì.

Lei mi ha sussurrato di guardare la vallata.

Poi mio marito ha proposto una foto davanti alla statua e lei mi ha afferrato per la mano. Una mano salda, energica, asciutta che mi ha fatto ricordare un’antica stretta.

E mentre mi trascinava correndo verso la statua, le ho biascicato che sono la solita donna di burro. Ma lei ha risposto che così avrei fatto commuovere anche lei.

Siamo corse verso la statua con gli occhi lucidi per fermare quel momento.

E l’ho sentita forte la sua presenza, molto forte nella nostra comune e grande nostalgia.

 

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