Il modo migliore per capire una cosa è viverla. Quando ci s’immedesima, tutto si semplifica e un cancelletto del cervello si apre. Si entra in un’area già esplorata quindi ci si muove meglio. Il problema è che dopo un po’ di tempo si dimentica tutto e l’esperienza finisce.
La soluzione sarebbe quella di conservare in una grande scatola tutte le chiavi che ci hanno aperto nuovi spazi.
Io le definisco “chiavi di memoria” e non sono altro che scritture e registrazioni.
Chi ha la fortuna di possederne, certamente si stupirà nel ricordare parti di sè dimenticate.
L’altro giorno ho trovato una musicassetta di quando avevo undici anni. Avevo registrato un pezzo di pomeriggio in casa con amici.
È stato fastidioso ascoltare tutte quelle parolacce e quei continui risolini. Ho subito pensato ai miei figli che critico aspramente quando schiamazzano e sono molto più piccoli.
Poi ho trovato un’altra registrazione di quando avevo sedici anni ma non c’era una gran differenza dalla prima.
Ho letto pezzi di diari e mi sono stupita a ritrovarmi così.
Queste chiavi le utilizzo quando m’accorgo di avere la sensibilità assottigliata.

