Bologna è piena di sorprese soprattutto se si ha il desiderio di scoprirle anche attraverso posti nuovi, ignorati passandoci anche davanti due volte al giorno. Eccone uno, in strada Maggiore, senza insegna e con una vetrata coperta da una tenda: il Backroom, un salottino club aperto fino a notte fonda. L’ambiente richiama il fascino del segreto dall’atmosfera esclusiva e raccolta anche grazie alla luce soffusa che avvolge le stanze. Tre piccoli ambienti con poltrone e arredi insoliti dal design retrò, pezzi che raccontano qualcosa.
Salta all’occhio un’immagine al muro tra il sacro e il pop che fa sorridere e stridere: la Vergine Maria e Gesù abbracciano Lilli e il Vagabondo con la scritta PAR AMOUR sospesa su di un cuore fiammeggiante. Che cosa vorrà dire? Forse che l’amore è al centro di tutto? O che la venerazione del sacro è confusa? Oppure un gesto di cura per l’infanzia?



E c’è ancora tanto da scoprire visto che proprio stasera ha inizio la rassegna “Retroscena Live” con Tizio Bononcini cantautore bolognese sempre in bilico tra teatro e canzone… o, come lo vedo io, un vero “NarrAttore”.
Canta, suona, parla. Non si ferma mai. E non per esibizione, ma per un bisogno profondo di esserci, di cantare davvero. Forse l’energia che sprigiona nasce proprio da questo: la musica non è la sua professione principale, eppure sul palco è un professionista generoso, che non trattiene nulla, come se ogni canzone fosse un’occasione rara da vivere fino in fondo. Il suo stile è subito riconoscibile, perché è suo. Nei testi, nell’interpretazione, nel modo in cui riesce a tenerti lì anche solo con un pianoforte. Passa con naturalezza da un brano su una cimice a una canzone dedicata alla prima figlia, e in questo salto c’è tutta la sua libertà: profondità e leggerezza che convivono. Non c’è nulla di calcolato, indeciso sui brani da proporre, ma c’è preparazione e soprattutto spontaneità, una verità che si sente. Ogni canzone apre un’emozione diversa, perché ogni canzone è diversa. E forse è per questo che si ascolta con il sorriso, con la sorpresa, con quella sensazione rara di stare entrando in un mondo che non avevi mai incontrato prima.



Si esce dal concerto più leggeri, contenti, come dopo una scoperta preziosa. Un mondo artistico sorprendente e, ahimè, ancora sommerso, che ti fa pensare a quanta bellezza resti nascosta. Invece emergono i dettagli: un inedito che ti fa pensare, una dolcezza ancora trattenuta, una timidezza che affiora ma viene subito superata dall’ironia e dal teatro. L’atmosfera cambia di continuo anche grazie ai suoi preamboli, utili per entrare nel mondo specifico della canzone. Però poi afferma che c’è una grande scuola di pensiero che dice che le canzoni non si dovrebbero spiegare perché sennò significa che non funzionano e Roberta Giallo, ospite della serata, ribatte: “Non è vero! Queste verità assolute perché? Viviamo nel dubbio” e anche questo fa parte dello spettacolo: il racconto, il dubbio, la condivisione. Dopodichè nasce tra loro una breve improvvisazione musicale, seguita dal brano “Biscotti”.

E alla fine, ciò che resta più forte di tutto è la sua profonda voglia di comunicare, di farlo con passione, attraverso testi curati e uno stile unico, che non cerca scorciatoie ma relazione.
Forse certi luoghi esistono proprio per accogliere voci come la sua.