Spiovono umidità e solitudine tra le viuzze del centro quando appare la multicolore aliena Roberta Giallo. Gironzola lieta, con addosso qualcosa di luminoso: il suo sorriso con quell’angolino all’insù che sembra illuminare anche i pensieri più nascosti. Basta incontrarla perché, in un lampo, svanisca il desiderio di restare al calduccio in casa, avvinghiati alla pigrizia.
Raggiungiamo il Teatro del Navile e mi vergogno quasi di non averlo mai scoperto prima: sembra fatto per essere vissuto, respirato. Me lo immagino come un porto dove salpare per un nuovo viaggio dove ci ospita un signore distinto, assorto tra le scartoffie che scoprirò essere Nino Campisi, il fondatore del Teatro dal 1998 e protagonista di svariate esperienze come attore, autore, regista, formatore…
Ci ritroviamo in un salotto accogliente in cui i volti noti alle pareti si dissolvono sullo sfondo: sono i dettagli, i segni piccoli e impercettibili, a rendere l’ambiente vivo, vivente e vissuto.
Arrivano i partecipanti e tra saluti, presentazioni e incartamenti per l’iscrizione al Laboratorio di Songwriting con Roberta Giallo – Un percorso creativo per scrivere la tua canzone, la curiosità vibra come una corda tesa. Nell’attesa tra un’iscrizione e l’altra Roberta smarrisce il quadernino degli appunti e qualcuno sospetta di Lucio, noto per i suoi scherzi, mentre spietata mi raggiunge in un battibaleno la mia sabotatrice interna. Incalzante sussurra: “Che ci fai qui, a quest’età, senza sapere nulla di note, canzoni, scrittura autorale? Cosa stai cercando, se non perderti ancora?” Ma basta abbandonarsi sulle poltrone e conoscersi un po’ accanto al fuoco che la vocetta sgradita si dissolve come nebbia, e non tornerà più, davvero, per tutta la serata.
Ha finalmente inizio la lezione che in realtà Roberta trasforma in una chiacchierata mentre intreccia teoria e vita vissuta, luci e ombre, considerazioni personali, stralci di esperienze: tutto in un ritmo incalzante e travolgente, chiaro, ampio, impossibile da ignorare. Gli esempi che ci propone per muovere i primi passi partono dal presupposto di abbandonare il giudizio, che per me resta uno scoglio enorme, nonostante dentro pulsi un’urgenza di comunicare così intensa da non trovare ancora forma, un bisogno che preme e attende, cercando la propria voce. Ma proprio perché l’arte vive nell’indipendenza, la prima vera libertà è sbarazzarsi del proprio giudizio, pur restando consapevoli dei propri limiti. Non tutti hanno talento, ma siamo tutti originali proprio perché limitati: piccole divinità, ma non Dio! Occorre avvicinarsi all’anima, esercitare onestà intellettuale verso sé stessi, capire la propria personalità, il proprio stile, i temi che ci accendono, i titoli e le parole che vogliamo scegliere.
E durante l’incontro Roberta ci fa salire a uno a uno su una nave che attraversa la tempesta mentre ci raccontiamo. Le onde delle nostre emozioni ci sballottano: inflessioni della voce, narrazioni concitate, frasi sospese, attese trattenute. Il vento della curiosità ci piega, il timore ci scansa, ma abbiamo tutti il salvagente: siamo accolti senza giudizio, protetti dalla corrente delle nostre stesse mani tese. Ognuno è arrivato spinto da motivi diversi, ma senza saperlo anche dalla stessa ragione: ritrovare la propria parte più profonda e farla emergere, nell’incontro e nella scrittura, come bisogno urgente di espressione. Siamo tutti piccoli eroi, ricercatori di mondi interiori.
E via via che scorrono scambi, parole, sguardi, diventiamo complici e anche il signore assorto, Nino, che sembrava altrove, si unisce al gruppo, allietandoci con racconti, sorrisi e poesie pescate a caso da uno dei suoi quadernini. Siamo immersi nel viaggio e stiamo navigando su acque profonde e ora dondolanti dove vorrei restare ancora e ancora. Ora i passeggeri hanno nome, storia, volto, e chissà in quale canzone finiranno… ogni vibrazione, ogni parola, ogni respiro è un’onda che ci porta più vicini, dentro e fuori di noi.

