LA MUSICA IN SERIE B

Ogni anno mi stupisco. Si respira un’aria carica di eccitazione. Al saggio scolastico annuale, osservo frotte di genitori che ammirano i loro figli semplicemente perché sono su un palcoscenico. Però poi, usciti dallo spettacolo, ci si dimentica tutto e materie come musica vengono considerate dalla maggior parte di serie B. Come se fosse un qualcosa in più, come se ne potesse fare a meno. E allora ci si dovrebbe fermare a pensare per capire che anche la musica è un nutrimento di cui l’essere umano ha bisogno. Perché già dal battito del cuore nel ventre della mamma, siamo tutti accompagnati dalla musica…

PALLONI SGONFIATI

Ieri in occasione del viaggio a Venezia con il Piccolo coro Mariele Ventre, un genitore degli ultimi bimbi entrati, decantava la velocità con cui imparano le canzoni. Non sono stata granché simpatica ma gli ho detto quello che pensavo, cioè che i bambini del Piccolo Coro non sono dei fenomeni ma semplicemente hanno buone potenzialità, la fortuna di essere nati a Bologna e soprattutto frequentano le lezioni assiduamente.
Per un genitore è meraviglioso vedere i propri figli che cantano in contesti considerevoli come l’ultima partecipazione al Teatro Romano di Verona, però l’Antoniano è anche un campetto dove rincorrere una palla.

 

Ieri la messa mi è piaciuta.
Sono uscita più leggera.
È naturale pensare al senso di colpa che solo la chiesa sa insegnare ma tutto dipende da che angolazione si guardano le cose.
Io lo prendo come un momento di riflessione.

Il Don aveva davanti a sè delle pietre e ad ognuna ha dato un nome: rabbia, odio, punizione, giudizio.
Diceva che ognuno di noi impugna queste pietre nei confronti di molte persone e un’altro nome di questi sassi è l’indifferenza.
Io ho provato a pensare ai miei mucchi di sassi e mi sono sentita pesante e stanca.
Mi guardavo intorno e per molti avevo giudizi negativi…
La mano stretta a pugno dovrebbe unirsi all’altra per pregare.
Pregare per buttare questi sassi.
In questo modo il sasso scivolerà.
Io fatico molto a pregare, è un vociare che non capisco. Come faccio a parlare con Dio con parole di altri?
Preferisco agire.

All’uscita della chiesa mi sono accordata con una mamma per ospitare domani i figli reciprocamente.
Sembrava un segno.
Questa mamma era un’amica che ho frequentato a lungo poi pian piano ci siamo allontanate.
L’indifferenza è stata la pietra che tenevo in tasca per lei.

http://www.leggotenerife.com/1561/sassi-in-tasca/

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