Ascoltare la musica è una cosa, entrarci davvero è un’altra. Per farlo si attivano l’immaginazione, lo sguardo, il movimento involontario di un piede, una bocca che si apre senza accorgersene. Ma perché questo accada serve l’elemento più importante: la connessione. Una forza irrazionale, che scatta quando qualcosa dentro di noi entra in risonanza sulla stessa frequenza, legandosi a una frase, a una voce o a qualcosa di profondamente inspiegabile. È ciò che accade quando incontri il musicista giusto, nel posto giusto. Ed è esattamente ciò che è successo al Camera Show, dove questa connessione si è manifestata dall’inizio alla fine della serata, attraversando il palco, gli artisti e il pubblico, senza mai spezzarsi.

Ma cos’è il Camera Show? È un club nel centro di Bologna in vicolo Alemagna che, pur avendo una lunga storia legata al jazz, ha deciso di aprirsi a nuovi linguaggi musicali. Due volte al mese, lo spazio si trasforma in un palcoscenico unico, accessibile tramite tesseramento, dove i direttori artistici Roberta Giallo e Paolo Pollutri selezionano musicisti e cantautori per creare serate di ascolto intenso e condiviso.


Al Camera Show, la prima serata ha fatto del club un salotto musicale variegato dove ogni artista ha preso il palco trasformandolo nel proprio mondo. La prima ospite è stata Pia Tuccitto con il suo rock romantico chiudeva gli occhi e sembrava viaggiare in mondi suoi, mentre Tizio Bononcini saliva sul palco portando il suo pop cabaret stralunato. Poi è arrivato Paolo Piermattei. Cantava e parlava allo stesso tempo, tra ironia e malinconia, verità e profondità, riuscendo a far entrare dentro le sue canzoni storie. Anche Roberta Giallo e Paolo Pollutri, oltre a condurre la serata, hanno cantato: a volte da soli, a volte in duetto, accompagnando altri artisti. Era bello e sorprendente vedere la naturalezza con cui cambiavano ruolo. Infine, a sorpresa, è arrivato Andrea Govoni. All’inizio sembrava timido, poi con la sua voce ha preso completamente spazio sul palco, mostrando una dolcezza dirompente. È stato il colpo finale della serata, deciso lì per lì, con un’esibizione che ha chiuso tutto in modo dolcissimo.

Dolce come la connessione duratura e durevole che c’è stata per tutta la sera, dolce come la contentezza scodinzolante per la scoperta di nuovi cantautori da seguire, dolce come il buonumore che vince sul pessimismo. È sì, la musica buona esiste, eccome se esiste ma bisogna andarsela a cercare e toccarla con mano, dal vivo a farsela entrare dentro e a tapparsi (quasi sempre) le orecchie quando si accendono radio e tv.
Chissà che il Camera Show non sia l’inizio di una nuova epoca, in cui si torni a scoprire cose di qualità, belle e vere, dove la musica non si ascolta soltanto, ma si vive, si sente e ti entra dentro.