Ieri pomeriggio sono stata in biblioteca dove si svolgeva un concerto per chitarra.

Le prime esecuzioni le faceva una ragazza di diciassette anni che suona alla domenica in chiesa. Sua madre mi ha invitata tramite facebook ed io ho accettato volentieri.

Zucchetta è voluta venire con me anche se dopo neanche la fine del primo tempo, sarebbe voluta tornare a casa.

La sala della biblioteca era fredda, squallida, con quelle colonne grigie che tolgono armonia e visibilità.

Nessun palco, nessun allestimento se non un microfono ed uno sgabello nero.

C’era posto solo per la musica, senza fronzoli.

La ragazza era molto emozionata ma ha suonato bene. Il suo faccino giovane faceva tenerezza.

Chiara

Noi eravamo in quarta fila e riuscivo a vedere da dietro la madre che in prima fila la guardava. Ho provato a mettermi nei suoi panni immaginandomi le ore di prove assorbite dentro casa, la tensione che la teneva stretta e magari un forte batticuore. E poi la Fierezza, quella che ti fa andare avanti con maggior forza.

 

La bella, mentre suonava, ogni tanto chiudeva gli occhi ed appoggiava la testa sulle note.

E la magia della musica si poteva vedere tutta in quel momento di abbandono.

Proprio lì si poteva capire dove la portava: in un oltre invisibile.

Gli applausi credo l’abbiano ripagata di tante fatiche.

 

Poi è arrivato il protagonista: Frank,un uomo tedesco di 58 anni con un’esperienza da paura.

Ha suonato molti pezzi classici e nonostante le dita tozze, volavano sulle corde.

Anche lui aveva il suo linguaggio magico che contemplavo cullata da tutta la sua bravura.

 

 

Magari Zucchetta si è annoiata ma certamente, anche lei, avrà portato a casa qualcosa di buono.