In un mondo dove regna il caos, il perfezionismo è molto utile. Di persone precise se ne cercano sempre perché danno fiducia, sicurezza e tranquillità. Io sono una di quelle. Per fortuna e purtroppo.
Spesso mi sono resa schiava di certi meccanismi perversi che s’innescavano mio malgrado.
Il perfezionismo è una morsa che esclude la flessibilità.
Esistono degli schemi mentali, delle regole, delle scatole entro le quali è bene non uscire.
Ma prima o poi queste scatole si chiudono rendendo le cose molto difficili.
Io mi rendo conto che grazie alla mia “precisione” ero diventata fortemente intollerante, anche a scapito personale.
Questo modo di vivere toglieva molto spazio alla spontaneità.
Poi ho provato a girare la sfera del mio cervello per vedere scendere la neve. Tutta quella trasparenza era irreale. Ho ribaltato le cose, guardando ai difetti come cose belle.
Ogni difetto era un fiocco di neve che rendeva il paesaggio bianco e pacifico. Quindi sono diventata più morbida anche con me stessa, gustando di più tante e tante cose.
Perché la vera bellezza è spesso nello sbaglio, nell’imperfezione, nell’imprevisto.
Tutto, chiaramente, in una certa misura.
Morale della storia, cerco il più possibile di usare questa caratteristica con cautela.