Queste fantastiche tecnologie ci circondano ovunque ed è praticamente impossibile ignorarle.Io per prima tra lavoro, Blog e Facebook ne faccio un uso smodato.

Quindi i nostri figli, nati in quest’era digitale ne sono continuamente stimolati e distratti.

In casa nostra vige la regola che si può giocare ai videogiochi solo nel fine settimana, tranne qualche eccezione quando si viaggia.

Da pochi giorni abbiamo reso a Zucchetta il suo telefono, dopo una “sospensione” di un mesetto.

Quindi abbiamo pensato di lasciarglielo gestire con la sola clausola che al mare non si porta.

Effettivamente ci siamo accorti che lo usa più per chattare ed ascoltare musica che per giocare.

Perché il pericolo più grosso che ne deriva è la dipendenza con conseguente isolamento ed esclusione ad altri interessi.

Ma al momento sembra tutto in equilibrio.

Dall’altra parte, il fratello più piccolo (che non può fare le stesse cose!) ingoia rabbia perché vede la sorella indipendente e lui costretto ad aspettare il fine settimana.

L’altro giorno ci ha sorpresi mentre consigliava un amico a proseguire un gioco, ingegnandosi tra video e messaggi…

Così ieri, dopo l’ennesima protesta, gli ho proposto di giocare ai videogiochi un quarto d’ora dopo i compiti ma non è stata una buona idea.

Cercava di finirli in fretta.

Nel parapiglia generale allo scadere del tempo gli abbiamo tolto il tablet ma ahimè senza salvare i dati.

E lui era tremendamente arrabbiato e per farmelo capire mi ha posto uno dei suoi meravigliosi esempi, dicendo:

“Mamma, se tu avessi un quarto d’ora al giorno per scrivere nel tuo blog poi io ti cancellassi tutto quello che hai fatto, non ti arrabbieresti?”

E questi paragoni così aderenti mi fanno venire la voglia di ascoltarlo…

Così ci ha proposto di gestirsi il suo quarto d’ora da solo.

Questi sono piccoli passi verso un’autonomia responsabile, necessaria per crescere.